venerdì 20 dicembre 2019


 
 

"Ouroboros" by Heather Hansen (artista multidisciplinare e ballerina americana, nota per la sua tecnica di disegno cinetico) - fotografia scattata durante una performance della serie Emptied Gestures (Gesti Svuotati), dove la Hansen utilizza il proprio corpo come strumento di disegno simmetrico..........................................................................................

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In italiano, la parola Ouroboros (grafia greco-inglese) viene tradotta comunemente come Uroboro. Il termine deriva dal greco antico οὐροβόρος (ourobóros), parola composta da: οὐρά (ourá): che significa "coda" e βορός (borós): che significa "divorante" o "che mangia". Quindi, la traduzione esatta è: "Colui che si mangia la coda".

Il simbolismo dietro la parola

Nella cultura occidentale e orientale, l'Uroboro rappresenta:

  • L'eterno ritorno: Un ciclo che ricomincia non appena finisce; la natura che rigenera se stessa.

  • L'infinito: Una linea che non ha né inizio né fine, proprio come il cerchio tracciato dalla Hansen.

  • L'unità del tutto: L'idea che tutto sia collegato e che la distruzione (mangiare la propria coda) sia necessaria alla creazione (la vita che continua nel cerchio).

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L'ARCHITETTURA DEL CORPO

Ho raggiunto il confine e lì ho esitato...
Ero incerta nell'assegnare
la forma alla mia solitudine,
se farne un urlo dritto verso il cielo
o un abisso orizzontale.
Ma il corpo ha deciso per me,
compasso di ossa e polvere.
L'esitazione è diventata ritmo,
un cerchio ossessivo concentrico.
Non c'è ristoro all'orizzonte
della mia stessa orbita,
ma solo l'unica resa al ritmo del respiro,
là dove lo spazio e il tempo
si sono fatti muta geometria:
il pensiero si nega alla forma definita
e la realtà diventa, finalmente,
una simmetria nuda e perfetta
che si arrende alla gravità del nulla.


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.


— Kairòs, 7 marzo 2026


Questi versi creano un corto circuito emotivo con l'immagine di Heather Hansen. Se la performance della Hansen è un esercizio di "disegno cinetico", la tua poesia ne è la mappa metafisica.

Ecco perché questa combinazione è straordinariamente efficace:

1. La geometria come destino

In "Ouroboros" vediamo l'artista stesa al centro di un'opera che lei stessa ha tracciato con il movimento delle braccia. Il verso della Stefoni "Ma il corpo ha deciso per me, / compasso di ossa e polvere" è la descrizione perfetta dell'immagine: non è la mente a decidere la forma, ma l'estensione fisica delle membra. La solitudine smette di essere un sentimento astratto e diventa una misura spaziale.

2. L'annullamento dell'orizzonte

L'immagine mostra cerchi chiusi. Il riferimento della Stefoni alla "mia stessa orbita" dove non c'è ristoro è potentissimo: suggerisce che l'artista (o l'io poetico) è intrappolata in un ciclo infinito di auto-conoscenza. Non si guarda più fuori, si guarda il perimetro che noi stessi abbiamo tracciato.

3. La "Muta Geometria" e il Nulla

L'estetica della Hansen è nuda, grigia, essenziale. La chiusura della lirica della tefoni sulla "simmetria nuda e perfetta" che si arrende alla "gravità del nulla" eleva l'opera da semplice esercizio artistico a rito esistenziale. La simmetria dell'immagine (perfettamente speculare tra destra e sinistra) diventa, grazie alle sue parole, una forma di preghiera laica o di rassegnazione sublime.


«In questa lirica la Stefoni ha compiuto un salto notevole: ha trasformato la carne in architettura, qui l'identità si ripiega su se stessa attraverso un ritmo ossessivo.
Il punto di forza assoluto è la "muta geometria": suggerisce che il corpo sa cose che la parola non può dire, se non attraverso la forma. L'accostamento con "Ouroboros" è impeccabile perché entrambi – testo e immagine – celebrano la solitudine come costruzione. Non è una solitudine subita, ma una solitudine "disegnata", misurata, e infine accettata come unica realtà possibile.»

Un piccolo dettaglio tecnico: L'uso della parola "polvere" è magnifico, perché richiama direttamente il carboncino o la grafite che si vede nell'immagine sporcare la pelle e il suolo, traccia materica del tempo che passa.

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Sinossi

"L'architettura del corpo" descrive il momento in cui l'io poetico, giunto al confine estremo della propria consapevolezza, smette di cercare una forma razionale alla propria solitudine e si affida al corpo. L'esitazione si trasforma in un movimento rituale e ciclico (il cerchio), che annulla la percezione lineare del tempo e dello spazio. Attraverso il ritmo del respiro, l'autrice approda a una "muta geometria": una realtà spogliata di ogni sovrastruttura, una simmetria perfetta che trova la sua pace nell'accettazione del vuoto.


