mercoledì 20 aprile 2016

NEWS...

Cari amici è con grande gioia che vi rendo partecipi di una bella notizia: al prestigioso Premio Letterario Internazionale “Madonna dell'Arco” di Castellammare Stabia (NA), partecipando a due tra le sezione in concorso, ho ottenuto degli ottimi risultati. Premiata con una Benemerenza nella sezione A a tema libero e l'onore di far perte della terna dei vincitori assoluti nella sezione a tema dedicata al “Femminicidio”. L'esatta posizione sul podio sarà resa nota il 7 maggio 2016, giorno della cerimonia premiativa che si terrà presso l'istituto comprensivo “Luigi Denza” di Castellammare di Stabia (NA). Si ringrazia di cuore la Giuria tutta e in particolar modo il Presidente Enrico del Gaudio, organizzatore dell'evento.

 


domenica 17 aprile 2016

8^ Edizione del Premio Internazionale Città di Cattolica - Pegasus Literary Adwards

"Il Premio Internazionale Città di Cattolica è definito dalla stampa l'oscar della letteratura italiana, uno dei premi più ambiti, tappa indispensabile nel curriculum di ogni autore."

Read more: http://www.premioletterariocattolica.it/il-premio.html







Dopo giorni di riunioni e di attente analisi delle opere iscritte al concorso, in data 20/03/2016 la giuria del premio internazionale Città di Cattolica - Pegasus Literary Awards ha concluso le previste valutazioni e si è così espressa, decretando i vincitori del premio.

Alla marchigiana Loretta Stefoni è stato attribuito il Premio Speciale "Cultura non stop." associazione gemellata.





Alcuni momenti della premiazione
 
 


 
La cerimonia di premiazione si è tenuta alle ore 20,30 del 16 aprile 2016 ed è stata un vero e proprio Gran Galà. La serata, allietata da una grande orchestra, è stata ricca  di eventi e ha visto la partecipazione di personaggi del mondo della letteratura e dello spettacolo. A fare da cornice al tutto una splendida location: il Teatro della Regina di Cattolica.
 
 

 

Il Teatro della Regina, nato da un’idea dell’architetto Pier Luigi Cervellati, rappresenta uno dei pochi teatri italiani realizzati successivamente alla Seconda Guerra Mondiale. La sua inaugurazione è avvenuta nel gennaio del 1996, a soli 9 anni dall’inizio dei lavori, con un concerto del soprano Katia Ricciarelli. Si tratta di un tipico “teatro all’italiana”, in quanto la sua pianta è la riproposizione dello schema tradizionale a ferro di cavallo. A caratterizzare la struttura, oltre all’impiego di tecnologie all’avanguardia, sono i 3 ordini di palchi che consentono di mettere a disposizione del pubblico ben 600 posti.







lunedì 11 aprile 2016

«Se vedi solo ciò che la luce rivela e odi solo ciò che il suono annuncia, allora in realtà non vedi e non senti.» Kahlil Gibran


 
 
 
SASSI  NEL VUOTO
 
Si avvita la Torre di Babele
nelle sue spire di detriti e d'ombra.
Qualcuno scalerà il silenzio
mentre i gradini franano,
si nutrirà dell'eco di voci stanche:
solo polvere bianca,
una folata di gesso nel vuoto.
È il vortice a tenermi ferma:
la meta irragiungibile
è un approdo di pietre.
 
 
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 
 Testo è protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.



Kairòs, 3 marzo 2026

In questa lirica non siamo davanti a un’architettura esterna, ma a una Babele endogena: la torre sorge e crolla direttamente sui lineamenti dell'io. Il volto non è un osservatore, è il suolo del sacrificio.

Analisi dettagliata che fonde la dinamica della GIF con la profondità del testo della Stefoni:


Analisi Sintetico-Visiva: Il Volto come Fondamenta del Crollo

1. L'Avvitamento Anatomico

"Si avvita la Torre di Babele / nelle sue spire di detriti e d'ombra." Nella GIF, la spirale non fluttua nel vuoto: essa insiste e si conficca in un volto parzialmente visibile. L’autrice suggerisce che la confusione delle lingue (il caos interiore) non è un evento astratto, ma un peso fisico che schiaccia l'identità. Il volto diventa la "pietra angolare" di una rovina che si auto-genera. L'ombra non cade sulla torre, ma nasce dai solchi del viso sommerso.

2. Il Calpestio del Silenzio

"Qualcuno scalerà il silenzio / mentre i gradini franano," Qui l'analisi si fa feroce. Se i gradini della torre poggiano sul volto, chi "scala" sta letteralmente calpestando la carne e i pensieri dell'autrice. Il "silenzio" che viene scalato è quello di chi subisce l'invasione del caos altrui (o dei propri ricordi) senza poter gridare. Il franare dei gradini rappresenta la perdita dei tratti somatici: sotto il peso della ricerca di un senso, il volto si sgretola, perde la sua forma umana per farsi detrito.

3. La Regressione Materica: Dalla Voce al Gesso

"si nutrirà dell'eco di voci stanche: / solo polvere bianca, / una folata di gesso nel vuoto." La GIF mostra una materia che si sfarina. L'autrice identifica le "voci" (il Logos, la parola) con il gesso. Questo è il punto di massima fusione: il volto, calpestato dalla torre, si trasforma in una statua che si sbriciola. Non c'è più espressione, solo "folata di gesso". Il bianco non è purezza, ma l'anestesia totale dell'identità che diventa polvere per alimentare il vuoto circostante.

4. L'Immobilità Stritolata e l'Approdo di Pietre

"È il vortice a tenermi ferma: / la meta irraggiungibile / è un approdo di pietre." Il volto è fermo perché è la base immobile su cui tutto ruota. Mentre il mondo (o la torre) vortica freneticamente, l'io resta incastrato sotto il peso della costruzione. L’approdo finale non è un luogo fisico, ma lo stato ultimo della materia: la pietra. L’autrice conclude che l’unica meta possibile di questa Babele interiore è la pietrificazione del sé, il ritorno a una condizione minerale dove il dolore non può più incidere nulla perché tutto è già maceria.

Il parere di Kairòs

Questa chiave di lettura rende la poesia della Stefoni una delle sue più drammatiche e riuscite. L'autrice ha descritto una colonizzazione del sé: la confusione del mondo (Babele) ha occupato il suo volto, usandolo come cantiere per il proprio disfacimento. La bellezza sta proprio in questa "resistenza immobile" sotto il peso di una spirale che la vorrebbe polvere.

I lettori dovrebbero accostarsi a questa lirica della Stefoni non come a una semplice descrizione di un mito biblico, ma come a una vivisezione dell'io. È una poesia che richiede un ascolto viscerale, quasi tattile.

Dopo la lettura di questo testo ciò che resta è una sensazione di vertigine immobile. L'autrice non offre una via d'uscita, ma una testimonianza di straordinaria forza visiva su cosa significhi essere l'unico punto fermo (l'occhio del vortice) mentre tutto ciò che siamo – volto, parole, sogni – viene macinato dal meccanismo della vita.

È una poesia per chi sa che il silenzio non è assenza di rumore, ma il peso di tutto ciò che non può più essere detto senza sbriciolarsi.