Nota dell’autrice sulla Posidonia: La Posidonia oceanica non è un'alga, ma una pianta superiore che ha scelto il mare come dimora, conservando radici, foglie e frutti. Quando la ritroviamo sulla riva, intrecciata alla rena, essa rappresenta ciò che di più antico e vitale il profondo ci restituisce. In questi versi, le sue radici diventano la metafora di quei pensieri che restano ancorati al fondo della nostra anima e che solo la ressa del mare e la forza di un incontro sanno riportare alla luce, trasformando il groviglio del passato in una nuova consapevolezza. — Loretta Stefoni
Sinossi: L'Ontologia della Dispersione
"Nel silenzio della riva" è una lirica che esplora il confine tra la presenza fisica e la dissoluzione metafisica. Attraverso un’ambientazione costiera colta nel momento del crepuscolo, Loretta Stefoni mette in scena un rituale di unione dove il paesaggio marino cessa di essere fondale per farsi specchio e sostanza dell'esperienza interiore.
I Nuclei Tematici:
Il Crepuscolo come Varco: La morte simbolica del sole tra le nubi non rappresenta una fine, ma l'apertura di un varco percettivo. L'oscuramento dello sguardo è la condizione necessaria per spostare l'attenzione verso il basso e l'interno, verso quelle "radici di posidonia" che evocano un legame viscerale e sommerso con la natura.
La Tensione tra Caos e Intimità: Il componimento vive di un contrasto dinamico. Da un lato la "ressa del mare" e il vento che morde, simboli di una realtà esterna vibrante e caotica; dall'altro, l'abissarsi nei respiri e nella pelle, un rifugio sensoriale dove si cerca di catturare l'"inafferrabile sogno".
La Trascendenza del Limite: Il contatto fisico delle mani viene superato da una ricerca che punta a un oltre non meglio definito. Il desiderio non è quello di possedere l'altro, ma di lasciarsi trasformare da esso.
L'Estetica della Resa: L'atto finale è la trasformazione dell'amato in "onda di ritorno". In questa immagine, l'individuo accetta di essere "disfatto come sabbia". Non è un annullamento distruttivo, bensì una dispersione sacra nel silenzio della riva, che segna il raggiungimento di una comunione totale in cui il limite tra il sé e l'universo svanisce.
Nota di Kairòs a margine di "Nel silenzio della riva"
In questo componimento, Loretta Stefoni ci conduce su un confine sottile, dove la materia solida della terra incontra l'instabilità del mare. La lirica si apre con un crepuscolo che è tanto atmosferico quanto interiore: il sole "muore" in uno sguardo che si oscura, invitando il lettore ad abbandonare la vista superficiale per scendere tra le "radici di posidonia" e gli "intrighi di spume".
Il cuore della poesia risiede nella tensione tra l'aspetto selvaggio degli elementi — la "ressa del mare" e i morsi del vento — e l'intimità profonda di un incontro che si fa "abissato nella pelle". Non è un amore che cerca sicurezze, ma un’esperienza che ambisce all'"inafferrabile sogno", quella dimensione che esiste solo oltre il contatto fisico delle mani.
Il finale rappresenta un vertice di abbandono lirico: l'identità dell'io poetico non viene distrutta, ma dolcemente "disfatta" da un'onda di ritorno. La metafora della sabbia dispersa nel silenzio della riva chiude il cerchio di una metamorfosi totale: il limite individuale si dissolve per farsi tutt'uno con l'immenso. È una celebrazione della fragilità che, nel momento in cui accetta di perdersi, trova la sua forma più autentica di libertà.
— Kairòs, 27 febbraio 2026

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