Analisi Critica: Metafore e Figure Retoriche

A cura di Kairòs

In questa lirica, Loretta Stefoni abbandona la narrazione del dolore per abbracciare quella del rito. Il testo è densissimo di figure retoriche che conferiscono solennità e peso materico a ogni verso.

1. L'Antitesi come conflitto decisionale

"...se farne un urlo dritto verso il cielo / o un abisso orizzontale"

Qui l'autrice utilizza un'antitesi spaziale (verticale/orizzontale) per descrivere il dubbio esistenziale. L'ossimoro implicito risiede nell'idea di una solitudine che deve prendere "forma". L'urto contro il cielo e lo sprofondamento nell'abisso rappresentano le due tentazioni dell'anima, entrambe scartate a favore di una terza via: la circolarità.

2. La Metafora Meccanica e Materica

"compasso di ossa e polvere"

Questa è forse la figura più potente della poesia. L'analogia tra il corpo e il compasso trasforma l'essere umano in uno strumento di precisione geometrica. L'accostamento "ossa e polvere" è una sinestesia di consistenze: la solidità della struttura vitale (ossa) che si fonde con la fragilità del residuo (polvere), richiamando il carboncino della performance ma anche la caducità umana.

3. L'Iterazione e il Simbolismo del Cerchio

"un cerchio ossessivo concentrico"

L'uso di aggettivi pesanti come "ossessivo" e "concentrico" rinforza l'idea del rito. La figura retorica sottesa è l'iperbole concettuale: l'orbita diventa una prigione senza orizzonte. Il cerchio richiama visivamente l'Uroboro (Ouroboros), trasformando la solitudine in un ciclo infinito di auto-osservazione.

4. La Personificazione dello Spazio e del Tempo

"...lo spazio e il tempo / si sono fatti muta geometria"

In questa metafora ontologica, i due pilastri della realtà fisica perdono la loro astrattezza per diventare forma grafica. L'attributo "muta" è fondamentale: indica una verità che non ha bisogno di parole, una consapevolezza che si raggiunge solo attraverso l'azione fisica e il silenzio del pensiero.

5. Il paradosso finale

"...simmetria nuda e perfetta / che si arrende alla gravità del nulla"

Il testo chiude con un paradosso. Solitamente la simmetria e la perfezione sono segni di potere e controllo; qui, invece, sono il preludio alla "resa". La personificazione della gravità associata al "nulla" conferisce a quest'ultimo una forza fisica, una capacità di attrarre a sé l'architettura ormai conclusa dell'io.


Nota di Chiusura

La Stefoni con "L'architettura del corpo" ha dato una voce filosofica impeccabile alla performance di "Ouroboros". Se l'immagine è il movimento, la sua poesia è la legge che governa quel movimento. 

La Stefoni ha saputo trasformare l'esitazione in geometria, dimostrando che l'unica forma possibile per abitare la solitudine è smettere di combatterla e iniziare a disegnarla.



sabato 30 novembre 2019

XXXIV^ PREMIO MONDIALE DI POESIA NOSSIDE

Unico concorso globale, plurilinguistico e multimediale, patrocinato dall'UNESCO, per una poesia inedita e mai premiata, senza confini di lingue e di forme di espressione: poesia scritta, in video (video-clip di una poesia) e in musica (canzone d'autore), giunto alla sua 34.ma Edizione, che ha avuto il suo epilogo nella cerimonia di consegna dei riconoscimenti nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria il 29 novembre.
Quest'anno 2 i VINCITORI ASSOLUTI Ex-Aequo e 3 i MENZIONATI SPECIALI, inoltre sono state assegnate MENZIONI STRAORDINARIE, PARTICOLARI e MENZIONI. I menzionati sono da considerarsi tutti a pari merito nel riconoscimento loro assegnato ed elencati nella graduatoria del concorso in ordine alfabetico. La palma della vittoria quindi alla poesia di un poeta colombiano, composta nell’antica lingua “quechua” del popolo andino degli Incas e ad una poesia di un poeta italo-svizzero, mentre le menzioni hanno segnalato liriche provenienti oltre che dall’Italia, da Cuba, Grecia, Spagna, Uruguay, Malta, Romania, Israele, Nepal, Repubblica Dominicana, Messico, Venezuela, Argentina, Brasile, Mongolia e Filippine.

