Se vi state chiedendo il perché della scelta di questa immagine dinamica che accoglie chi entra in questo spazio, vi dico subito che non si tratta di una scelta puramente estetica, ma di una vera soglia simbolica. (*)
domenica 4 gennaio 2015
L'Amore è un viaggio e, a volte, ci si può anche perdere...
«La vita è un’armonia che non cerca il consenso del metronomo, ma la verità del battito: una partitura dove ogni nota stonata è, in realtà, l’anima che riprende fiato.» (Loretta Stefoni)
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni
Nota al titolo: La nota stonata
di Loretta Stefoni
Ho scelto questo titolo perché descrive l'esatto momento in cui ho smesso di combattere contro il ritmo implacabile dell'esistenza. Spesso viviamo nel tentativo estenuante di mantenere un equilibrio perfetto, di restare "sulle punte" seguendo una partitura scritta da altri, come nel Bolero di Ravel dove l'ossessione del tempo non ammette distrazioni.
Ma cosa accade quando il piede cede, quando la voce s'incrina?
In quella "nota stonata" io non ho trovato il fallimento, ma la mia vera dimora. Essere "abitata" dall'errore significa smettere di essere un riflesso ideale nello specchio e iniziare a esistere nelle proprie crepe. Questo titolo è un invito a scendere dal palcoscenico della vanità per esplorare l'abisso che si nasconde in una ruga: un luogo dove non siamo più ciò che gli altri vedono, ma finalmente, meravigliosamente, sconosciute a noi stesse.
La nota stonata non è ciò che rovina la musica; è l'unica frequenza capace di rompere l'abitudine dello sguardo e rivelare la simmetria nuda della realtà.
— A cura di Kairòs, 17 MARZO 2026
Il componimento delinea un’esistenza vissuta in un equilibrio precario, paragonata alla struttura ossessiva del Bolero di Ravel. L'io poetico si identifica in una ballerina che abita una tensione costante ("lo stare sulle punte"), accettando la caduta come parte del ritmo. La ricerca della verità non passa attraverso la perfezione del riflesso, ma attraverso la scoperta delle "crepe" e delle imperfezioni. Il viaggio introspettivo culmina nel riconoscimento di sé come "sconosciuta", trovando un senso profondo e abissale nei segni che il tempo ha tracciato sul volto.
Analisi Critica: Metafore e Figure Retoriche
In questa lirica, Loretta Stefoni costruisce un sistema di immagini che ribalta i canoni classici della bellezza e del controllo per celebrare l'estetica della verità.
1. La Metafora Uditivo-Esistenziale
"...è musica di Ravel, / ossessione d'orecchio."
L'autrice utilizza la musica di Ravel non come semplice sottofondo, ma come metafora dell'ossessione. L'apposizione "ossessone d'orecchio" trasforma un elemento astratto in una presenza fisica e tormentosa. È un tempo interiore che non concede tregua e che costringe l'io a un confronto costante con il proprio ritmo vitale.
2. L'Ipèrbato e la Reificazione del Gesto
"Fragile equilibrio di ballerina / il mio stare sulle punte."
Attraverso un leggero ipèrbato (l'inversione dell'ordine consueto delle parole), l'attenzione si sposta dall'atleta all'azione pura. "Il mio stare" non è più un verbo, ma una reificazione: la precarietà diventa un oggetto solido, una condizione ontologica permanente. Non è un atto che si compie, ma una sostanza di cui si è fatti.
3. La Personificazione Passiva
"abitata da note stonate"
Qui troviamo una figura di personificazione invertita: non è l'io che produce la nota, ma è l'errore (la nota stonata) che prende possesso dell'io. Essere "abitata" suggerisce una forma di accoglienza sacra dell'imperfezione; l'io diventa un tempio per ciò che è rotto, dando dignità a ciò che solitamente viene scartato.
4. L'Antitesi Simbolica: Riflesso vs Crepa
"non cerco riflessi, ma crepe"
In questa antitesi, si consuma il rifiuto della vanitas. Il "riflesso" rappresenta l'illusione, la superficie levigata e rassicurante; la "crepa" è invece la via d'accesso alla realtà. La figura retorica prepara il lettore al passaggio dalla visione ottica alla visione profonda.
5. L'Iperbole Finale: La Ruga come Abisso
"e mi ritrovo sconosciuta / nell'abisso di una ruga."
La lirica si chiude con una potente iperbole. La ruga, minuscolo segno del tempo, viene dilatata fino a diventare un "abisso". Questo spostamento di scala trasforma un dettaglio fisico in un paesaggio metafisico. Il termine "sconosciuta" corona il paradosso: la massima vicinanza a se stessi (toccare la propria pelle) coincide con la scoperta di un’alterità insondabile.
Nota di Chiusura
Il testo si muove su una linea di tensione che non si spezza mai, nemmeno nella caduta. La forza di questa poesia risiede nel coraggio di chiamare "casa" la propria nota stonata e "abisso" la propria vecchiaia, trasformando il declino biologico in una vertiginosa scoperta di sé.
venerdì 2 gennaio 2015
«Più veloci di acquile i miei sogni attraversano il mare.» Franco Battiato, La Cura





