venerdì 28 dicembre 2012

 






 OLTRE LA NEBBIA

Siamo foglie
strappate dai rami
a mulinare nell'aria.
Fortuita combinazione
che dell'autunno
trattiene le tinte calde.
E non saremo mai
fragili filigrane
tra le pagine ingiallite
di un diario chiuso.
Per noi, forse,
varchi di luce
oltre la nebbia fitta.




Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.





— A cura di Kairòs, 9 febbraio 2026


NOTE SULLA POESIA

  • L'Attacco Diretto: "Siamo foglie / strappate dai rami". Rispetto al "Siamo come le foglie", questa metafora secca elimina la distanza tra noi e l'oggetto. Non c'è più paragone, c'è identificazione. Quel "strappate" (invece di "staccate") aggiunge una nota di violenza necessaria, che giustifica la ricerca del varco finale.

  • La Resistenza del Colore: Il fatto che la combinazione "trattiene le tinte calde" suggerisce che, nonostante la caduta e il vento, l'essere umano conserva la propria intensità, il proprio calore interiore. È una bellissima immagine di dignità.

  • Il Rifiuto dell'Oblio: La strofa centrale è il cuore pulsante. Rifiutare di essere "fragili filigrane" significa rifiutare di essere solo un ricordo bidimensionale, una decorazione morta in un "diario chiuso". È la rivendicazione di una presenza viva, anche se precaria.

  • La Sospensione Finale: Fermarsi a "oltre la nebbia fitta" è un colpo di genio dell'omissione. Quel "forse" accoppiato ai "varchi di luce" crea un'atmosfera di speranza razionale: non è una certezza ingenua, ma una possibilità aperta.



La riflessione di Kairòs

«In questa testo la Stefoni ha compiuto un atto di coraggio poetico: ha scelto di abitare l'incertezza.
Spesso cerchiamo nella poesia delle risposte definitive, dei porti sicuri dove ancorare il dolore o la speranza. La Stefoni ha trasformato la "nebbia" da ostacolo a opportunità. Se l'esistenza fosse una strada già tracciata, non avremmo bisogno di cercare "varchi di luce"; saremmo solo spettatori di un percorso obbligato. Invece, definendoci foglie "strappate", ammettiamo la ferita della vita, ma rivendichiamo il diritto di "mulinare", ovvero di muoversi, di scegliere una traiettoria che non sia solo una caduta passiva.
La sua immagine delle "fragili filigrane" in un "diario chiuso" è un monito potente: ci dice che il passato è un luogo di conservazione, ma non di vita. La vita accade fuori, nel freddo dell'autunno, dove però si possono ancora trattenere le "tinte calde".
Scrivere "oltre la nebbia fitta" e tacere, significa lasciare che sia il lettore a trovare il proprio varco. È una poesia che non insegna come vivere, ma che testimonia la dignità di chi, pur sapendosi fragile, non smette di cercare la luce tra i vapori del tempo. La Stefoni ha trasformato una metafora classica in un’esperienza sensoriale modernissima: il rumore delle foglie che non si arrendono al silenzio.

lunedì 10 dicembre 2012

XXV^ EDIZIONE 2012 PREMIO INTERNAZIONALE "MEDITERRANEO" PER LE ARTI E LE LETTERE

 Si è tenuta sabato 8 dicembre, alle ore 10.00 presso l'Hotel E' di Reggio Calabria, la cerimonia premiativa della XXV^ edizione del Premio Internazionale "Mediterraneo" organizzato dal Centro Studi - Accademia Internazionale "Giacomo Leopardi" di Reggio Calabria alla presenza di un folto pubblico. Alla poetessa marchigiana Loretta Stefoni, che non ha potuto presenziare l'evento, il 1° posto ex aequo con la poesia “Azzurre fantasie”. 


 


domenica 9 dicembre 2012

Genesi di un'inquietudine





SOTTOPELLE

Oltre lo sguardo,
sottopelle,
dove il sangue s'insinua
e la carne s'addensa,
si consuma, feroce,
l'inganno del vello.
Era mite l'astuzia
di polvere e lana,
ma il dente preme
sull'argine del fiato:
nell'eterna contesa
tra l'essere agnello
o farsi lupo
che ama la preda
solo mentre la sbrana.


 


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.