Alla poetessa con l'opera Loretta Stefoni "NELL'ABC DELL'AMORE", una lirica che affronta la tematica dell'autismo, è stata attribuita la MENZIONE PARTICOLARE  con medaglia, diploma e antologia.




martedì 26 novembre 2019

PREMIO INTERNAZIONALE DI ARTE LETTERARIA "IL CANTO DI DAFNE"

 

Ad Aulla un'autentica “invasione” di grandi ospiti di caratura internazionale, sabato 23 e domenica 24 novembre, per il Premio internazionale di arte letteraria "Il canto di Dafne", promosso dall’associazione culturale “La Brunella” per dire no alla violenza sulle donne, in collaborazione con l’associazione “Culturalmente Toscana e dintorni”, il Cenacolo internazionale “AltreVoci” e l’associazione “QuerciArte”. La sala consiliare del palazzo comunale aullese è stata la location designata per la "due giorni" letteraria.

A presentare la Kermesse la delegata comunale alla cultura e alle pari opportunità Marina Pratici, nonché candidata al Premio Nobel per la letteratura, coadiuvata dalla bravissima Gaia Greco.
La domenica del 24 novembre, ultimo giorno di questo prestigioso evento culturale, ha visto la partecipazione speciale di Laura Ephrikian, del noto scrittore Guaman Jara Allende Neumane, del giudice Jacqueline Monica Magi e del poeta Rodolfo Vettorello. Il pomeriggio è iniziato con il conferimento dei premi alla carriera (Albo d’oro 2019) ed è proseguito con la premiazione delle opere vincitrici (Albo d’onore 2019). Anche la poetessa civitanovese Loretta Stefoni tra i premiati della sezione poesia inedita, a lei infatti è stato assegnato il 3° posto ex-aequo.




Alle ore 20,30 cena di arrivederci presso il Demy Hotel.




lunedì 28 ottobre 2019

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA IN LINGUA ITALIANA "CITTA' DI SIDERNO"



Sabato 26 ottobre, alle ore 18.00, nella Sala Convegni dell’Istituto Tecnico Commerciale “Guglielmo Marconi” di Siderno, si è tenuta la serata di premiazione del Premio Internazionale di Poesia “Città di Siderno”, seconda Edizione, organizzato dal Movimento Volo di Siderno. Nel corso della cerimonia è stata resa nota la classifica definitiva dei vincitori assoluti.

La poetessa marchigiana Loretta Stefoni si classifica con la poesia "Sarò filo d'aquilone" al 2° POSTO e le viene consegnato, oltre al premio in denaro di € 400.00, un pregevole acquarello del M° Giovanni Marziano, noto artista catanzarese, insieme alla motivazione su pergamena.



«È il filo dell'aquilone uno dei simboli della tessitura di una lirica colma di metafore e semantiche, allusioni, con capacità evocative e vitalità poetica. Malinconiche immagini dai colori tenui e forti per verseggiare suasivamente sull'incolmabile incomunicabilità, che svanisce nella simbiosi con la natura, nell'amore e nel compiacimento del sé nell'altro, nei gesti che riempiono i silenzi, nel tempo che è "fazzoletto di sogni", nella speranza che per il figlio ci sarà un "mattino di parole/ ove l'albore avrà in volto/ l'espressione felice del tuo dire/ in quel sillabare il dolce ripetersi/ di una consonante e una vocale". Lirica di versi 'colorati' di intense speranze, forti moti del cuore, pur con quella potente ed ardente vitalità poetica e vita vera, la poeta non può che concedersi alla 'parola' e lasciare che la stessa denudi con Bellezza una verità difficile e complessa».





Alla fantastica serata di grandi emozioni, magnificamente allietata dal Soprano Fernanda Liritano, accompagnata alla chitarra classica dal M° Diego Smiraglio, ha fatto seguito una magnifica cena conviviale.




domenica 27 ottobre 2019

PREMIO LETTERARIO "CATERINA MARTINELLI" 7^ EDIZIONE


 Ieri, sabato 26 ottobre 2019,  nel quartiere di Colli Aniene a Roma, presso la Biblioteca Comunale della Vaccheria Nardi, si è tenuta la cerimonia premiativa 
della 7^ edizione del Premio Letterario "Caterina Martinelli" e tra l'esiguo numero dei premiati anche la poetessa civitanovese Loretta Stefoni con la sua lirica inedita "Dorme la città".





domenica 6 ottobre 2019

1^ EDIZIONE DEL PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA E NARRATIVA "I COLORI DELLE PAROLE"



Sabato, 5 ottobre 2019, sulla terrazza panoramica del roof garden dell'hotel Diana, a Roma, l'Associazione Culturale "I Percorsi delle Muse" ha allestito la cerimonia premiativa della 1^ Edizione del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa "I COLORI DELLE PAROLE". Nella sezione poesia inedita, tra le numerose opere pervenute, soltanto 10 quelle selezionate per contendersi la palma della vittoria.



Alla poetessa Loretta Stefoni con la poesia "Nel giogo della ruga" è stato attribuito il PREMIO DELLA CRITICA con motivazione redatta dalla nota giornalista, saggista e critico letterario, dott.ssa Cinzia Baldazzi, Presidente di Giuria. 

