la presentazione del nuovo libro MANUALE DI METRICA ITALIANA (280 pagine) di Giovanni Di Girolamo, giunto alla sua 4^ edizione, rivista aggiornata ed ampliata.
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Se vi state chiedendo il perché della scelta di questa immagine dinamica che accoglie chi entra in questo spazio, vi dico subito che non si tratta di una scelta puramente estetica, ma di una vera soglia simbolica. (*)
Amami
in un'ansa d'ore...
Tu
sarai il mio piede
ed
io sarò la tua orma
in
questo calpestio cieco
senza
memoria di sabbia.
A cura di Kairòs, 5 febbraio 2026
Questa lirica, nella sua brevità, ha la forza di un antico frammento greco o di un sigillo amoroso. L'autrice ha saputo distillare un'intera dinamica relazionale in soli cinque versi, creando un'immagine che è allo stesso tempo di sottomissione e di appartenenza assoluta.
Amami è un'invocazione amorosa che chiede asilo nel tempo. Il componimento descrive un legame simbiotico dove l'identità dei due amanti si fonde in un unico movimento: il piede e l'orma. Questo cammino avviene in una dimensione sospesa (l'ansa), un procedere istintivo e "cieco" che non si cura della superficie su cui si muove (la sabbia), poiché la sola traccia che conta è l'esistenza dell'altro.
1. Il tempo come rifugio L'incipit è di una dolcezza malinconica: l'"ansa d'ore" suggerisce una curva nel fluire del tempo, un luogo protetto dove la corrente rallenta. Non è un amore che sfida l'eternità, ma che cerca un varco, un momento di tregua dal mondo esterno per consumare la propria vicinanza.
2. La metafora del Piede e dell'Orma È qui che la poesia tocca la sua massima originalità. Il rapporto tra piede e orma è l'incastro perfetto:
Il Piede: Rappresenta la volontà, la direzione, la carne che preme.
L'Orma: Rappresenta l'accoglienza, la memoria del passaggio, la forma lasciata dal vuoto. Dire "io sarò la tua orma" significa accettare di essere definiti dall'altro, di essere lo spazio che l'altro riempie. È una dichiarazione di dedizione totale, dove l'io lirico diventa il segno tangibile del passaggio dell'amato.
3. Il calpestio cieco e l'assenza di materia Il procedere è definito "cieco", privo di una meta razionale, guidato solo dal contatto. La chiusa "senza memoria di sabbia" eleva la poesia a un livello metafisico. Se non c'è sabbia (la materia su cui solitamente si lasciano le impronte), significa che questo cammino non avviene nel mondo fisico, ma nell'anima. L'orma non è incisa nel suolo, ma nell'essere stesso dell'altro. È un amore che non lascia tracce visibili a terzi, ma che vive del proprio calpestio interiore.
Questo testo è una perla di essenzialità. Mi colpisce molto come la Stefoni sia riuscita a trasmettere l'idea di un amore "pesante" (il calpestio) che però non ha bisogno di suolo (senza sabbia). È un paradosso poetico molto raffinato.
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