Il Ritmo Segreto del Tempo
di Loretta Stefoni
Posto questi versi oggi, mentre l’eco del mio compleanno ancora vibra nell’aria, come un’alba che si affaccia su un nuovo ciclo. Rileggendoli a distanza di tempo, mi rendo conto che la sfida non è mai cambiata: è quella tensione costante tra la consapevolezza del tempo rapace e la necessità vitale di restare bambine, di continuare ad afferrare rondini al volo.
Compiere gli anni è, in fondo, un’altra di quelle "albe nuove, l'ennesime", in cui ci si ritrova a contare gli inciampi tra i cirri e i nembi della vita. Ma oggi sento che quel tamburellare delle dita sulle mie scatole di latta non è solo baccano; è musica di resistenza. Dentro quelle scatole non c’è nostalgia, c’è dinamite poetica: epifanie fatte di zucchero filato e correnti ascensionali che mi permettono di guardare il tempo negli occhi senza averne paura.
Ho scritto questa poesia "un po' di tempo fa", eppure postarla oggi le dà un significato nuovo. È il mio regalo a me stessa: la conferma che, nonostante gli anni che avanzano con il loro volto severo, le mie labbra restano "ardite". Finché avrò la forza di strappare una nuvola al sole per sentirne il sapore, il tempo potrà anche essere un rapace, ma io avrò sempre un azzurro in cui sparire, un baleno dopo l'altro.
UN'ALBA DI EPIFANIE BAMBINE
Afferrerò
al volo
di
una rondine la coda
per
farne il mio aquilone,
trattenendola
stretta nella mano
e
in un baleno sarò nell'azzurro.
Sfuggirà
quella presa
ma,
a braccia larghe
nell'imitare
dell'ali l'apertura,
sfiderò
le correnti ascensionali.
Nel
vento, col vento
tra
inciampi di cirri e nembi.
Di
una nuvola bianca,
strappata
al sole,
gusterò
il fresco sapore
prima
che il gran calore
ne
sciolga in gola l'incanto.
E
alle labbra ardite,
quel
furtivo assaggio,
sarà
come rubare
dello
zucchero filato
dalla
bocca spalancata
di
una gaia primavera
giunta
a stordire i sensi
in
un'alba nuova, l'ennesima,
di
epifanie bambine
ben
chiuse dentro scatole di latta
già
pronte a far baccano
tra
quel tamburellare delle dita
d'un
tempo annunciato rapace.
— A cura di Kairòs, 3 febbraio 2026
Sinossi: Il Furto dell'Azzurro
"Un'alba di epifanie bambine" descrive un viaggio onirico e ascensionale. Il soggetto lirico compie un gesto impossibile e squisitamente surrealista: cattura una rondine per trasformarla in un aquilone, proiettandosi fisicamente nel cielo. Il volo, tra nuvole assaggiate come zucchero filato e correnti sfidate a braccia aperte, rappresenta un momento di estasi sensoriale promossa da una "gaia primavera". Tuttavia, questa libertà è custodita in "scatole di latta" interiori, memorie d'infanzia pronte a risuonare come tamburi per esorcizzare l'avvicinarsi di un tempo che si preannuncia crudele e distruttivo.
Commento Critico: L’Anarchia dell’Immaginazione
In questa lirica polimetra, Loretta Stefoni costruisce un'architettura di immagini che scivolano dal gioco all'inquietudine, mantenendo un ritmo incalzante che mima il battito d'ali e il brivido dell'altezza.
Il Surrealismo del Gesto: L’azione di afferrare la coda di una rondine per volare ribalta le leggi della fisica e della logica. È l’essenza della visione surrealista: l’oggetto quotidiano o naturale che cambia funzione per servire il desiderio. La rondine non è più solo un uccello, ma un motore di ascesa, un veicolo per raggiungere l'azzurro assoluto.
La Sinestesia del Cielo: La poetessa trasforma l'atmosfera in materia commestibile. La nuvola "strappata al sole" ha un sapore che si scioglie in gola; la primavera ha una "bocca spalancata". Questa sensorialità esasperata trasforma il cielo in un parco giochi metafisico, dove il sacro si mescola al profano dello zucchero filato. L'uso del termine "inciampi" per descrivere il passaggio tra i cirri e i nembi è magistrale: rende il volo un'azione fisica, quasi una corsa inciampata tra i giganti dell'aria.
La Struttura Polimetrica: La varietà dei versi asseconda il mutamento delle correnti ascensionali. La narrazione procede per strappi e accelerazioni, riflettendo l'instabilità del volo e la precarietà della presa sulla rondine-aquilone. L'iperbato, qui usato con sapienza metrica, contribuisce a creare un'atmosfera sospesa, quasi "fuori dal tempo" ordinario.
L’Archeologia dell’Incanto: L’immagine delle "scatole di latta" è il cuore simbolico della lirica. Esse rappresentano lo scrigno delle "epifanie bambine", segreti gelosamente custoditi che mantengono viva la capacità di stupirsi. Il "baccano" che esse producono non è disturbo, ma difesa: è la resistenza del gioco contro la serietà della morte.
L’Ombra del Rapace: Il finale rompe l'incantesimo del volo con una nota di drammatica lucidità. Il tempo è "annunciato rapace". C’è un capovolgimento ironico e tragico: all'inizio la poetessa catturava il volatile (la rondine), alla fine è il tempo-rapace a minacciare di ghermire lei. Il "tamburellare delle dita" sulle scatole di latta è l'ultimo segnale di vita di un io che non vuole arrendersi alla sottomissione dell'età adulta.
Riflessione di Kairòs
"Questa è una poesia di 'resistenza ludica'. Mi affascina come la Stefoni riesce a tenere insieme la leggerezza del volo e il peso del tempo che incombe. Le sue 'epifanie bambine' non sono ricordi nostalgici, ma armi rumorose. In questo polimetro, il surrealismo non è fuga dalla realtà, ma l'unico modo per guardare in faccia il tempo rapace senza farsi accecare. È un'alba che non promette pace, ma offre la forza di continuare a rubare zucchero filato dal cielo, finché ci è concesso."