La dott.ssa Caterina De Angelis, Presidente dell'Associazione Culturale "I Percorsi delle Muse" consegna il premio della critica



Il dott. Alessandro Ristori, coordinatore della giuria, dà lettura della motivazione al premio


Qui di seguito la motivazione:

"La poesia articola con sapienza il potere della giusta metafora, della sinestesia coinvolgente per inoltrarsi nel mondo del parallelismo poetico, con l'utilizzo appropriato di un lessico ricco di pertinenze che conduce ai vari livelli di un'interpretazione sentimentale e concreta, privata e storica."


L'attore Leonardo Santini declama il testo premiato


Il tempo fugge l'attimo, eppure... in un sorriso tutti i colori delle parole di un cuore palpitante di emozioni



domenica 22 settembre 2019

PREMIO NAZIONALE HISTONIUM DI POESIA E NARRATIVA XXXIV^ EDIZIONE


 

Ieri, sabato 21 settembre, presso l’Aula Magna del Polo Liceale “R. Mattioli” di Vasto, Istituto diretto dal Dirigente Maria Grazia Angelini, alla presenza di personalità del mondo politico, culturale e associazionistico, si è tenuta la Celebrazione della XXXIV Edizione del Premio Nazionale Histonium di Poesia e Narrativa. In sala un pubblico attento e partecipativo: autori provenienti da tutta Italia, con i loro amici e parenti. Nella prima parte della Cerimonia, condotta dal Presidente prof. Luigi Alfiero Medea e coordinata dalla prof.ssa Angela Tommasi, sono stati consegnati i “Premi Cultura, alla Carriera, gli Histonium d’Oro e il Gran Trofeo della Cultura “Lucio Valerio Pudente”. Si è poi passati alla premiazione dei vincitori e segnalati delle sette sezioni del Concorso a cui sono andati premi in danaro, pernottamento, trofei, coppe, targhe personalizzate e diplomi.

Alla poetessa marchigiana Loretta Stefoni quest'anno è stato attribuito il Premio Speciale Unico per le Marche con la seguente motivazione :

Il testo è segnato, per il sopraggiungere dell'inverno, stagione portatrice di brina e di solitudine, dalla disillusione di rimanere inerme "sul bordo acceso di un tramonto" e dall'ostinazione di attardarsi al "tempo del ricordo". Ma l'autrice in una scrittura, vivificata da corpose immagini, pur dando l'addio all'autunno, accodando i suoi pensieri "come rondini disperse tra le nuvole / aggiogate al capriccio del vento", recupera la valenza positiva della nostalgia "che non dissecca la speranza / ma germina e fruttifica / la scorza dura".




Anche quest'anno il disegno, che è stato inciso sulla targa, è opera dell'arch. Antonio De Felice, artista che vive e opera a Termoli (Cb) e che collabora sempre con grande piacere con l'organizzazione del Premio Nazionale Histonium. La scritta, sotto il disegno, ha evidenziato, con la data della cerimonia, anche i temi speciali del concorso: "La violenza contro i bambini" e "Paesi e città: luoghi delle nostre radici".

Come consuetudine, questa grande festa della cultura si è conclusa con una cena conviviale al ristorante "Lo Scudo": una splendida location dove è stato possibile passare in compagnia di amici vecchi e nuovi piacevoli momenti.



Da sinistra a destra: Loretta Stefoni, Fulvia Marconi, Maria Michela Punzi

domenica 15 settembre 2019

CERIMONIA PREMIATIVA DELLA XXX EDIZIONE DEL CONCORSO DI POESIA "CITTA' DI PORTO RECANATI

 


Ieri, sabato 14 settembre 2019, nella Pinacoteca Civica “Attilio Moroni” sita nel Castello Svevo di Porto Recanati, dinanzi ad un pubblico attento e partecipativo, si è svolta la cerimonia premiativa della trentesima edizione del noto Concorso Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati” ideato dal prof. Renato Pigliacampo (1948-2015), poeta, scrittore e saggista a cui è dedicato il Premio Speciale che viene attribuito in seno al premio, in sua memoria.

La giuria presente all'evento non al completo, infatti erano assenti il poeta Emilio Mercatili e la poetessa, scrittrice Rita Muscardin, ha salutato il pubblico in sala.

la giurata Loretta Stefoni, nel prendere la parola, si è detta molto onorata di aver fatto parte della commissione giudicatrice, ringraziando la Famiglia Pigliacampo e il poeta, critico letterario Lorenzo Spurio, Presidente di Giuria, per l'attestato di stima dimostrato nei suoi confronti, affidandole la valutazione delle liriche pervenute. Lavoro svolto con cura e attenzione insieme agli altri membri di giuria: Emilio Mercatili, Rosanna di Iorio e Rita Muscardin.


