lunedì 26 settembre 2016

E tu non sarai più, del mio sguardo, dannata illusione che mi consuma. Solo alla penna lascio la strada del delirio. Ti ho avuto nella carne e la mia pelle ancora sente il tocco delle tue dita, ma l'alba mi desta dall'ultimo sogno ad occhi aperti.



NEL SILENZIO DELLA RIVA 
 
Muore il sole tra le nubi
in un ultimo sguardo
che s'oscura.
Sfiorano i pensieri
radici di posidonia
tra intrighi di spume e rena.
Ed è un ritrovarsi ancora
di fronte alla ressa del mare,
morsi dal vento
complice dei nostri voli.
Affondati nei respiri,
abissati nella pelle
a inventare oltre le mani
l'inafferrabile sogno.
Sei onda di ritorno
che bagna il mio limite
e mi disfa come sabbia
dispersa nel silenzio della riva.
 
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


 Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.

 
Nota dell’autrice sulla Posidonia: La Posidonia oceanica non è un'alga, ma una pianta superiore che ha scelto il mare come dimora, conservando radici, foglie e frutti. Quando la ritroviamo sulla riva, intrecciata alla rena, essa rappresenta ciò che di più antico e vitale il profondo ci restituisce. In questi versi, le sue radici diventano la metafora di quei pensieri che restano ancorati al fondo della nostra anima e che solo la ressa del mare e la forza di un incontro sanno riportare alla luce, trasformando il groviglio del passato in una nuova consapevolezza. — Loretta Stefoni
 
 

Sinossi: L'Ontologia della Dispersione

"Nel silenzio della riva" è una lirica che esplora il confine tra la presenza fisica e la dissoluzione metafisica. Attraverso un’ambientazione costiera colta nel momento del crepuscolo, Loretta Stefoni mette in scena un rituale di unione dove il paesaggio marino cessa di essere fondale per farsi specchio e sostanza dell'esperienza interiore.

I Nuclei Tematici:

  • Il Crepuscolo come Varco: La morte simbolica del sole tra le nubi non rappresenta una fine, ma l'apertura di un varco percettivo. L'oscuramento dello sguardo è la condizione necessaria per spostare l'attenzione verso il basso e l'interno, verso quelle "radici di posidonia" che evocano un legame viscerale e sommerso con la natura.

  • La Tensione tra Caos e Intimità: Il componimento vive di un contrasto dinamico. Da un lato la "ressa del mare" e il vento che morde, simboli di una realtà esterna vibrante e caotica; dall'altro, l'abissarsi nei respiri e nella pelle, un rifugio sensoriale dove si cerca di catturare l'"inafferrabile sogno".

  • La Trascendenza del Limite: Il contatto fisico delle mani viene superato da una ricerca che punta a un oltre non meglio definito. Il desiderio non è quello di possedere l'altro, ma di lasciarsi trasformare da esso.

  • L'Estetica della Resa: L'atto finale è la trasformazione dell'amato in "onda di ritorno". In questa immagine, l'individuo accetta di essere "disfatto come sabbia". Non è un annullamento distruttivo, bensì una dispersione sacra nel silenzio della riva, che segna il raggiungimento di una comunione totale in cui il limite tra il sé e l'universo svanisce.



Nota di Kairòs a margine di "Nel silenzio della riva"

In questo componimento, Loretta Stefoni ci conduce su un confine sottile, dove la materia solida della terra incontra l'instabilità del mare. La lirica si apre con un crepuscolo che è tanto atmosferico quanto interiore: il sole "muore" in uno sguardo che si oscura, invitando il lettore ad abbandonare la vista superficiale per scendere tra le "radici di posidonia" e gli "intrighi di spume".

Il cuore della poesia risiede nella tensione tra l'aspetto selvaggio degli elementi — la "ressa del mare" e i morsi del vento — e l'intimità profonda di un incontro che si fa "abissato nella pelle". Non è un amore che cerca sicurezze, ma un’esperienza che ambisce all'"inafferrabile sogno", quella dimensione che esiste solo oltre il contatto fisico delle mani.

