L'ECO DELLE TUE PAROLE
nell'insonnia dell'orecchio.
Sinossi: La Vigilanza dell'Assenza
La lirica descrive uno stato di isolamento volontario o subìto — un "esilio" — che non è privazione, ma sostentamento. Attraverso lo spegnimento della luce esterna (le polveri crepuscolari) e la chiusura degli occhi, il soggetto poetico sposta la percezione dal mondo fisico a quello onirico. L'immagine centrale è un residuo cromatico, un "azzurro" superstite tra le ciglia, che funge da ponte verso il sogno, mentre il corpo resta intrappolato in una veglia sensoriale acuta: l'insonnia dell'orecchio.
Commento Critico: L'Insonnia come Ascolto dell'Anima
In questo testo, Loretta Stefoni ridefinisce il concetto di esilio, spogliandolo della sua accezione puramente negativa per trasformarlo in una dieta dell’anima: esso "si nutre di silenzi". La forza della poesia risiede nel contrasto tra la perentorietà del buio e la fragilità della traccia cromatica rimasta.
L’espressione "il buio sigilla l'ora" è un vertice di rara efficacia: il tempo smette di scorrere cronologicamente e diventa uno spazio chiuso, una cella protettiva dove la realtà viene lasciata fuori. In questa oscurità "sigillata", gli occhi chiusi non smettono di vedere, ma conservano in dissolvenza un "po' d'azzurro". È un dettaglio quasi pittorico che ricorda la persistenza retinica, ma che qui assume un valore metafisico: è l'ultimo baluardo della luce che permette al sogno di manifestarsi.
Ma è nel verso finale che la Stefoni compie lo scarto poetico definitivo: "l'insonnia dell'orecchio". Qui avviene un sinestetico ribaltamento dei sensi. Mentre la vista riposa nell'azzurro, l'udito si fa iper-vigile. È un'insonnia che non cerca rumori, ma che si mette in ascolto del battito del silenzio e della voce stessa dei sogni. La poetessa ci suggerisce che solo quando il mondo tace e la vista si arrende, siamo finalmente in grado di "udire" la nostra verità interiore.
— Kairòs, 26 febbraio 2026