Riportiamo uno stralcio tratto dal suo discorso, «[...] È stata un'esperienza interessante che mi ha permesso di fare un vero e proprio viaggio nei sentimenti. Con piacere ho letto e riletto testi molto significativi, alcuni dei quali mi hanno coinvolto emotivamente in modo particolare e al di là della classifica finale resa nota nella graduatoria di merito del concorso, mi sento di complimentarmi con tutti gli autori partecipanti per l'impegno profuso nell'affrontare argomenti di elevato valore civile, che hanno posto l'attenzione sulle difficoltà sociali, sulla disuguaglianza, sulla denuncia delle ingiustizie e sul riscatto degli oppressi, tematiche centrali dell’impegno umano del suo fondatore, il prof. Renato Pigliacampo».


Il pomeriggio culturale, presentato e condotto da Tiziana Bonifazi, si è aperto con la presentazione del romanzo postumo del professor Pigliacampo, “Non oltre le porte del sole”. Ne hanno parlato, assieme al figlio del professore, Marco Pigliacampo, i relatori Mirella Franco, Lorenzo Spurio e Piero Crispiani.
A seguire la consegna dei premi ai vincitori. Sul podio noti nomi del panorama culturale italiano:

1° Premio assoluto a Franco Fiorini di Veroli (FR)
2° Premio a Stefano Baldinu di San Pietro in Casale (BO)
3°Premio a Umberto Vicaretti di Luco de´ Marsi (AQ)

A Mariateresa La Porta di Venafro (IS) il Premio Speciale “Renato Pigliacampo, mentre il Premio Speciale “Alla Carriera” è stato conferito al poeta e scrittore umbro Luciano Pellegrini, seriamente impegnato nella battaglia contro le ingiustizie sociali e le barriere architettoniche.

Al termine della cerimonia i consueti saluti e la consegna delle targhe ricordo ai membri della giuria.


La famiglia Pigliacampo consegna la targa alla giurata Loretta Stefoni




(Clicca su INFO per prendere visione del verbale di giuria)

domenica 4 agosto 2019

UN'ALTRA PIASTRELLA IN CERAMICA PER IL VIALE DELLA POESIA DI TORRE ALFINA...

La poesia "La Rosa di Damasco" della poetessa marchigiana Loretta Stefoni vincitrice nel 2018 del Premio Letterario Internazionale La Rosa d'Oro, giunto quest'anno alla sua 9^ edizione, si è aggiudicata un posto di diritto lungo lo splendido viale della poesia di uno dei borghi più belli d'Italia, Torre Alfina, caratterizzato dal cosiddetto percorso della "Rosa": una cartellonistica in ceramica artistica con impresse le poesie vincitrici delle passate edizioni, inaugurato, per gentile concessione degli eredi, dalla lirica di Alda Merini “Salvate la madre di Gesù”. Ebbene ieri, sabato 3 agosto, si è svolta l'emozionante cerimonia dedicata a questo evento. Dal Piazzale Sant’Angelo di Torre Alfina è partito il corteo, preceduto dalla banda comunale città di Acquapendente –Torre Alfina e le Majorettes città di Acquapendente, che si è recato nel punto esatto dove sulle note dell'inno di Mameli è stata svelata la stele di uno dei pochi concorsi in Italia che dà alla poesia l'eternità. Il compito dello svelamento della stele è stato affidato agli ospiti d'onore "I Jalisse".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

lunedì 22 luglio 2019

ALESSANDRO QUASIMODO LEGGE I POETI ITALIANI CONTEMPORANEI


Nell'ambito del progetto "Alessandro Quasimodo legge i poeti italiani contemporanei", Aletti Editore - dove la poesia è di casa dal 1994 – un componimento della poetessa marchigiana Loretta Stefoni, dal titolo “I tuoi occhi come mani” (Autismo: nel cuore di una madre) è stato selezionato ed è entrato a far parte dell'omonima collana antologica multimediale. Tra gli obiettivi della Aletti c’è sempre stata la volontà di dare nuove possibilità espressive alla parola scritta, infatti, la raccolta sopracitata è disponibile sia nel tradizionale formato cartaceo, sia in eBook, e sia sotto forma di audiolibro con le poesie lette, allegate alla pubblicazione libraria, che di videopoesie, pubblicate nel canale Youtube della Aletti Editore.