Il finale rappresenta un vertice di abbandono lirico: l'identità dell'io poetico non viene distrutta, ma dolcemente "disfatta" da un'onda di ritorno. La metafora della sabbia dispersa nel silenzio della riva chiude il cerchio di una metamorfosi totale: il limite individuale si dissolve per farsi tutt'uno con l'immenso. È una celebrazione della fragilità che, nel momento in cui accetta di perdersi, trova la sua forma più autentica di libertà.

Kairòs, 27 febbraio 2026



giovedì 22 settembre 2016

NEWS...



Si svolgerà a Firenze il 30 Ottobre 2016 nello storico Salone Consiliare di Villa Arrivabene, struttura elegante e raffinata, la premiazione dei tre concorsi letterari dedicati alla poesia italiana dell'Accademia Alfieri, da quest'anno, accorporati in un'unico concorso “TROFEO COLLE ARMONIOSO” suddiviso in tre sezioni.

Sezione A: riservata a testi sia in versi liberi che in metrica, inediti o editi;

Sezione B: “IL DOLCE STILE ETERNO” – riservata esclusivamente a testi elaborati nel rispetto della metrica italiana, possibilmente, ma non tassativamente, rimati e con versi che non vadano oltre la misura del doppio settenario (14 sillabe);

Sezione C: “CONTROCORRENTE” – riservata esclusivamente a poesie provenienti da libri (raccolte singole o antologie) pubblicati negli ultimi 30 anni.

 
 
 
 
 


martedì 20 settembre 2016

Il Premio Histonium sulla stampa nazionale, regionale e locale...


 
 

Interessanti articoli apparsi soprattutto sul quotidiano “Avvenire” e su “Il Resto del Carlino”


«Sono centinaia le testate giornalistiche nazionali e regionali (ma anche i siti web) che in questi anni hanno riportato notizie sul Premio Nazionale Histonium, giunto alla XXXI Edizione e la cui Manifestazione conclusiva si terrà nel pomeriggio di Sabato 24 settembre 2016 presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico “R. Mattioli” di Vasto(Ch).

In particolare è stata la stampa di ispirazione cattolica (Avvenire, L’Osservatore Romano, Famiglia Cristiana, L’Eco di S. Gabriele, L’Amico del Popolo) ad evidenziare anno per anno le varie tematiche sociali, approfondite dai concorrenti delle varie regioni italiane, sottolineando la valenza non solo letteraria, ma anche etica del Concorso vastese.

Nei giorni scorsi (l’8 settembre) un articolo è apparso sul quotidiano “Avvenire” con l’incisivo titolo “A Vasto tra cultura e solidarietà”, mentre una intera pagina è stata dedicata da “L’Amico del Popolo”, il settimanale diocesano di Chieti-Vasto, all’assegnazione dei Premi Cultura e Histonium d’Oro, legati soprattutto alla presenza dei due temi in Concorso: “La salvaguardia e la cura del nostro pianeta” e “Servire gli altri al di sopra di ogni interesse”. Ma altri giornali regionali (come “Il Messaggero” d’Abruzzo), Vasto Domani (il giornale degli Abruzzesi nel Mondo, diretto da Giorgio Di Domenico) e diversi siti web hanno ampliato questa assegnazione dei Premi, riportando nomi e foto dei prescelti. [...]» Alfiero Luigi Medea


Anche quest'anno, tra i premiati, la poetessa civitanovese Loretta Stefoni insignita del Premio Speciale della Giuria per la sezione inediti con la silloge di 10 poesie intitolata “Ricordi di ortica e sospiri d'azzurro”.
 
 
 
 
 



domenica 18 settembre 2016

NEWS...


 

  
Si è tenuta ieri, sabato 17 settembre, la premiazione della XXVII edizione del Concorso Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati” ideato e fondato dal prof. e poeta Renato Pigliacampo, scomparso lo scorso anno. La famiglia, d’accordo con il Presidente di Giuria, Lorenzo Spurio, ha deciso di portare avanti l’evento concorsuale che è uno dei più longevi e rinomati dell’intera Regione aggiungendo, alla titolazione dell’evento, quella di Premio Speciale “Renato Pigliacampo”.

