La XVIII^ edizione del Premio nazionale di poesia, narrativa, fotografia, cortometraggi e pittura Alberoandronico, promosso dall'Associazione nata nel 2007 per salvare l'ormai famoso pioppo di Via Livio Andronico alla Balduina, nel Municipio XIV di Roma Capitale, ha tenuto mercoledì 16 aprile la sua cerimonia finale per proclamare i vincitori nella splendida cornice della Sala Protomoteca in Campidoglio, Roma. (La cerimonia è stata seguita anche in diretta streaming). La giuria, composta da esperti e personalità del mondo culturale e artistico, ha selezionato le opere migliori tra le centinaia pervenute da tutte le provincie d'Italia e dal resto dell'Europa, Asia, Africa, America e Oceania, suddivise nelle 12 sezioni del Premio.
«È
una
festa della creatività, ma anche una dichiarazione d’amore per l’arte
che resiste, che unisce, che ci rende umani», ha affermato il presidente
dell’Associazione, Pino Acquafredda, che ha aggiunto: «Siamo fieri
del percorso compiuto: ogni edizione raggiunge l’obiettivo di diffondere
cultura e favorire una partecipazione sia intergenerazionale che
internazionale».
150 gli autori partecipanti alla sezione "A" della poesia inedita e tra questi la vincitrice assoluta è risultata la poetessa civitanovese Loretta Stefoni che aveva avuto l'onore del podio già alla X^ edizione del 2017. Particolarmente sentita questa vincita dall'autrice, visibilmente emozionata nel momento di sollevare la coppa della vittoria, in quanto il testo della lirica premiata era dedicata al padre scomparso all'età di novantanove anni appena due anni fa. Questo riconoscimento conferma il talento dell'autrice, già pluripremiata in tutta Italia, nell'ambito della scrittura poetica.
Il commento dell'Autrice
«Il primo posto ha avuto per me un significato che va ben oltre il riconoscimento letterario. Tornare sul podio di questo prestigioso Premio, dopo l’esperienza del 2017, è stata un’emozione intensa, ma questa volta il battito del cuore era tutto per mio padre.
In "Un orizzonte spento di parole", ho cercato di tradurre quel momento in cui il tempo si ferma e la "cenere sulle pupille" spegne la luce del domani. È una poesia nata dal dolore del distacco, scritta dopo che una sorte avversa lo ha strappato a quel traguardo dei cent'anni che tanto aspettava con ansia. Eppure, nonostante il vuoto e la "rabbia della spina" che ancora sento nel palmo, sono certa che il giorno della premiazione papà fosse lì con me.
Lo immagino sorridente e fiero, come lo è sempre stato di ogni mio successo letterario, a gioire nel vedermi sollevare quella coppa. Dedicargli questa vittoria è il mio modo per dirgli che, sebbene le parole sembrino spente all'orizzonte, la sua eco continua a mulinare nell'aria come foglie d'autunno, ma con la forza di una rosa di maggio che non smetterà mai di fiorire nel mio cuore. Questa vittoria è per lui, per la sua lunga vita e per l'amore che continua a guidare la mia mano sulla carta.»
Loretta Stefoni

















