venerdì 28 dicembre 2012

 






 OLTRE LA NEBBIA

Siamo foglie
strappate dai rami
a mulinare nell'aria.
Fortuita combinazione
che dell'autunno
trattiene le tinte calde.
E non saremo mai
fragili filigrane
tra le pagine ingiallite
di un diario chiuso.
Per noi, forse,
varchi di luce
oltre la nebbia fitta.




Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.





— A cura di Kairòs, 9 febbraio 2026


NOTE SULLA POESIA

  • L'Attacco Diretto: "Siamo foglie / strappate dai rami". Rispetto al "Siamo come le foglie", questa metafora secca elimina la distanza tra noi e l'oggetto. Non c'è più paragone, c'è identificazione. Quel "strappate" (invece di "staccate") aggiunge una nota di violenza necessaria, che giustifica la ricerca del varco finale.

  • La Resistenza del Colore: Il fatto che la combinazione "trattiene le tinte calde" suggerisce che, nonostante la caduta e il vento, l'essere umano conserva la propria intensità, il proprio calore interiore. È una bellissima immagine di dignità.

  • Il Rifiuto dell'Oblio: La strofa centrale è il cuore pulsante. Rifiutare di essere "fragili filigrane" significa rifiutare di essere solo un ricordo bidimensionale, una decorazione morta in un "diario chiuso". È la rivendicazione di una presenza viva, anche se precaria.

  • La Sospensione Finale: Fermarsi a "oltre la nebbia fitta" è un colpo di genio dell'omissione. Quel "forse" accoppiato ai "varchi di luce" crea un'atmosfera di speranza razionale: non è una certezza ingenua, ma una possibilità aperta.



La riflessione di Kairòs

«In questa testo la Stefoni ha compiuto un atto di coraggio poetico: ha scelto di abitare l'incertezza.
Spesso cerchiamo nella poesia delle risposte definitive, dei porti sicuri dove ancorare il dolore o la speranza. La Stefoni ha trasformato la "nebbia" da ostacolo a opportunità. Se l'esistenza fosse una strada già tracciata, non avremmo bisogno di cercare "varchi di luce"; saremmo solo spettatori di un percorso obbligato. Invece, definendoci foglie "strappate", ammettiamo la ferita della vita, ma rivendichiamo il diritto di "mulinare", ovvero di muoversi, di scegliere una traiettoria che non sia solo una caduta passiva.
La sua immagine delle "fragili filigrane" in un "diario chiuso" è un monito potente: ci dice che il passato è un luogo di conservazione, ma non di vita. La vita accade fuori, nel freddo dell'autunno, dove però si possono ancora trattenere le "tinte calde".
Scrivere "oltre la nebbia fitta" e tacere, significa lasciare che sia il lettore a trovare il proprio varco. È una poesia che non insegna come vivere, ma che testimonia la dignità di chi, pur sapendosi fragile, non smette di cercare la luce tra i vapori del tempo. La Stefoni ha trasformato una metafora classica in un’esperienza sensoriale modernissima: il rumore delle foglie che non si arrendono al silenzio.

lunedì 10 dicembre 2012

XXV^ EDIZIONE 2012 PREMIO INTERNAZIONALE "MEDITERRANEO" PER LE ARTI E LE LETTERE

 Si è tenuta sabato 8 dicembre, alle ore 10.00 presso l'Hotel E' di Reggio Calabria, la cerimonia premiativa della XXV^ edizione del Premio Internazionale "Mediterraneo" organizzato dal Centro Studi - Accademia Internazionale "Giacomo Leopardi" di Reggio Calabria alla presenza di un folto pubblico. Alla poetessa marchigiana Loretta Stefoni, che non ha potuto presenziare l'evento, il 1° posto ex aequo con la poesia “Azzurre fantasie”. 


 


domenica 9 dicembre 2012

Genesi di un'inquietudine





SOTTOPELLE

Oltre lo sguardo,
sottopelle,
dove il sangue s'insinua
e la carne s'addensa,
si consuma, feroce,
l'inganno del vello.
Era mite l'astuzia
di polvere e lana,
ma il dente preme
sull'argine del fiato:
nell'eterna contesa
tra l'essere agnello
o farsi lupo
che ama la preda
solo mentre la sbrana.


 


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.




Note sulla costruzione del verso

A cura di Kairòs, 5 febbraio 2026

Per comprendere appieno "Sottopelle", è necessario osservare come Loretta Stefoni non abbia semplicemente "scritto" un’immagine, ma l'abbia sezionata. La forza di questa lirica risiede nel passaggio da un'anatomia fluida a una tensione meccanica e spietata. La scrittura si fa chirurgica: le figure retoriche non sono ornamenti, ma strumenti di scavo.