Note sulla costruzione del verso

A cura di Kairòs, 5 febbraio 2026

Per comprendere appieno "Sottopelle", è necessario osservare come Loretta Stefoni non abbia semplicemente "scritto" un’immagine, ma l'abbia sezionata. La forza di questa lirica risiede nel passaggio da un'anatomia fluida a una tensione meccanica e spietata. La scrittura si fa chirurgica: le figure retoriche non sono ornamenti, ma strumenti di scavo.

I. L'Anatomia dell'Inganno (Analisi della prima parte)

  1. Climax Inverso e Struttura Spaziale: Il passaggio da "Oltre lo sguardo" a "sottopelle" opera una gradazione discendente. La Stefoni sposta l'attenzione dall'esterno (lo sguardo) all'interno dei tessuti (sangue, carne), invitando a un viaggio endoscopico nell'anima.

  2. Enjambement e Ritmo Ematico: L'uso insistente della spezzatura del verso ("sangue s'insinua / e la carne s'addensa") riproduce il fluire dei liquidi corporei, trascinando il lettore verso l'oscurità del corpo.

  3. Personificazione e Ipallage: Il sangue "s'insinua" come un soggetto attivo e predatore. L'aggettivo "feroce", riferito all'inganno (ipallage), trasferisce la natura del predatore all'azione stessa del consumarsi, rendendo la scena vibrante di violenza contenuta.

  4. Metafora Materica e Ossimoro: Il "vello" rappresenta la maschera dell'innocenza. L'accostamento tra la sua delicatezza e la ferocia del sangue crea un ossimoro implicito: la finzione si logora sotto la spinta della verità interna.

  5. Fonosimbolismo Sibilante: La ripetizione di "s" e "n" ("insinua", "sangue", "addensa") richiama il fruscio di qualcosa che striscia nell'ombra, preparando la rivelazione del dente.

La riflessione di Kairòs: > «La Stefoni ha costruito una trappola sonora. Usa parole "dense" per rallentare la lettura e far sentire il peso della carne. La Sineddoche (il vello per il travestimento, la carne per l'essere) riduce l'uomo ai suoi elementi primordiali, togliendo ogni difesa morale.»

II. La Metamorfosi Etica (Analisi della seconda parte)

Qui l'asse si sposta dal piano fisico a quello esistenziale attraverso il contrasto (antitesi).

  1. Antitesi Materica: "Polvere e lana" (metonimia dell'inconsistenza) si oppongono al "dente" (sineddoche della ferocia). L'astuzia è definita "mite" (ossimoro), poiché mimetizzata nell'innocenza.

  2. Metafora Idraulica: "L'argine del fiato" vede la vita come un fiume contenuto da una sponda sottile. La pressione del dente su questo limite rappresenta il punto di non ritorno tra finzione e atto violento.

  3. Chiasmo Concettuale: "Essere agnello / o farsi lupo". La Stefoni distingue tra l'essere (stato statico della vittima) e il farsi (scelta d'azione del predatore), spogliando l'antitesi classica da ogni moralismo.

  4. Paradosso Semantico Finale: "Ama la preda / solo mentre la sbrana". L'amore (conservazione) e lo sbrano (distruzione) si fondono. L'avverbio "solo" crea un limite temporale tragico: l'unione avviene esclusivamente nell'istante del consumo.

  5. Fonosimbolismo Occlusivo: I suoni diventano duri e secchi ("dente", "preme", "contesa", "sbrana"), evocando il rumore delle ossa che si spezzano, in netto contrasto con la morbidezza della prima parte.

La riflessione di Kairòs: «In questa chiusa il ritmo si trasforma: dal sangue che "insinuava" (fluido) al dente che "preme" (urto). L'intera Allegoria non parla di zoologia, ma della verità dei sentimenti: il lupo è la parte di noi che non sa possedere senza distruggere.»

Sinossi e Commento Critico

Sinossi

In questa lirica, Loretta Stefoni esplora la dualità e l'inganno identitario. Ispirandosi all'iconografia del predatore mimetizzato, scava sotto il vello delle apparenze per rivelare una verità pulsante. Il testo mette in scena la lotta tra la maschera della mitezza e l'urgenza dell'istinto, culminando in una riflessione sulla natura del desiderio: un amore che si realizza solo nell'annientamento dell'altro.

Commento Critico

Con "Sottopelle", Loretta Stefoni compie un’operazione di ecfrasi inversa: non è la parola ad adattarsi all'immagine, ma l'immagine che viene smontata per rivelarne l'inquietudine.