 
 
Come d’abitudine la premiazione si è svolta nella Sala Biagetti del Castello Svevo di Porto Recanati (MC). Presente il Presidente di Giuria Lorenzo Spurio e i membri della Commissione Giudicatrice: Susanna Polimanti, Rosanna Di Iorio ad eccezione di Rita Muscardin, assente per impegni personali.

Momenti di grande emozione durante l’evento, quando si è presentata l’antologia poetica dell’opera di Renato Pigliacampo, il Guerriero del Silenzio come era noto, curata dal critico Lorenzo Spurio, “Nella sera che cala sul litorale” che ha proposto un percorso poetico scelto nell’ampia produzione di Renato Pigliacampo.


Tra le 104 opere presentate a concorso, in base alla graduatoria finale dei vincitori e dei premiati a vario titolo, sono stati nominati tre vincitori assoluti, sette premiati e altri otto riconoscimenti.
Inoltre, per ricordare degnamente il prof. Renato Pigliacampo, poeta e scrittore, fondatore del premio di poesia, si è conferito il “Premio Speciale Renato Pigliacampo” a un partecipante che si è particolarmente distinto con la sua poesia per tematiche, aspetti, elementi o rimandi all’opera e alla vita di Renato Pigliacampo. Contestualmente, sono stati consegnati Diplomi Speciali “In memoria di Renato Pigliacampo” per opere poetiche significative su tematiche relative all’universo della sordità, delle minoranze sensoriali o dell’impegno civico.

Vincitori assoluti


(Ricevono targa e premio in denaro: 1° premio: 500 ; 2° premio: 300 ; 3° premio: 200 )


1° Premio: VINCENZO MONFREGOLA di Napoli con la poesia “Quando il tempo non conosce le differenze”

2° Premio: TRISTANO TAMARO di Trieste con la poesia “Un profugo d’Istria”

3° Premio: ATTILIO ROSSI di Carmagnola (TO) con la poesia “Il dono del sentire”
 



Premiati con targa

4° Premio: MARA PENSO di Mestre (VE) con la poesia “Droga, famelica belva”
5° Premio: DEANNA MANNAIOLI di Marsciano (PG) con la poesia “Linfa nuova”
6° Premio: EGIZIA MALATESTA di Massa con la poesia “Stazione Centrale (sera d’Inverno)”
7° Premio: LORELLA CECCHINI di Noale (VE) con la poesia “Senzatetto”

8° Premio: LORETTA STEFONI di Civitanova Marche (MC) con la poesia “Il vento tra le ciglia”

9° Premio: STEFANO BALDINU di San Pietro in Casale (BO) con la poesia “Quotidiane acrobazie (pensieri di un padre separato)”
10° Premio: MARIA LUISA D’AMICO di Falconara Marittima (AN) con la poesia “Ti ho pensata”

La versione integrale del verbale di giuria si può visionare al seguente link:
https://blogletteratura.com/2016/08/25/verbale-di-giuria-xvii-edizione-concorso-di-poesia-citta-di-porto-recanati-2016/

 
Alcuni momenti della premiazione
 
 




 


 
 
 

giovedì 15 settembre 2016

“Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.” Alda Merini

 
 
 
 
 
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


 Questo testo è protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
 
 


mercoledì 14 settembre 2016

Nota Introdotta alla Lettura

Entrare tra i versi di "L’eco dei silenzi" significa accettare un invito alla spoliazione. Non siamo di fronte a una narrazione di fatti, ma a una coreografia di stati molecolari: qui l’identità non si afferma, si dissolve.

Il lettore è chiamato a immaginarsi come un’entità fatta di "vento e cenere", un residuo luminoso che ha rinunciato alla solidità per farsi puro soffio. La poesia abita un tempo "non cronologico", un istante dilatato in cui il corpo — descritto con la freddezza siderale della "pelle di luna" — diventa il teatro di una mutazione alchemica. L'ansia non è qui un disturbo, ma una radice che scava; il pensiero non è logica, ma un'aura che preme e incide, trasformando il dolore in una visione di polvere e luce.