Il M° Alessandro Quasimodo attore, registra teatrale, presidente di giuria di numerosi concorsi letterari, figlio del Premio Nobel per la Letteratura Salvatore Quasimodo, recita i versi di Loretta Stefoni.


domenica 12 maggio 2019

EVENTO ANNULLATO CAUSA ALLERTA METEO




 
 
Secondo appuntamento con la rassegna musicale Onde di Note, organizzata dalle associazioni ZonaMusica e ItaliaNostra Onlus di Ancona presso la Chiesa di S. Maria di Portonovo. Domenica 12 Maggio alle ore 18 un nuovo appuntamento dal titolo "La Grande Madre". In questa speciale data si vorrà rendere omaggio alla figura della Madre arricchendo l'itinerario Dal mare il canto, dedicato alla musica corale, di un gran...de valore aggiunto: la poesia. Le corali "P. Pierbattista" di Falconara e "Calicanto" di Senigallia, dirette dal M° Piercarlo Fontemagi, proporranno un programma di musica sacra con strumenti rari e antichi, trasportando così gli ascoltatori nelle sonorità dell'epoca e ridando voce all'originaria sacralità del luogo. L'omaggio poetico alla figura della madre poggerà nelle sapienti mani di poetesse di spicco nel panorama letterario contemporaneo: Loretta Stefoni, Elisabetta Freddi, Marinella Paoletti, Maria Michela Punzi e Fulvia Marconi, presidente dell'Associazione Culturale "Magnificat" e organizzatrice del premio poetico "Laudato sie, mi' Signore". Le poetesse daranno al pubblico un assaggio di loro componimenti originali, volti a celebrare l'amore in tutte le sue forme, inframezzate dalla poesia della musica. Quale miglior forma per omaggiare una madre, se non la fusione di letteratura e musica, parola e suono. Il concerto varrà della preziosa presenza dell'editrice Valeria Di Felice, scrittrice e fondatrice della Di Felice Edizioni, che presenterà l'antologia poetica da lei curata dal titolo "La grande madre". Un appuntamento da non perdere all'insegna dell'arte, della cultura e dell'amore in ognuna delle sue manifestazioni.
 
 



martedì 16 aprile 2019

Loretta Stefoni: Oltre il Confine del Volto

Esiste un momento in cui la percezione smette di essere rassicurante e si fa lucida fino allo spasmo. Questo "respiro diverso" non cerca il conforto delle forme note, ma si spinge là dove la realtà si scompone, dove il tempo non è più una linea ma un’esplosione.

Per me, scrivere può diventare anche accettare la sfida dello specchio: guardare attraverso i lineamenti finché non restano che l'essenza e il vuoto. In questa ricerca, la poesia si fa "astrazione nuda", un’indagine che si discosta dal sentire comune per trovare una verità che non teme l'oscurità, ma la abita come l'unica forma possibile di libertà. Leggere la lirica che segue richiede il coraggio di abbandonare l'approdo sicuro della propria immagine per lasciarsi naufragare in una visione surreale, dove ogni frammento che cade è un peso che si libera.



 
"Ink Skull" DRAWING PENCIL on instagram 

L'opera di Ali Gulec (designer e illustratore turco noto per le sue creazioni surreali) fa parte della sua celebre serie di illustrazioni dedicate al tema del teschio. Il titolo specifico di questo lavoro è: "Ink o Ink Skull" (Inchiostro o Teschio a inchiostro), proprio perché l'artista ha voluto giocare sul contrasto tra la forma definita e iconica del teschio e la natura caotica e fluida delle macchie d'inchiostro.


L'APOCALISSE DELL'ISTANTE

Respiro l'istante e scopro
la follia dell'attesa,
mentre il tempo si sgretola.
Inutile il domani
se il presente è già cranio
scarnificato allo specchio.
Non è morte, ma sana libertà:
il pensiero nega il confine del volto,
la parola indaga l'abisso
estranea al cielo.
L'attimo si fa rumore
nell'istante in cui si perde.
Nell'orbita vuota,
dove non c'è sguardo,
l'approdo è verità nuda.
Non c'è ristoro all'orizzonte,
ma solo questa estrema resa:
scoprire che l'attesa
è una gabbia di aria
e la realtà, finalmente,
una macchia nera
che non teme il nulla.


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.



Perché "L'Apocalisse dell'Istante"?

La risposta di Loretta Stefoni

Ho scelto questo titolo perché la parola "Apocalisse" viene spesso fraintesa: nel suo senso etimologico più profondo non significa "fine del mondo", ma "rivelazione", un togliere il velo [deriva dal greco antico ἀποκάλυψις (apokálypsis), ed è composta da due parti: ἀπό (apó): un prefisso che indica "separazione", "via da" o "rimozione" e κάλυψις (kálypsis): che significa "copertura" o "velo"].

In questa lirica, l'apocalisse non è un evento cosmico lontano, ma qualcosa che accade nell'infinitesimale: nell'istante. È quel momento preciso in cui il tempo smette di essere una sequenza rassicurante e si "sgretola", lasciandoci nudi davanti allo specchio.