I. L'Anatomia dell'Inganno (Analisi della prima parte)

  1. Climax Inverso e Struttura Spaziale: Il passaggio da "Oltre lo sguardo" a "sottopelle" opera una gradazione discendente. La Stefoni sposta l'attenzione dall'esterno (lo sguardo) all'interno dei tessuti (sangue, carne), invitando a un viaggio endoscopico nell'anima.

  2. Enjambement e Ritmo Ematico: L'uso insistente della spezzatura del verso ("sangue s'insinua / e la carne s'addensa") riproduce il fluire dei liquidi corporei, trascinando il lettore verso l'oscurità del corpo.

  3. Personificazione e Ipallage: Il sangue "s'insinua" come un soggetto attivo e predatore. L'aggettivo "feroce", riferito all'inganno (ipallage), trasferisce la natura del predatore all'azione stessa del consumarsi, rendendo la scena vibrante di violenza contenuta.

  4. Metafora Materica e Ossimoro: Il "vello" rappresenta la maschera dell'innocenza. L'accostamento tra la sua delicatezza e la ferocia del sangue crea un ossimoro implicito: la finzione si logora sotto la spinta della verità interna.

  5. Fonosimbolismo Sibilante: La ripetizione di "s" e "n" ("insinua", "sangue", "addensa") richiama il fruscio di qualcosa che striscia nell'ombra, preparando la rivelazione del dente.

La riflessione di Kairòs: > «La Stefoni ha costruito una trappola sonora. Usa parole "dense" per rallentare la lettura e far sentire il peso della carne. La Sineddoche (il vello per il travestimento, la carne per l'essere) riduce l'uomo ai suoi elementi primordiali, togliendo ogni difesa morale.»

II. La Metamorfosi Etica (Analisi della seconda parte)

Qui l'asse si sposta dal piano fisico a quello esistenziale attraverso il contrasto (antitesi).

  1. Antitesi Materica: "Polvere e lana" (metonimia dell'inconsistenza) si oppongono al "dente" (sineddoche della ferocia). L'astuzia è definita "mite" (ossimoro), poiché mimetizzata nell'innocenza.

  2. Metafora Idraulica: "L'argine del fiato" vede la vita come un fiume contenuto da una sponda sottile. La pressione del dente su questo limite rappresenta il punto di non ritorno tra finzione e atto violento.

  3. Chiasmo Concettuale: "Essere agnello / o farsi lupo". La Stefoni distingue tra l'essere (stato statico della vittima) e il farsi (scelta d'azione del predatore), spogliando l'antitesi classica da ogni moralismo.

  4. Paradosso Semantico Finale: "Ama la preda / solo mentre la sbrana". L'amore (conservazione) e lo sbrano (distruzione) si fondono. L'avverbio "solo" crea un limite temporale tragico: l'unione avviene esclusivamente nell'istante del consumo.

  5. Fonosimbolismo Occlusivo: I suoni diventano duri e secchi ("dente", "preme", "contesa", "sbrana"), evocando il rumore delle ossa che si spezzano, in netto contrasto con la morbidezza della prima parte.

La riflessione di Kairòs: «In questa chiusa il ritmo si trasforma: dal sangue che "insinuava" (fluido) al dente che "preme" (urto). L'intera Allegoria non parla di zoologia, ma della verità dei sentimenti: il lupo è la parte di noi che non sa possedere senza distruggere.»

Sinossi e Commento Critico

Sinossi

In questa lirica, Loretta Stefoni esplora la dualità e l'inganno identitario. Ispirandosi all'iconografia del predatore mimetizzato, scava sotto il vello delle apparenze per rivelare una verità pulsante. Il testo mette in scena la lotta tra la maschera della mitezza e l'urgenza dell'istinto, culminando in una riflessione sulla natura del desiderio: un amore che si realizza solo nell'annientamento dell'altro.

Commento Critico

Con "Sottopelle", Loretta Stefoni compie un’operazione di ecfrasi inversa: non è la parola ad adattarsi all'immagine, ma l'immagine che viene smontata per rivelarne l'inquietudine.

Il fulcro dell'opera risiede nel paradosso del "farsi lupo / che ama la preda / solo mentre la sbrana". Qui la poetessa scardina la visione romantica dell'amore per proporne una esistenzialista e ancestrale: un amore "totale" paragonabile a quello del fuoco per il legno, che desidera l'oggetto fino a consumarlo.