Leggere questa lirica richiede un respiro "fievole", lo stesso che chiude il componimento. È un’opera dedicata a chi sa sostare sulla soglia dell’Oltre, a chi non cerca risposte ma accetta di restare "nudo davanti al mistero", scoprendo che nel vuoto delle mani che non chiedono nulla, risuona finalmente l'eco di ciò che è eterno.

Si consiglia una lettura lenta, lasciando che ogni parola svanisca piano, proprio come il refolo bizzarro che apre questo viaggio nell'invisibile.

 
 


L'ECO DEI SILENZI

Sono fatta di vento e cenere,
un refolo bizzarro
che svanisce piano.
Sotto la mia pelle di luna
l'ansia offusca e consuma
una radice di pensieri.
S'intreccia nel buio
un rovo di attese,
che sale dai fianchi alla gola
e si fa aurea a premere la mente. 
È un universo di polvere e luce
quello che mi abita e mi lascia 
fragile e nuda davanti al mistero.
Le mie mani non cercano
e non osano chiedere nulla,
là dove si nasconde l'eco dei silenzi.
Vivo il ricordo di un tempo
che non è mai stato
col respiro fievole
di chi conosce già l'oltre
prima ancora di andarsene.


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


 Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.


Sinossi e il Commento Critico della lirica curati secondo la sensibilità estetica e la prospettiva filosofica di Kairòs4 marzo 2026

Sinossi

"L’eco dei silenzi" è una partitura poetica sulla dissolvenza dell'identità e sull'appartenenza dell'anima a una dimensione siderale. La protagonista si definisce attraverso elementi volatili e post-combustivi ("vento e cenere"), abitando un corpo che è pura rifrazione lunare. Il testo traccia l'ascesa di un'inquietudine che, da radice sotterranea, si trasforma in aura — una pressione luminosa che invade la mente. L'io si parcellizza in un universo di "polvere e luce", spogliandosi di ogni pretesa terrena. La poesia culmina in una stasi sacrale dove le mani, ormai arrese, accolgono il silenzio e la memoria di un tempo eterno, rivelando la precognizione di chi vive l'Oltre nel battito del proprio respiro fievole.


Analisi Critica

In questa lirica, la parola di Loretta Stefoni si spoglia di ogni peso materico per farsi sostanza metafisica. Il testo vibra di una tensione che non è più solo emotiva, ma squisitamente ontologica.

1. La Materia dell'Incorporeo

L'incipit "vento e cenere" stabilisce immediatamente il tono della composizione: siamo nel regno del residuo, di ciò che sopravvive al fuoco dell'esistenza. La cenere non è scarto, ma purezza ridotta all'essenziale. La "pelle di luna" che avvolge l'anima suggerisce un isolamento siderale; il corpo non è più prigione, ma un confine diafano dove l'ansia agisce come un processo chimico che "offusca e consuma", rendendo i pensieri simili a radici che cercano un nutrimento invisibile.

2. Il Fenomeno dell'Aura

Il passaggio centrale si focalizza su una percezione alterata e quasi mistica: l'aura che sale dai fianchi per "premere la mente". Qui l'intuizione poetica coglie la fisicità del pensiero quando diventa eccessivo, trasformandosi in una luce che schiaccia e deforma la realtà circostante. L'immagine dell'universo di "polvere e luce" che abita il soggetto è di una bellezza lancinante: descrive il momento in cui l'identità individuale si dissolve per ricongiungersi alla materia cosmica, lasciando l'essere "nudo davanti al mistero".

3. L'Etica della Rinuncia

"Le mie mani non cercano / e non osano chiedere nulla"

Questa affermazione segna il superamento del desiderio e della volontà egoica. È un punto di arrivo spirituale: le mani non sono più strumenti di possesso, ma recettori passivi dell'assoluto. In questo vuoto pneumatico si nasconde l'eco dei silenzi, una risonanza che appartiene a un tempo non cronologico, a quel "tempo che non è mai stato" che rappresenta l'eterno presente dell'anima.

4. La Precognizione dell'Oltre

La chiusa è dominata da una solenne sospensione. Il "respiro fievole" diventa il ponte tra la vita biologica e l'eterno. Conoscere l'oltre "prima ancora di andarsene" eleva la figura poetica a una dimensione iniziatica: chi ha imparato a svanire piano, chi si è riconosciuto nel vento e nella cenere, possiede già la chiave del passaggio. La morte, in questo contesto, non è una fine, ma il naturale ritorno di un refolo alla sua origine cosmica.


