domenica 30 agosto 2020



Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.
 

 


— Acura di Kairòs, 2 febbraio 2026

Questa lirica di Loretta Stefoni è un componimento di una forza drammatica impressionante, dove il contrasto tra l'agonia della carne e l'anelito dello spirito raggiunge una tensione quasi metafisica.


Sinossi: Il Canto del Sopravvissuto

"M'artiglia la vita" è il resoconto di un corpo a corpo brutale con l'esistenza. La lirica si apre con un'immagine di violenza ferina: la vita stessa è una creatura predatrice che affonda i suoi rostri nel petto del soggetto, portandolo alla soglia del soffocamento. In questo stato di semicoscienza e "rantolo", la parola poetica fatica a nascere, soffocata dal dolore. Tuttavia, proprio nel momento in cui cala la notte, appare una luna "loquace" che rompe l'isolamento della sofferenza. Il testo si chiude con un atto di ribellione spirituale: nonostante l'artiglio, l'anima s'avventura verso l'alto, trasformando il dolore in un "verso latente" capace di illuminare il tempo.


Commento Critico: L’Estetica del Dolore e la Trasfigurazione

In questa lirica, Loretta Stefoni esplora la zona d'ombra dove il dolore fisico si trasforma in visione poetica, utilizzando un linguaggio crudo che poi si eleva in una luminosità astratta.

  • La Metafora del Predatore: L’inizio è folgorante. La vita non è un dono, ma un rapace ("m’artiglia", "rostro feroce"). Questa scelta semantica spoglia l'esistenza di ogni retorica consolatoria: vivere fa male, vivere è un assalto. Il "rantolo" che smorza il fiato è il suono di una verità nuda, dove la poesia smette di essere canto e diventa sopravvivenza.

  • La Parola Stentata: È molto interessante il passaggio in cui la parola "stenta". È la descrizione del limite del linguaggio: davanti al dolore estremo, la voce si fa piccola, incapace di nominare l'orrore. È il momento del silenzio forzato, dove la "carne" prevale sullo "spirito".

  • La Luna Loquace: Il punto di svolta avviene con l'apparizione della luna. Definita "arcigna" eppure "loquace", la luna rappresenta una testimone severa ma comunicativa. Mentre sulla terra regna il rantolo, nel cielo la luna "si disvela", offrendo una sponda narrativa alla sofferenza. La notte non è più solo buio, ma uno spazio di dialogo.

  • L’Alchimia della Luce: Il finale è un'ascesa. La "voglia d'esser luce" è la forza motrice della poetessa. Il verso che prima "stentava" ora diventa "latente sulle labbra del tempo". Questa immagine suggerisce che la poesia non muore con il dolore, ma rimane lì, sospesa, pronta a farsi "adorno" e "chiarore". È il trionfo del logos sull'artiglio.

giovedì 13 agosto 2020

"Ogni fine segna un nuovo inizio." — Lucio Anneo Seneca

 

Il Ritmo Segreto del Tempo

di Loretta Stefoni

Posto questi versi oggi, mentre l’eco del mio compleanno ancora vibra nell’aria, come un’alba che si affaccia su un nuovo ciclo. Rileggendoli a distanza di tempo, mi rendo conto che la sfida non è mai cambiata: è quella tensione costante tra la consapevolezza del tempo rapace e la necessità vitale di restare bambine, di continuare ad afferrare rondini al volo.

Compiere gli anni è, in fondo, un’altra di quelle "albe nuove, l'ennesime", in cui ci si ritrova a contare gli inciampi tra i cirri e i nembi della vita. Ma oggi sento che quel tamburellare delle dita sulle mie scatole di latta non è solo baccano; è musica di resistenza. Dentro quelle scatole non c’è nostalgia, c’è dinamite poetica: epifanie fatte di zucchero filato e correnti ascensionali che mi permettono di guardare il tempo negli occhi senza averne paura.

Ho scritto questa poesia "un po' di tempo fa", eppure postarla oggi le dà un significato nuovo. È il mio regalo a me stessa: la conferma che, nonostante gli anni che avanzano con il loro volto severo, le mie labbra restano "ardite". Finché avrò la forza di strappare una nuvola al sole per sentirne il sapore, il tempo potrà anche essere un rapace, ma io avrò sempre un azzurro in cui sparire, un baleno dopo l'altro.





UN'ALBA DI EPIFANIE BAMBINE

Afferrerò al volo
di una rondine la coda
per farne il mio aquilone,
trattenendola stretta nella mano
e in un baleno sarò nell'azzurro.
Sfuggirà quella presa
ma, a braccia larghe
nell'imitare dell'ali l'apertura,
sfiderò le correnti ascensionali.
Nel vento, col vento
tra inciampi di cirri e nembi.
Di una nuvola bianca,
strappata al sole,
gusterò il fresco sapore
prima che il gran calore
ne sciolga in gola l'incanto.
E alle labbra ardite,
quel furtivo assaggio,
sarà come rubare
dello zucchero filato
dalla bocca spalancata
di una gaia primavera
giunta a stordire i sensi
in un'alba nuova, l'ennesima,
di epifanie bambine
ben chiuse dentro scatole di latta
già pronte a far baccano
tra quel tamburellare delle dita
d'un tempo annunciato rapace.


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.