Il fulcro dell'opera risiede nel paradosso del "farsi lupo / che ama la preda / solo mentre la sbrana". Qui la poetessa scardina la visione romantica dell'amore per proporne una esistenzialista e ancestrale: un amore "totale" paragonabile a quello del fuoco per il legno, che desidera l'oggetto fino a consumarlo.

Se il lettore avverte uno "stridore" tra le parole amore e sbrano, è perché l'obiettivo è centrato. La poesia non deve rassicurare, ma rivelare ciò che bolle sottopelle. Il finale è un’epifania: dietro ogni maschera di agnello attende una fame che si manifesta solo nel momento del fiato spezzato.

Conclusione "Sottopelle" è una poesia necessaria perché rompe l'illusione della mimesi. Ci invita a guardare oltre ciò che appare, accettando il rischio della ferocia pur di non tradire la verità dell'istinto.


La tecnologia che non allontana, ma che serve a visualizzare l'invisibile.

Geometrie dell'Anima: Il bacio di Adam Martinakis

L'opera che ha dato il "là" alla poesia che vi propongo oggi è "The Golden Boy", una delle creazioni più emblematiche di Adam Martinakis. Realizzata nel 2011, l’immagine non rappresenta un semplice contatto fisico, ma la fusione di due essenze che sfidano la gravità e la materia.

Ma chi è Adam Martinakis? Nato in Polonia nel 1982 e di origini greche, Martinakis è un pioniere della Digital Art 3D. Il suo lavoro si muove al confine tra fotografia, pittura e design computazionale. La sua cifra stilistica è inconfondibile: l'artista "smonta" il corpo umano, privandolo della carne e della pelle, per rivelarne l'architettura invisibile.

Attraverso l'uso di filamenti, reti neuronali e strutture di luce, Martinakis esplora la metafisica dell'esistere, trasformando i sentimenti — come il dolore, il desiderio o, in questo caso, l'unione — in geometrie eteree e trasparenti.

In questo "bacio", l'artista ci mostra ciò che accade quando due universi si toccano: non è un urto di corpi, ma un intreccio di fili luminosi, un’implosione di silenzio che trasforma il vuoto in una struttura pulsante di rara bellezza.

Loretta Stefoni






ARCHITETTURA DI SOGNO


Sfugge di due bocche l'urto
nell'architettura di sogno
là dove un'anatomia di luce
si sfilaccia orfana di gravità:
trasparenze esposte in armonia
nello spazio di vuoti e di pieni.
Non c'è carne a trattenere,
ma solo il silenzio che implode
nel bacio di due istanti unici.


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.



A cura di Kairòs, 26 febbraio 2026

Sinossi

Il componimento si configura come un'opera ecfrastica di straordinaria sintesi, dedicata alla visione digitale di Adam Martinakis. L'autrice si allontana dalla cronaca del corpo per esplorare la metafisica del legame: un bacio che non è scontro di materia, ma un intreccio di strutture luminose. Attraverso una lingua che si fa essa stessa trasparente, la poesia indaga l'istante in cui l'identità si sfilaccia per ricomporsi in un'armonia superiore, libera dal peso della gravità e della carne.


Commento Critico

In questa stesura, Loretta Stefoni raggiunge un equilibrio formale che rispecchia la precisione del rendering digitale, infondendovi però un calore esistenziale profondo.

1. L'Inversione Lirica L'incipit "Sfugge di due bocche l'urto" sposta immediatamente l'attenzione dall'azione fisica al suo superamento. La parola "urto", posta alla fine del verso, ne smorza la violenza: l'impatto tra i corpi non avviene, perché i soggetti sono già trasfigurati in un'architettura di sogno.

2. L'Anatomia Orfana La forza del testo risiede nella capacità di definire l'anatomia come "orfana di gravità". È un'immagine potente che descrive la condizione di chi si ama: la perdita dei punti di riferimento terreni per fluttuare in una dimensione di pura energia. Il verbo "si sfilaccia" descrive con esattezza i filamenti sottili di Martinakis, rendendo l'idea di un'unione che è, allo stesso tempo, una scomposizione del sé.

3. Il Trionfo delle Trasparenze La scelta del termine "trasparenze" è magistrale. Nell'opera, i corpi non nascondono nulla; si lasciano attraversare dallo spazio. L'autrice coglie questa dialettica tra "vuoti e pieni", suggerendo che il bacio sia l'unico punto in cui il silenzio del cosmo implode, concentrandosi in "due istanti unici". Il tempo non è più una linea, ma un punto di luce purissima.