Il Giudizio di Kairòs: Questa lirica possiede una coerenza siderale impeccabile. Ogni termine concorre a creare un'atmosfera di "trasparenza dolorosa", dove la sensazione di svanire si trasforma in un atto di suprema presenza. È una poesia scritta con la saggezza dei resti e lo sguardo rivolto all'infinito.

venerdì 9 settembre 2016

«Nessuna cosa ci appartiene, soltanto il tempo è nostro.» Lucio Anneo Seneca


Ci sono luoghi di difficile accesso, che rimangono protetti agli sguardi altrui, dove il silenzio accorda la voce. Qui, spesso, ci si rifugia a colorare i sogni in una realtà parallela che è solo nostra, liberi di fare quel che si vuole, lontano dagli schemi abituali. Una valvola di sfogo che distrae dalla quotidianità e ci rende estranei al ruolo che gli altri, quelli che sanno sempre ciò che è giusto fare, ci hanno dato. Qui l'estensione del tempo non ha alcun senso e la commistione di passato e futuro è fantasia del presente.

 
 
 
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


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domenica 4 settembre 2016

Ogni storia d'amore ha la sua colonna sonora: la più bella è quella che affida alla melopea del vento le parole che si volevano sentire e che lui ha detto.

 



L'ECO DELLE TUE PAROLE

Questo esilio si nutre di silenzi.
Si estinguono
le ultime polveri crepuscolari
e il buio sigilla l'ora.
Negli occhi chiusi
resta, in dissolvenza,
un po' d'azzurro tra le ciglia
a dare voce ai sogni
nell'insonnia dell'orecchio.
 
 
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


Testo protetto contro il plagio.
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Sinossi: La Vigilanza dell'Assenza

La lirica descrive uno stato di isolamento volontario o subìto — un "esilio" — che non è privazione, ma sostentamento. Attraverso lo spegnimento della luce esterna (le polveri crepuscolari) e la chiusura degli occhi, il soggetto poetico sposta la percezione dal mondo fisico a quello onirico. L'immagine centrale è un residuo cromatico, un "azzurro" superstite tra le ciglia, che funge da ponte verso il sogno, mentre il corpo resta intrappolato in una veglia sensoriale acuta: l'insonnia dell'orecchio.


Commento Critico: L'Insonnia come Ascolto dell'Anima

In questo testo, Loretta Stefoni ridefinisce il concetto di esilio, spogliandolo della sua accezione puramente negativa per trasformarlo in una dieta dell’anima: esso "si nutre di silenzi". La forza della poesia risiede nel contrasto tra la perentorietà del buio e la fragilità della traccia cromatica rimasta.

L’espressione "il buio sigilla l'ora" è un vertice di rara efficacia: il tempo smette di scorrere cronologicamente e diventa uno spazio chiuso, una cella protettiva dove la realtà viene lasciata fuori. In questa oscurità "sigillata", gli occhi chiusi non smettono di vedere, ma conservano in dissolvenza un "po' d'azzurro". È un dettaglio quasi pittorico che ricorda la persistenza retinica, ma che qui assume un valore metafisico: è l'ultimo baluardo della luce che permette al sogno di manifestarsi.

Ma è nel verso finale che la Stefoni compie lo scarto poetico definitivo: "l'insonnia dell'orecchio". Qui avviene un sinestetico ribaltamento dei sensi. Mentre la vista riposa nell'azzurro, l'udito si fa iper-vigile. È un'insonnia che non cerca rumori, ma che si mette in ascolto del battito del silenzio e della voce stessa dei sogni. La poetessa ci suggerisce che solo quando il mondo tace e la vista si arrende, siamo finalmente in grado di "udire" la nostra verità interiore.

Kairòs, 26 febbraio 2026



venerdì 2 settembre 2016

Io penso che alla fine tutta la vita non sia altro che un atto di separazione, ma la cosa che crea più dolore è non prendersi un momento per un giusto addio. (Dal film “La vita di Pi”)


 
 
 
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


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