Se vi state chiedendo il perché della scelta di questa immagine dinamica che accoglie chi entra in questo spazio, vi dico subito che non si tratta di una scelta puramente estetica, ma di una vera soglia simbolica. (*)
sabato 24 marzo 2012
NEWS...
venerdì 23 marzo 2012
SI E' UCCISA FHAKRA YOUNAS
NEL RESPIRO DEL TEMPO
Cicatrici
sulla pelle...
Carne,
solo carne
appesa
agli occhi.
L'anima
implode muta
e
il volto si fa lapide
di
un corpo ancora vivo.
L'attesa
non ha più luce,
l'ombra
è già addosso...
Solo
un salto senza peso
e
un colpo secco
sarà
silenzio ad alzare la voce
nel
respiro del tempo.
— A cura di Kairos, 26 febbraio 2026
Sinossi
Il componimento ripercorre il dramma umano e psicologico di Fakhra Younas, vittima di un’atroce violenza che ne ha cancellato l’identità fisica, lasciandola prigioniera di un corpo trasformato in memoria dolorosa. Attraverso un’economia di parole e una struttura verticale, la lirica descrive il passaggio dalla sofferenza della carne alla decisione estrema del "salto". Non è il racconto di una sconfitta, ma la cronaca di una liberazione: il momento in cui l'anima, stanca di abitare un volto diventato "lapide", sceglie di farsi silenzio per gridare finalmente la propria verità al mondo.
Commento Critico
In "Nel respiro del tempo", l'autrice compie un’operazione di scavo quasi chirurgica, spogliando la cronaca della sua veste giornalistica per restituirci l'essenza ontologica del dolore.
1. La Carne come Prigione Il testo esordisce con una constatazione brutale: "Carne, solo carne / appesa agli occhi". Qui l'autrice descrive la dissociazione tra l'essere e l'apparire. Il volto sfigurato non è più lo specchio dell'anima, ma un fardello materico, una sostanza estranea che "pende", impedendo lo sguardo. L'immagine della "lapide" applicata a un "corpo ancora vivo" definisce magistralmente lo stato di morte civile e psicologica che precede il gesto finale.
2. La Dialettica Ombra/Luce La poesia gioca su una mancanza: "L'attesa non ha più luce". In questo vuoto visivo, l'ombra non è più un fenomeno esterno, ma diventa una pelle interiore ("l'ombra è già addosso"). È il momento del collasso tra lo spazio esterno e lo spazio psichico. La decisione del salto non appare come un impulso, ma come una conseguenza inevitabile di questa saturazione di buio.
3. La Rivoluzione del Silenzio Il finale ribalta la semantica della morte. Il "salto senza peso" e il "colpo secco" (suoni brevi, onomatopeici nella loro asciuttezza) non portano al nulla, ma a una paradossale amplificazione della voce. Il silenzio, nell'ultima strofa, smette di essere assenza di parola per diventare lo strumento di una denuncia eterna.
Conclusione Loretta Stefoni scrive una poesia "di sottrazione". Rifiutando l'aggettivazione facile, affida alla punteggiatura e agli a capo il compito di mimare la caduta. Il titolo stesso suggerisce che Fakhra non è più confinata nei pochi anni della sua tragedia terrena, ma è stata riconsegnata a un ritmo cosmico dove il suo grido, finalmente libero dalla carne, può vibrare per sempre.