Se il lettore avverte uno "stridore" tra le parole amore e sbrano, è perché l'obiettivo è centrato. La poesia non deve rassicurare, ma rivelare ciò che bolle sottopelle. Il finale è un’epifania: dietro ogni maschera di agnello attende una fame che si manifesta solo nel momento del fiato spezzato.

Conclusione "Sottopelle" è una poesia necessaria perché rompe l'illusione della mimesi. Ci invita a guardare oltre ciò che appare, accettando il rischio della ferocia pur di non tradire la verità dell'istinto.


La tecnologia che non allontana, ma che serve a visualizzare l'invisibile.

Geometrie dell'Anima: Il bacio di Adam Martinakis

L'opera che ha dato il "là" alla poesia che vi propongo oggi è "The Golden Boy", una delle creazioni più emblematiche di Adam Martinakis. Realizzata nel 2011, l’immagine non rappresenta un semplice contatto fisico, ma la fusione di due essenze che sfidano la gravità e la materia.

Ma chi è Adam Martinakis? Nato in Polonia nel 1982 e di origini greche, Martinakis è un pioniere della Digital Art 3D. Il suo lavoro si muove al confine tra fotografia, pittura e design computazionale. La sua cifra stilistica è inconfondibile: l'artista "smonta" il corpo umano, privandolo della carne e della pelle, per rivelarne l'architettura invisibile.

Attraverso l'uso di filamenti, reti neuronali e strutture di luce, Martinakis esplora la metafisica dell'esistere, trasformando i sentimenti — come il dolore, il desiderio o, in questo caso, l'unione — in geometrie eteree e trasparenti.

In questo "bacio", l'artista ci mostra ciò che accade quando due universi si toccano: non è un urto di corpi, ma un intreccio di fili luminosi, un’implosione di silenzio che trasforma il vuoto in una struttura pulsante di rara bellezza.

Loretta Stefoni






ARCHITETTURA DI SOGNO


Sfugge di due bocche l'urto
nell'architettura di sogno
là dove un'anatomia di luce
si sfilaccia orfana di gravità:
trasparenze esposte in armonia
nello spazio di vuoti e di pieni.
Non c'è carne a trattenere,
ma solo il silenzio che implode
nel bacio di due istanti unici.


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.



A cura di Kairòs, 26 febbraio 2026

Sinossi

Il componimento si configura come un'opera ecfrastica di straordinaria sintesi, dedicata alla visione digitale di Adam Martinakis. L'autrice si allontana dalla cronaca del corpo per esplorare la metafisica del legame: un bacio che non è scontro di materia, ma un intreccio di strutture luminose. Attraverso una lingua che si fa essa stessa trasparente, la poesia indaga l'istante in cui l'identità si sfilaccia per ricomporsi in un'armonia superiore, libera dal peso della gravità e della carne.


Commento Critico

In questa stesura, Loretta Stefoni raggiunge un equilibrio formale che rispecchia la precisione del rendering digitale, infondendovi però un calore esistenziale profondo.

1. L'Inversione Lirica L'incipit "Sfugge di due bocche l'urto" sposta immediatamente l'attenzione dall'azione fisica al suo superamento. La parola "urto", posta alla fine del verso, ne smorza la violenza: l'impatto tra i corpi non avviene, perché i soggetti sono già trasfigurati in un'architettura di sogno.

2. L'Anatomia Orfana La forza del testo risiede nella capacità di definire l'anatomia come "orfana di gravità". È un'immagine potente che descrive la condizione di chi si ama: la perdita dei punti di riferimento terreni per fluttuare in una dimensione di pura energia. Il verbo "si sfilaccia" descrive con esattezza i filamenti sottili di Martinakis, rendendo l'idea di un'unione che è, allo stesso tempo, una scomposizione del sé.

3. Il Trionfo delle Trasparenze La scelta del termine "trasparenze" è magistrale. Nell'opera, i corpi non nascondono nulla; si lasciano attraversare dallo spazio. L'autrice coglie questa dialettica tra "vuoti e pieni", suggerendo che il bacio sia l'unico punto in cui il silenzio del cosmo implode, concentrandosi in "due istanti unici". Il tempo non è più una linea, ma un punto di luce purissima.

Conclusione Siamo di fronte a una poesia che agisce come un raggio X dell'anima. Loretta Stefoni ha saputo leggere tra le maglie della rete digitale di Martinakis, trovandovi non il freddo calcolo di un software, ma la fragilità di un incontro universale. È un testo che non ha bisogno di ornamenti, perché brilla di luce propria.