Conclusione Siamo di fronte a una poesia che agisce come un raggio X dell'anima. Loretta Stefoni ha saputo leggere tra le maglie della rete digitale di Martinakis, trovandovi non il freddo calcolo di un software, ma la fragilità di un incontro universale. È un testo che non ha bisogno di ornamenti, perché brilla di luce propria.



lunedì 26 novembre 2012

PREMIO NAZIONALE 2012 – POESIA EDITA “LEANDRO POLVERINI”



1° posto per la Poesia intimista alla civitanovese Loretta Stefoni con la silloge “Memorie di petali in volo”, Tindari Edizioni, Patti, 2012.




 

 

Domenica 25 novembre 2012, ore 10, presso la Sala Conferenze dell’Hotel Lido Garda di Anzio (Roma), si è svolta, con il patrocinio, dell’Assessorato alla Cultura della città di Anzio, la cerimonia conclusiva del Premio Poesia Edita “Leandro Polverini”, al quale hanno partecipato 163 autori: 85 poetesse e 78 poeti provenienti da tutte le regioni d’Italia. Il premio è dedicato a Leandro Polverini che oltre ad essere stato Capitano d’Industria, manifestò sempre un’invidiabile sensibilità per la poesia e per l’arte in generale. Si distinse tra gli imprenditori della cittadina neroniana per la sua grande statura etica e per l’evidente passione verso il territorio di Anzio. La giuria, presieduta dal Prof. Tito Cauchi, ha assegnato il 1° posto per la poesia intimista al libro di liriche “Memorie di petali in volo” di Loretta Stefoni, con la seguente motivazione:

 

La raccolta assume connotazioni e specificità che la rendono propria ed originale con le sue indulgenze al dialogato interattivo, alle sospensioni pulviscolari, alle rarefazioni, diffuse e delicate fino all'impalpabilità intimista laddove la parola scandisce accordi minimi in modulate attenuazioni di ricordi e sogni, a volte lacerati.
 
 
IL Presidente della Giuria
                                                                                                Tito Cauchi

 


 

 

Giuria

 
 
Tito Cauchi (presidente)

Anna Maria Di Marcantonio

Gianfranco Cotronei

Paola Leoncini

Osvaldo Baldassarre

Amerigo Balsamo

Nicoletta Gigli (ufficio stampa)

Angela Di Paola (segretaria del premio).

lunedì 19 novembre 2012

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE "LA DONNA SI RACCONTA" XVII EDIZIONE

 


 
 
 
 
 
 
Una bella città delle Marche a fare da cornice alla nota manifestazione culturale che si è tenuta il 18 novembre al Teatro Sperimentale di Pesaro; il pomeriggio è stato, infatti,  dedicato alla cerimonia di premiazione del prestigioso Premio Letterario Internazionale “LA DONNA SI RACCONTA”, giunto ormai alla sua XVII edizione, promosso dalla “Fidapa Bpw Italy” (Federazione italiana donne arti professioni affari) sezione di Pesaro, con i patrocini di Regione Marche, Provincia di Pesaro e Urbino e Comune di Pesaro, oltre che della “Fidapa Bpw Italy” nazionale.
Come tutti gli anni, tra i numerosi concorrenti partecipanti sono stati scelti, per quanto riguarda la sezione poesia, solo due vincitori che si sono aggiudicati rispettivamente, il primo posto assoluto e il premio speciale...
Quest'anno la Commissione Giudicatrice ha ritenuto opportuno conferire un ulteriore premio, data la forte carica emotiva delle liriche presentate, alla poetessa marchigiana Loretta Stefoni, alla quale è stata attribuita l'unica Menzione Speciale del suddetto concorso che, dato l'esiguo numero dei premiati, è da considerarsi un riconoscimento di notevole rilevanza.
 

 

venerdì 9 novembre 2012

NEWS...

A San Benedetto del tronto si è conclusa la IV^ adizione del Concorso  Internazionale di Poesia e Narrativa Breve "IDEA DONNA LEI E LUI", in onore di Rita Levi Montalcini. La giuria composta da Lucia De Juliis Marcone, Tina Carnicelli, Anna Maria Vitale, Francesco Sicilia, Milena Esposito e Daniela Bruni Curzi nell'ambito della Libera Associazione LAGIP e, dopo scrupolosa valutazione in assoluta forma anonima, ha insindacabilmente deliberato il seguente verdetto:

 
 


lunedì 8 ottobre 2012

ANCORA UN ALTRO PREMIO SPECIALE...