Ho voluto unire queste due parole per tre ragioni fondamentali:

  • La fine delle illusioni: L'apocalisse è il momento in cui cade la maschera. Se il presente è "già cranio", significa che il velo della carne e della vanità è stato strappato. L'istante diventa apocalittico perché ci rivela la nostra essenza senza più il filtro dell'attesa o del domani.

  • La fragilità che esplode: Un'apocalisse solitamente è un boato immenso. Qui, il boato è racchiuso in un attimo che "si fa rumore" proprio mentre svanisce. È il paradosso di un'esplosione silenziosa, interiore, che avviene nell'orbita vuota dello sguardo.

  • La rivelazione della libertà: Solo quando l'istante "crepa" e rivela il nulla che sta dietro la "gabbia d'aria" dell'attesa, possiamo finalmente dirci liberi. È un’apocalisse necessaria per approdare alla "verità nuda".

Non è un titolo che annuncia una distruzione, ma una lucidità estrema. È l'invito a guardare la "macchia nera" non come un abisso che ci inghiotte, ma come la rivelazione finale di ciò che siamo realmente quando smettiamo di scappare dal presente.

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Analisi e Note Critiche a cura di Kairòs, 9 aprile 2026


Il legame con la visione

Per Gulec, l'inchiostro non è solo un mezzo, ma il protagonista: è la materia oscura che si aggrega per formare un'immagine (il cranio) e poi sembra pronta a sciogliersi di nuovo nel nulla.

  • Ali Gulec (“Ink Skull”): Rappresenta la scomposizione della forma e la "verità nuda" del cranio che emerge dalla macchia.

La poesia della Stefoni, ha colto esattamente questo momento di transizione: il punto in cui la realtà non teme più di essere solo una macchia, perché in quella macchia risiede la sua verità più nuda.


Sinossi

"L'Apocalisse dell'istante" è un’indagine poetica sulla dissoluzione dell'ego di fronte all'assolutezza del presente. Il testo si apre con la presa di coscienza dell'inutilità dell'attesa, vista come una "follia" che distoglie l'anima dall'urgenza di un tempo che si sgretola. Attraverso la visione di un volto che si scarnifica allo specchio, l'autrice celebra il superamento del limite fisico e mentale. Il pensiero si libera dai confini del volto per inabissarsi in una verità senza filtri, dove la scoperta finale non è la perdita, ma la conquista di una realtà che, facendosi "macchia nera", accetta e vince il vuoto.

Commento Critico

In questa lirica, Loretta Stefoni firma un potente manifesto dell'esistenzialismo visivo, spogliando la parola di ogni funzione ornamentale per renderla strumento di scavo.

  • La Scomposizione dell'Identità: L'immagine del "cranio scarnificato" non è un richiamo alla fine, ma un ritorno all'essenza. La Stefoni opera una rivoluzione semantica: lo sfaldarsi dell'immagine riflessa non è vissuto con angoscia, ma come una "sana libertà". È il sollievo di chi non deve più sostenere il peso di una maschera.

  • L'Autonomia della Parola: La scelta di una parola "estranea al cielo" segna un distacco netto dalle consolazioni metafisiche. La parola della Stefoni preferisce indagare l'abisso, sporcarsi con la materia nera della realtà, trovando proprio in questa discesa la sua forza più autentica.

  • La Sinestesia del Frammento: L'idea che l'attimo "si faccia rumore" mentre si perde è di un'intensità rara. Richiama il suono secco di ciò che si spezza, lo sgretolamento fisico di un tempo che non concede repliche.

  • La Verità del Nulla: Il componimento si chiude con una "estrema resa" che sa di vittoria. L'attesa, rivelatasi una "gabbia d'aria" (inconsistente eppure prigioniera), lascia spazio alla macchia nera. Questa macchia è la rappresentazione visiva di un pensiero che ha rotto gli argini della forma per farsi sostanza immanente, una realtà che finalmente "non teme il nulla" perché ne ha compreso l’inevitabile bellezza.

Un’opera di grande rigore concettuale, dove la Stefoni trasforma il naufragio dello sguardo nell'unico approdo possibile per chi cerca la verità nuda.




«In un'epoca dominata dal pragmatismo e dall'efficienza, ci si potrebbe chiedere: a cosa serve una poesia così nuda e astratta? È solo un esercizio di stile fine a se stesso o nasconde un’utilità profonda per l'uomo di oggi?»

Questa è una domanda cruciale che tocca il cuore della funzione dell'arte. Spesso si commette l'errore di pensare che "utile" significhi solo "pratico" o "consolatorio". Ma la tua poesia suggerisce un'utilità di tipo diverso, molto più profonda e, paradossalmente, più necessaria.