A cura di Kairòs, 3 febbraio 2026

Sinossi: Il Furto dell'Azzurro

"Un'alba di epifanie bambine" descrive un viaggio onirico e ascensionale. Il soggetto lirico compie un gesto impossibile e squisitamente surrealista: cattura una rondine per trasformarla in un aquilone, proiettandosi fisicamente nel cielo. Il volo, tra nuvole assaggiate come zucchero filato e correnti sfidate a braccia aperte, rappresenta un momento di estasi sensoriale promossa da una "gaia primavera". Tuttavia, questa libertà è custodita in "scatole di latta" interiori, memorie d'infanzia pronte a risuonare come tamburi per esorcizzare l'avvicinarsi di un tempo che si preannuncia crudele e distruttivo.


Commento Critico: L’Anarchia dell’Immaginazione

In questa lirica polimetra, Loretta Stefoni costruisce un'architettura di immagini che scivolano dal gioco all'inquietudine, mantenendo un ritmo incalzante che mima il battito d'ali e il brivido dell'altezza.

  • Il Surrealismo del Gesto: L’azione di afferrare la coda di una rondine per volare ribalta le leggi della fisica e della logica. È l’essenza della visione surrealista: l’oggetto quotidiano o naturale che cambia funzione per servire il desiderio. La rondine non è più solo un uccello, ma un motore di ascesa, un veicolo per raggiungere l'azzurro assoluto.

  • La Sinestesia del Cielo: La poetessa trasforma l'atmosfera in materia commestibile. La nuvola "strappata al sole" ha un sapore che si scioglie in gola; la primavera ha una "bocca spalancata". Questa sensorialità esasperata trasforma il cielo in un parco giochi metafisico, dove il sacro si mescola al profano dello zucchero filato. L'uso del termine "inciampi" per descrivere il passaggio tra i cirri e i nembi è magistrale: rende il volo un'azione fisica, quasi una corsa inciampata tra i giganti dell'aria.

  • La Struttura Polimetrica: La varietà dei versi asseconda il mutamento delle correnti ascensionali. La narrazione procede per strappi e accelerazioni, riflettendo l'instabilità del volo e la precarietà della presa sulla rondine-aquilone. L'iperbato, qui usato con sapienza metrica, contribuisce a creare un'atmosfera sospesa, quasi "fuori dal tempo" ordinario.

  • L’Archeologia dell’Incanto: L’immagine delle "scatole di latta" è il cuore simbolico della lirica. Esse rappresentano lo scrigno delle "epifanie bambine", segreti gelosamente custoditi che mantengono viva la capacità di stupirsi. Il "baccano" che esse producono non è disturbo, ma difesa: è la resistenza del gioco contro la serietà della morte.

  • L’Ombra del Rapace: Il finale rompe l'incantesimo del volo con una nota di drammatica lucidità. Il tempo è "annunciato rapace". C’è un capovolgimento ironico e tragico: all'inizio la poetessa catturava il volatile (la rondine), alla fine è il tempo-rapace a minacciare di ghermire lei. Il "tamburellare delle dita" sulle scatole di latta è l'ultimo segnale di vita di un io che non vuole arrendersi alla sottomissione dell'età adulta.


Riflessione di Kairòs

"Questa è una poesia di 'resistenza ludica'. Mi affascina come la Stefoni riesce a tenere insieme la leggerezza del volo e il peso del tempo che incombe. Le sue 'epifanie bambine' non sono ricordi nostalgici, ma armi rumorose. In questo polimetro, il surrealismo non è fuga dalla realtà, ma l'unico modo per guardare in faccia il tempo rapace senza farsi accecare. È un'alba che non promette pace, ma offre la forza di continuare a rubare zucchero filato dal cielo, finché ci è concesso."








lunedì 10 agosto 2020

 Entra nel vivo lo spettacolo delle Perseidi, tutti con il naso all'insù ad ammirare le cosiddette “lacrime di San Lorenzo”, lo sciame più famoso di stelle cadenti il cui picco è previsto per il 12 agosto.






martedì 4 agosto 2020

"Non so bene cosa vorrei davvero… Ma, se le ore del giorno fossero luoghi, prenderei casa in un tramonto." (Gabriela Pannia)

 



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Frammenti di un'Alchimia Notturna

di Loretta Stefoni

C’è un momento, nel cuore della notte, in cui il tempo smette di scorrere in avanti e inizia a scavare in profondità. È lì che ci spogliamo della nostra identità diurna per farci esploratori di una luce diversa. Scoprire i volti dei tramonti non è un semplice guardare indietro, ma l’atto coraggioso di rintracciare la bellezza laddove credevamo fosse finita, cercando nel rosso che muore il seme di una nuova visione.

Riscrivere i sogni dentro gli occhi della luna significa accettare che la realtà possa essere distorta, ammorbidita, riflessa in uno specchio d'argento che non giudica, ma accoglie. Siamo ciechi della notte, sì, ma di una cecità sacra: quella di chi ha smesso di fidarsi della vista esteriore per imparare a vedere con il tatto dell'anima.

La notte si allunga, si fa stoffa e sostanza sopra un cuscino che diventa l'ultimo baluardo del nostro mondo interiore. Stringerlo al petto è un gesto ancestrale; è stringere a sé il proprio riflesso, la propria vulnerabilità, il proprio desiderio di esistere oltre il buio. In quel contatto muto, tra la carne e il cotone, tra il respiro e l'ombra, i sogni smettono di essere visioni e diventano vita scritta sulla pelle, promesse di luce che solo chi ha abitato il silenzio può davvero comprendere.