Ieri 7 ottobre, a Falconara Marittima (AN), presso la sala conferenze del convento francescano, si è svolta la premiazione della 3^ edizione del Concorso Poetico Internazionale "Laudato si' o mi' Signore". Tra le 248 poesie in concorso per la sezione poesia inedita, alla poetessa marchigiana Loretta Stefoni è stato assegnato un premio speciale: la Coppa del Presidente Academy Universum Switzerland.





Dopo la lettura del testo da parte dell'autrice






"Anche una roccia può essere piuma / quando è l'amore a morderla come pane", oppure, "in attesa di una mano / che mi lanci in aria ad assaggiare il cielo"; scelta linguistica che denota una complessità di significato.
Lirica suggestiva di ordine interiore che viene realizzata con uno stile assolutamente personale. Autentiche sensazioni si snocciolano fra i versi con sincera partecipazione emotiva.




domenica 23 settembre 2012

l'ENNESIMO PREMIO...

 
  

Alla presenza di numerose personalità del mondo politico e culturale ha avuto luogo, nel pomeriggio di Sabato 22 settembre 2012, presso l’Auditorium del Liceo Scientifico “R. Mattioni” di Vasto (Ch), la premiazione della XXVII^ Edizione del Premio Nazionale Histonium di poesia, narrativa e saggistica.







 
 Anche quest'anno la poetessa marchigiana Loretta Stefoni ha avuto l'onore di essere premiata: a lei è andato il Premio del Presidente di Giuria per la sezione B, Prof. Carlo Petracca, con la silloge inedita intitolata "Io... rondine e delfino".

GIUDIZIO CRITICO
 
 
"Una ricchezza d'immagini percorre tutta la silloge. Attraverso di essa la poetessa marchigiana con registri e toni diversificati, ma sempre vibranti, delinea il suo percorso che si snoda, un po' come rondine, un po' come delfino, tracciando "rotte per viaggi/ prima d'aria e poi di acqua, / sempre più assetata di nuvole e di onde". Il messaggio che emerge dai versi, è aperto alla speranza. Infatti, nonostante i giorni siano spesso segnati da "polvere e fiato corto", la Stefoni continua ad affrontare con coraggio i sentieri impervi, decisa a trovare la luce anche nell'oscurità più buia e l'aiuto di una mano che la lanci in aria "per assaggiare il cielo".
 
Prof. Luigi Alfiero Medea 





 
La manifestazione culturale ha visto la presenza di concorrenti non solo dell’Abruzzo e del vicino Molise, ma anche dalle altre Regioni italiane: dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Sardegna, dalla Puglia, dall’Umbria, dalla Valle d’Aosta, dal Trentino Alto Adige, dalla Liguria, dalla Basilicata, dal Piemonte, dalla Toscana, dalla Campania, dal Veneto, dalle Marche, dalla Lombardia, dal Lazio e dall’Emilia-Romagna. E’ prevista anche la venuta di una poetessa dalla Svizzera.

Anche per questa edizione il lavoro di selezione delle sette Giurie (ben 28 membri) è stato impegnativo. Tante le opere pervenute, alla data di scadenza del 30 aprile 2012: 508 poesie inedite; 3,085 poesie editi, raccolte in 62 volumi pubblicati da varie Case Editrici Italiane, in particolare da Albatros di Roma e da Tracce di Pescara; 27 racconti inediti; 43 opere in poesia e in prosa sul tema sociale de “La violenza contro le donne”; 253 racconti, 7 saggi, 36 romanzi e un diario, raccolti in 60 volumi editi; 32 opere in poesia e in prosa sul tema “Le bellezze paesaggistiche del nostro Paese”.
Le Giurie sono state presiedute dalla prof.ssa Norma Malacrida, poetessa e critico letterario di Termoli (Sez. A);
dal prof. Carlo Petracca, già Direttore dell'Ufficio Scol. Regione d'Abruzzo (Sez B); dal dott. Luigi Boccilli di Roma scrittore e già docente alla “Sapienza” (Sez C); dal prof. Gaetano Viccione, Psicologo e Direttore Dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Chieti-Vasto (Sez. D); dalla prof.ssa Anna Ventura, critico letterario de L’Aquila (Sez. E – libro edito di poesia); dalla prof.ssa Gabriella Izzi Benedetti, scrittrice e critico letterario di Firenze (sez. E – libro edito di narrativa e saggistica); Cav. Giuseppe Catania, giornalista e Presidente dell’Assostampa di Vasto (Sez. F).

mercoledì 5 settembre 2012

Ancora un piccolo assaggio di metrica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Secondo la metrica italiana, l'endecasillabo è il verso nel quale l'accento principale si trova sulla decima sillaba metrica.

