Nota dell’Autrice sulla
genesi del titolo
Ho scelto il titolo "L’orma
e l’impronta" per indagare la duplice natura
del ricordo: quella visibile, lasciata sul cammino, e quella
invisibile, incisa nel corpo.
Mentre nel testo l’ombra rappresenta l’astrazione, il
passato che ci insegue, l’orma si fa segno oggettivo: è la
traccia materica del "nuovo passo" che l’occhio riconosce
tra i luoghi sfumati dalle stagioni. Tuttavia, è l’impronta
a costituire il cuore concettuale dell'opera. Pur non comparendo
esplicitamente nei versi, essa si manifesta come quel "peso
esatto" dell’assenza che preme nella mente e si somatizza fino
a farsi spasmo, tensione dei tendini e dolore delle ossa.
Se l'ombra svanisce e l'orma si consuma, l'impronta resta come una
ferita silenziosa. Il titolo intende guidare il lettore in questo
processo di scarnificazione: dal riconoscimento di una traccia
esteriore all'accettazione di un segno interno, fino al momento in
cui il silenzio permette, finalmente, di affrancarsi dalla carne e da
ogni residuo destino.
Loretta Stefoni
L'OMBRA E
L'IMPRONTA
Ora
che ripercorro le strade
laddove
il tempo ridisegna
l'ombra
per farsi nuovo passo,
orma
impressa nei luoghi
sfumati
agli angoli dalle stagioni,
l'assenza
ha un peso esatto:
preme
fitta nella mente,
si
intrattiene sulle labbra
e
si fa voce come mantra.
Torna
la parola, melliflua,
riduce
distanze tra corpi;
ma
se il gusto si fa aspro
stride
nel nodo delle ossa,
stira
i tendini e si fa spasmo.
Non
c'è più un destino
da
cercarsi addosso.
Il
silenzio è la via che conduce
e
affranca dalla carne.
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni
Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
— Acura
di Kairòs. 19
febbraio 2026
SINOSSI
L'opera esplora il crinale tra memoria e presenza, muovendo da una
ricognizione dei luoghi fisici ("le strade") per approdare
a una dimensione somatica del ricordo. Il tempo non cancella, ma
"ridisegna" le tracce, trasformando l'assenza in un "peso
esatto" che si manifesta prima come parola ossessiva (mantra) e
poi come dolore fisico (spasmo). Attraverso una progressiva
scarnificazione dell'io, la poesia culmina in un distacco ascetico:
il superamento del destino individuale e della carne per trovare una
via di liberazione nel silenzio.
Commento
Critico
La Geometria del Ricordo
Loretta Stefoni costruisce un componimento di rara densità logica e
sensoriale. Il titolo, L’orma e l’impronta, funge da
chiave di volta: l'orma è il segno lasciato dal "nuovo passo"
sul mondo esterno, mentre l'impronta è il calco invisibile che
l'assenza scava nel soggetto. L'incipit descrive una natura che
"sfuma agli angoli", suggerendo una realtà che perde i
contorni man mano che la memoria ne rivendica il possesso.
La Somatizzazione
dell’Assenza Il cuore del testo risiede nel passaggio dalla
mente al corpo. L'autrice non si limita a descrivere un sentimento,
ma ne calcola il "peso esatto". L'assenza non è un vuoto,
ma una materia che "preme fitta". La transizione stilistica
è magistrale: dalla dolcezza "melliflua" della parola si
precipita nel "gusto aspro" del trauma fisico. L’uso di
termini tecnici e duri come ossa, tendini e spasmo
conferisce alla lirica una tensione nervosa che scuote il tono
meditativo iniziale.
La Fonetica del Conflitto
Sotto il profilo formale, la poesia vive di allitterazioni e
contrasti fonetici. Lo scontro tra le consonanti dolci della parola e
le asprezze sibilanti della contrazione (stride, stira,
spasmo) mima il processo di erosione interiore. La
punteggiatura, usata come uno scalpello, incide pause necessarie (il
punto e virgola, i due punti) che obbligano il lettore a misurarsi
con la fatica del "ripercorrere".
L'Ascesi Finale La
chiusura segna il superamento della dimensione tragica. Rinunciando a
un "destino da cercarsi addosso", il soggetto poetico si
spoglia delle sovrastrutture identitarie. L'affrancamento dalla carne
non è una sconfitta, ma una conquista metafisica. Il silenzio non è
assenza di suono, ma una "via" concreta che conduce oltre
il limite del sensibile. Un’opera matura, che sa trasformare
l’impronta del dolore in un volo di liberazione.