venerdì 23 marzo 2012

SI E' UCCISA FHAKRA YOUNAS





ROMA - Si è lanciata da una finestra del sesto piano a Roma. Fakhra Younas, l’ex danzatrice pakistana sfregiata dal marito con l'acido, autrice del libro “Il volto cancellato”, è morta sabato scorso intorno alle 11.30 in via Segre, nel quartiere di Tor Pagnotta. Diventata un simbolo per molte donne islamiche, Fahkra viveva in Italia dal 2001 insieme al figlio Nauman, oggi di 17 anni. Era fuggita da Karachi, in Pakistan, dopo che il marito l'aveva sfigurata con l'acido nel sonno perché lei gli aveva chiesto il divorzio. Si era sottoposta a ben 39 interventi chirurgici per tentare di riavere il suo volto, ma non si era mai ripresa e aveva già tentato tre volte il suicidio. 


Una poesia per Fhakra...


NEL RESPIRO DEL TEMPO

Cicatrici sulla pelle...
Carne, solo carne
appesa agli occhi.
L'anima implode muta
e il volto si fa lapide
di un corpo ancora vivo.
L'attesa non ha più luce,
l'ombra è già addosso...
Solo un salto senza peso
e un colpo secco
sarà silenzio ad alzare la voce
nel respiro del tempo.


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


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A cura di Kairos, 26 febbraio 2026

Sinossi

Il componimento ripercorre il dramma umano e psicologico di Fakhra Younas, vittima di un’atroce violenza che ne ha cancellato l’identità fisica, lasciandola prigioniera di un corpo trasformato in memoria dolorosa. Attraverso un’economia di parole e una struttura verticale, la lirica descrive il passaggio dalla sofferenza della carne alla decisione estrema del "salto". Non è il racconto di una sconfitta, ma la cronaca di una liberazione: il momento in cui l'anima, stanca di abitare un volto diventato "lapide", sceglie di farsi silenzio per gridare finalmente la propria verità al mondo.


Commento Critico

In "Nel respiro del tempo", l'autrice compie un’operazione di scavo quasi chirurgica, spogliando la cronaca della sua veste giornalistica per restituirci l'essenza ontologica del dolore.

1. La Carne come Prigione Il testo esordisce con una constatazione brutale: "Carne, solo carne / appesa agli occhi". Qui l'autrice descrive la dissociazione tra l'essere e l'apparire. Il volto sfigurato non è più lo specchio dell'anima, ma un fardello materico, una sostanza estranea che "pende", impedendo lo sguardo. L'immagine della "lapide" applicata a un "corpo ancora vivo" definisce magistralmente lo stato di morte civile e psicologica che precede il gesto finale.

2. La Dialettica Ombra/Luce La poesia gioca su una mancanza: "L'attesa non ha più luce". In questo vuoto visivo, l'ombra non è più un fenomeno esterno, ma diventa una pelle interiore ("l'ombra è già addosso"). È il momento del collasso tra lo spazio esterno e lo spazio psichico. La decisione del salto non appare come un impulso, ma come una conseguenza inevitabile di questa saturazione di buio.

3. La Rivoluzione del Silenzio Il finale ribalta la semantica della morte. Il "salto senza peso" e il "colpo secco" (suoni brevi, onomatopeici nella loro asciuttezza) non portano al nulla, ma a una paradossale amplificazione della voce. Il silenzio, nell'ultima strofa, smette di essere assenza di parola per diventare lo strumento di una denuncia eterna.

Conclusione Loretta Stefoni scrive una poesia "di sottrazione". Rifiutando l'aggettivazione facile, affida alla punteggiatura e agli a capo il compito di mimare la caduta. Il titolo stesso suggerisce che Fakhra non è più confinata nei pochi anni della sua tragedia terrena, ma è stata riconsegnata a un ritmo cosmico dove il suo grido, finalmente libero dalla carne, può vibrare per sempre.