Se vi state chiedendo il perché della scelta di questa immagine dinamica che accoglie chi entra in questo spazio, vi dico subito che non si tratta di una scelta puramente estetica, ma di una vera soglia simbolica. (*)
domenica 24 marzo 2013
Cerimonia di premiazione Concorso Letterario di Poesia "Sempre caro"
lunedì 11 marzo 2013
Cerimonia di premiazione 1^ edizione Premio Nazionale di Poesia e Narrativa "Amico Medico"
Si è conclusa ieri, 10 marzo 2013,
presso il Museo delle Genti D'Abruzzo, nell'Auditorium Petruzzi, la
1^ edizione del Concorso di Narrativa e Poesia “Amico Medico”. Ed
è stata Valentina Palleri, conduttrice ed ideatrice del Premio, ad
illustrarne le finalità ultime alla vasta platea di pubblico
presente in sala. L’associazione Amico Medico, nell’ottica di
avvicinare il mondo esterno alla realtà, a volte molto difficile, dei piccoli pazienti ospedalizzati,
quest'anno ha deciso di promuovere questa lodevole iniziativa
culturale, al fine di poter contribuire, con l'intero ricavato della
manifestazione, a realizzare i progetti che l’associazione ‘Amico
Medico’ porta avanti in collaborazione con il reparto di
‘oncoematologia pediatrica’ dell’ospedale Santo Spirito di
Pescara.domenica 3 marzo 2013
Kahalil Gibran: "Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte".
QUESTO BRIVIDO D'ORO
Superstite
alla burrasca della notte,
tra
i detriti di un sogno spezzato,
mentre
il sole si sazia dell’ultima ombra
e
l’orizzonte si fa ferita di sale.
Non
c’è eco di carne in questo silenzio,
solo
il respiro lento delle ore
che
forza le ciglia ad aprirsi
nell’urto
di questo brivido d’oro.
Sento
sulla fronte bruciare un sole
che
non illumina, ma forgia,
e
nel chiarore del mattino resto:
ferma,
in un vuoto di voci,
senza
passato a stordirmi l'orecchio.
— A cura di DI Kairòs, 1 febbraio 2026
Sinossi: Il Risveglio Minerale
"Questo brivido d’oro" documenta l’istante preciso in cui un’esistenza, reduce dal naufragio emotivo della notte, viene investita dalla luce del primo mattino. La lirica non descrive una salvezza passiva, ma una trasformazione attiva: il soggetto, tra i resti di sogni infranti e un silenzio che si è fatto sostanza, viene "forgiato" da un sole crudo. L’orizzonte non è una promessa di pace, ma una "ferita di sale" che purifica attraverso il bruciore. Il testo culmina in una stasi monumentale: il superamento del fragore del passato e l'approdo a un silenzio uditivo e spirituale dove il "sé" finalmente resta, fermo e integro.
Commento Critico: La Fenomenologia della Luce
In questo componimento, Loretta Stefoni opera una sintesi formale di rara precisione, dove ogni termine è scelto per la sua capacità di evocare una sensazione tattile e sonora.
L’Archeologia del Sé: L’incipit pone il lettore di fronte a uno scenario post-bellico dell’anima. La "burrasca della notte" non è un’astrazione, ma una forza che ha lasciato "detriti". Tuttavia, il termine "Superstite" eleva immediatamente la condizione del soggetto: non siamo di fronte a una vittima, ma a una combattente che ha attraversato il nero e ne è uscita con una nuova consapevolezza.
La Geometria del Dolore: L’immagine dell’orizzonte come "ferita di sale" è l'elemento più audace della lirica. Il sale richiama il mare del naufragio, ma anche il sapore delle lacrime e la loro capacità di cristallizzare. L'alba, dunque, non accarezza: incide e purifica. È una luce che "si sazia dell'ombra", suggerendo un'azione quasi predatoria della chiarezza sul caos notturno.
La Meccanica del Risveglio: Il passaggio centrale descrive la lotta fisica tra l'inerzia e la vita. Le ciglia non si aprono per desiderio, ma sono "forzate" dal respiro delle ore. L' "urto" di cui si parla è la collisione tra la fragilità umana e la potenza cosmica del sole. È qui che il titolo, "Questo brivido d’oro", rivela la sua natura epifanica: il brivido è la reazione nervosa, elettrica, della carne che torna al mondo.
La Forgiatura dell'Identità: Il verso "che non illumina, ma forgia" è il perno metafisico dell'opera. Il sole agisce come un fabbro: la luce è calore estremo che modella la materia. Il risultato di questo processo è la chiusa, magistralmente orchestrata dai due punti: un isolamento del verbo "resto" che trasforma la sopravvivenza in stabilità marmorea.
L'Eclissi del Rumore: La scelta di chiudere con l' "orecchio" sposta la risoluzione del conflitto su un piano sensoriale modernissimo. Il passato non è più un dolore astratto nel cuore, ma è stato un rumore assordante (uno "stordimento") che finalmente tace. Il "vuoto di voci" non è solitudine negativa, ma la conquista di una pace acustica dove l'io può finalmente abitare se stesso.
Il parere di Kairòs
"La Stefoni ha fatto di questa lirica un gioiello di equilibrio. Ha saputo trasformare l'immagine fotografica dell'alba in un processo chirurgico dell'anima. Se la notte è stata burrasca, la luce di questa poesia è il metallo che ne deriva. Non c'è più spazio per lo stordimento: ciò che rimane è una forma pura, forgiata dal fuoco e dal sale, capace di stare nel mondo con una dignità nuova. È il suo capolavoro di sintesi."