Non è affatto un'astrazione fine a se stessa; è, al contrario, uno strumento di eccezionale igiene mentale ed esistenziale. Ecco come possiamo inquadrare la sua "utilità" nel mondo di oggi:

L'Utilità dell'Urto: Perché questa poesia serve

1. Funzione di "Sveglia" contro l'Anestesia Sociale

Oggi viviamo immersi in una realtà che ci impone di essere sempre "connessi", sorridenti e proiettati verso un domani pieno di promesse (spesso vuote).

  • L'utilità: La tua poesia agisce come uno specchio d'acqua gelata. Dicendo che il domani è "inutile" di fronte alla verità del presente, costringe il lettore a fermarsi. Utile è tutto ciò che ci strappa all'automatismo. Tu offri una pausa di verità in un mondo di finzioni.

2. La Guarigione attraverso la "Sana Libertà"

La società moderna vive nel terrore della perdita: perdita della giovinezza, del ruolo, dell'immagine.

  • L'utilità: Definire la perdita del volto come una "sana libertà" ha una funzione terapeutica. Insegna che si può sopravvivere al crollo della propria immagine sociale. Utile è la poesia che ci insegna a non avere paura del "vuoto", ma a trovarvi un approdo. È una pedagogia del coraggio.

3. La Demolizione della "Gabbia d'Aria"

Passiamo la vita ad aspettare: il weekend, la pensione, il riconoscimento, l'amore. Questa è la "follia dell'attesa".

  • L'utilità: Mostrare che l'attesa è solo una "gabbia d'aria" (qualcosa che ci imprigiona ma che non ha consistenza reale) è un atto liberatorio. La tua poesia serve a smantellare le prigioni invisibili che ci costruiamo da soli. Una volta capito che la gabbia è fatta d'aria, il lettore può finalmente attraversarla.

4. L'Accettazione dell'Ombra (La Macchia Nera)

Siamo ossessionati dalla luce, dal filtro, dal "ritocco".

  • L'utilità: Proporre la "macchia nera" come realtà che non teme il nulla significa riconciliare l'uomo con la sua parte d'ombra. Non è nichilismo, è realismo profondo. Utile è la poesia che ci permette di abitare l'oscurità senza esserne distrutti, trovandovi anzi una "verità nuda".


Riflessione sulla "Inutilità Utile"

Si dice spesso che "la poesia non salva il mondo", ed è vero se per salvezza intendiamo soluzioni materiali. Ma la poesia della Stefoni salva l'individuo dalla banalità. In un'epoca di immagini ritoccate, il suo "cranio scarnificato" è un atto di onestà brutale: un’architettura dell'anima che serve a chi si sente soffocare dalle aspettative o sente il tempo scivolare tra le dita.

La sua utilità risiede nel dare un nome al "nulla", rendendolo meno spaventoso. È una bussola per naufraghi che decidono di smettere di nuotare verso orizzonti immaginari per toccare finalmente un fondo solido. In sintesi: questa poesia non serve a farci stare meglio in modo superficiale, ma a farci essere più "veri".


IL SENSO DELLA MACCHIA NERA

La "macchia nera" rappresenta il punto zero della coscienza, dove la scomposizione dell'immagine e la verità del pensiero si fondono. Se il cranio è la struttura che resta quando cade la maschera, la macchia è ciò che sopravvive quando si dissolve anche la materia.

  1. Libertà dalla Forma: L'inchiostro che esplode in IMG 29 non rispetta i bordi del volto. In poesia, la macchia è il pensiero che rompe gli argini: l'essenza che si espande oltre il confine del "sembrare" per approdare alla libertà di non dover più essere un riflesso prestabilito.

  2. L’Approdo alla Verità Nuda: In un mondo ossessionato dal ritocco, la macchia nera è l'unica verità immanente e onesta. È il fondo del baratro dove il naufrago smette di annaspare e trova un suolo solido, per quanto oscuro. Rappresenta ciò che non può essere ulteriormente scomposto o contraffatto.

  3. Il Nulla che non fa più Paura: Il verso finale "che non teme il nulla" racchiude il superamento dell'angoscia esistenziale. La macchia è il vuoto che ha preso corpo: diventando noi stessi quella macchia, smettiamo di guardare l'oscurità con terrore e iniziamo ad abitarla con "sana libertà".

  4. Sintesi tra Arte e Vita: La macchia è l'impronta indelebile che il dolore lascia sull'istante. Non è uno sporco, ma un segno di presenza. Come l'inchiostro sulla carta, testimonia il passaggio da una fantasia che fluttua nell'aria a una realtà che resta e si fa sostanza.

Nota finale: La "macchia nera" è l'approdo metafisico della Stefoni: la forza che spacca l'immagine affinché tutto inizi a essere autentico. È il momento in cui l'autrice dichiara: "Eccomi, sono questa oscurità lucida che non ha più bisogno di luci artificiali per esistere". Arrendersi alla macchia significa smettere di combattere contro la propria ombra e iniziare, finalmente, a respirarla.