martedì 25 marzo 2025

Premio Artistico Letterario Internazionale LE PIETRE DI ANUARIA Edizione 2024

Premiazione Sala Protomoteca del Campidoglio in Roma in data 24 marzo 2025

 


 

giovedì 6 marzo 2025

«La poesia è un eco, che chiede all’ombra di ballare.» (Carl Sandburg)

Note dell'Autrice al Titolo: "Il valzer dell'ombra"

Il titolo di questo componimento non è un semplice preludio, ma racchiude in sé l'intero nucleo generativo e la chiave di lettura della poesia. Nasce dall'accostamento deliberato di due termini in apparente contrasto, scelti per evocare un movimento di riconciliazione interiore.

  • Il Valzer (Il Ritmo e la Condivisione): Ho scelto il valzer perché è, per eccellenza, la danza del movimento circolare, del tempo ternario che fluisce senza interruzioni e, soprattutto, della dinamica di coppia. Nel valzer non si balla da soli: c'è un continuo scambio di pesi, un assecondarsi reciproco, un gioco di passi dove l'uno guida e l'altro segue, per poi scambiarsi i ruoli. Questo ballo rappresenta l'andamento stesso della scrittura, che non avanza per linee rette o per strappi, ma per cerchi concentrici attorno al nucleo dell'ispirazione.

  • L'Ombra (La Materia Creativa): L'ombra non è intesa qui in senso negativo o spaventoso, ma nell'accezione più profonda di "doppio", di territorio inesplorato del sé, di scrigno che custodisce ciò che è rimasto sommerso o taciuto. È tutto ciò che ci portiamo dietro, saldato al tallone, e che spesso fingiamo di non vedere.

La sintesi del titolo

Unire questi due elementi significa dare una forma, un ritmo elegante, a ciò che solitamente è informe e oscuro. "Il valzer dell'ombra" è l'invito che la poesia rivolge alla parte più nascosta dell'anima: l'invito a non nascondersi più, a non restare rigida "da sentinella" sul confine della coscienza, ma a lasciarsi condurre in un abbraccio armonico.

Il titolo, in definitiva, vuole suggerire che l'atto creativo non nasce dalla cancellazione del nostro buio, ma dalla capacità di prenderlo per mano e portarlo a ballare sull'orlo bianco della pagina, trasformando un peso silenzioso in un movimento fecondo e liberatorio.

Loretta Stefoni

 






    IL VALZER DELL'OMBRA

    Non c'è voce che impone il passo,
    ma un'eco arcaico fuoriuscito
    da una crepa nel muro del silenzio.
    Un fiato in cerca di un corpo da abitare;
    una frequenza quasi inudibile,
    tra l'aritmia del cuore e un brivido.
    E all'ombra la poesia tende la mano.
    Non le chiede di svanire,
    non la offende con il suo bagliore.
    Sussurra un ritmo elegante,
    un valzer di polvere e vento
    e l'ombra si stacca dal tallone,
    smette la posa da sentinella.
    Solleva un lembo del suo buio denso,
    e, nuda, comincia a ballare
    sull'orlo bianco della pagina.





Sinossi

"Il valzer dell’ombra" descrive il momento esatto in cui nasce l'ispirazione poetica, intesa come un dialogo intimo e pacificatore con la propria parte più oscura e nascosta. L'inizio dell'atto creativo non nasce da un comando cosciente o da una "voce" definita, ma da un richiamo primordiale ("un'eco arcaico") che si insinua nelle fessure del silenzio e si manifesta fisicamente tra l'emozione e il battito cardiaco. Invece di respingere o combattere questa oscurità (l'ombra), la poesia le tende la mano, accogliendola senza giudizio o violenza. Questo invito si trasforma in una danza liberatoria: l'ombra abbandona la sua rigida posizione di difesa ("la posa da sentinella") e si sposta dal corpo per farsi carne e movimento, offrendosi nella sua vulnerabilità ("nuda") e dando inizio alla scrittura sul foglio bianco.

Commento Critico

IL VALZER DELL'OMBRA: La Parola come Danza di Riconciliazione

Nella produzione lirica contemporanea, il tema del "doppio" e dell'oscurità interiore viene spesso trattato con i toni del conflitto o della perdita. In questa nuova e raffinata stesura di Il valzer dell'ombra, assistiamo invece a un ribaltamento prospettico di straordinaria delicatezza: l'ombra non è un nemico da esorcizzare, né un vuoto da colmare, ma un'entità archetipica che attende solo il giusto richiamo per farsi espressione artistica.

Il componimento si apre negando l'imperativo ("Non c'è voce che impone il passo"), introducendo sin da subito una dimensione di ascolto passivo e profondo. L'ispirazione si manifesta come una "frequenza quasi inudibile", un fenomeno vibrazionale che si colloca nella fessura somatica tra la biologia ("l'aritmia del cuore") e la reazione emotiva pura ("un brivido"). È in questo limbo che la poesia compie il suo gesto più rivoluzionario: tendere la mano all'ombra.

L'atto poetico non si impone con la violenza di una luce accecante ("non la offende con il suo bagliore"), ma si fa sussurro, complice di un ritmo elegante. L'uso del termine valzer non è casuale: è la danza del tre tempi, un movimento circolare, continuo, che unisce indissolubilmente i due ballerini – il poeta e la sua stessa ombra – in una perfetta sintesi di elementi apparentemente effimeri ("polvere e vento").

La metamorfosi dell'ombra costituisce il vertice lirico del testo. Da "sentinella" immobile, irrigidita nel ruolo di custode dei traumi o dei segreti del sé, essa sperimenta una progressiva liberazione: si stacca dal tallone, solleva il proprio "buio denso" e si svela, nuda, nella sua essenza più autentica. Il finale è una dichiarazione di poetica folgorante. La danza non avviene nel vuoto dell'astrazione, ma trova il suo palcoscenico “sull’orlo bianco della pagina”. È la nascita della scrittura: l'ombra, finalmente accolta e non più temuta, diventa l'inchiostro stesso che feconda la pagina bianca, trasformando il silenzio in opera d'arte.

Kairòs, 6 MARZO 2026