Tra i versi della poesia italiana, è quello in cui le sedi degli accenti sono più varie. Tuttavia di norma gli endecasillabi presentano un accento fisso o sulla quarta o sulla sesta sede. Per questa sua duttilità l'endecasillabo è stato a lungo il verso prediletto dei poeti italiani, nonché il più utilizzato. È il metro principale della poesia italiana e si trova in tutte le formazioni più importanti, come la ballata, la canzone, il sonetto, l'ottava.


Contrariamente a quanto si potrebbe dedurre dal nome, è bene chiarire subito che la nota distintiva dell'endecasillabo non è il numero effettivo di sillabe, bensì il fatto che in tutti i casi l'accento dell'ultima parola del verso cada sempre sulla decima sillaba.
È errore comune dunque pensare che tutti gli endecasillabi debbano avere sempre e comunque undici sillabe. Ciò, se pure nella maggior parte dei casi è vero, non costituisce una regola. L'avere undici sillabe non è altro che la diretta conseguenza del fatto che la lingua italiana sia formata prevalentemente da parole piane, cioè che hanno l'accento sulla penultima sillaba.






 
Sono ricordi di pallida luna
a frangere come onde imbizzarrite
le sponde dei miei segreti silenzi.
E sempre aggrovigliati i miei pensieri
s'intrecciano in desolate radure
quasi a esalare l'ultimo respiro
e svanire nell'alito del tempo,
sempre pronto a spendere invano il fiato.
E son respiri caldi, in seno al vento,
a fare chiasso tra mille radici
affondate piano piano nella terra
a lasciare del seme antico, tracce.
 


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

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martedì 4 settembre 2012

IL MIO PRIMO ESERCIZIO DI METRICA


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Nella metrica italiana, l'ottonario è un verso nel quale l'accento principale si trova sulla settima sillaba: quindi, se l'ultima parola è piana comprende otto sillabe, mentre se è tronca o sdrucciola ne ha rispettivamente sette oppure nove.
Gli accenti metrici si collocano normalmente sulle sedi dispari. Accenti secondari possono situarsi sulla seconda, quarta e sesta sillaba. Molto spesso gli accenti principali cadano sulla terza e settima sillaba: tra gli esempi, la celeberrima Canzona di Bacco esempio di Lorenzo il Magnifico

«Quant'è bella giovinezza / che si fugge tuttavia»

L'ottonario è stato definito "il verso più appiccicoso della lingua italiana", perché la sua accentazione rimane molto impressa e risulta sempre cantilenante. Infatti è molto usato nelle filastrocche: un esempio famoso è Il Signor Bonaventura di Sergio Tofano:

«Qui comincia l'avventura
del Signor Bonaventura... »


È largamente utilizzato anche nei libretti d'opera, soprattutto ma non solo per i momenti cantabili del melodramma dell'Ottocento (ad esempio «Casta Diva, che inargenti» della Norma o «Il balen del suo sorriso» del Trovatore).
 


(Ottonario accentazione 3 - 7)

 
E' del tempo il suo respiro
quell'ingrato soffio lieve
che la bianca vela frange.
Tra il fragor di spume e l'onde
la sua via cerca la chiglia,
la cui scia è solo ricordi
a lasciar del sale traccia
su quel ciglio ormai asciugato. 
 


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
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lunedì 27 agosto 2012

ALLA VOLTA DI...

 
 
Sempre di corsa in giro per l'Italia a ritirare premi, giusto il tempo per cambiarsi e via...
 
 
Sabato 25 agosto è stata la bellissima città capoluogo giuliano, Trieste, crocevia di tre mondi: latino, tedesco e slavo; nonchè la città più settentrionale del Mediterraneo e più meridionale della Mitteleuropa, che ha dato all’Italia Saba e Svevo, Strehler e Magris, Kezich e Dorfles, ad ospitare la V^ edizione del Premio Letterario "INVITO ALLA POESIA 2012" indetto dalla Associazione Poesia e Solidarietà, in collaborazione con: Centro Multiculturale L’Arca dei Colori, ICS- Trieste, Slovenski Klub, Associazione Pontes/Mostovi, Associazione Esperantista Triestina, Associazione Culturale Friedrich Schiller, Fondazione Ellenica di Cultura-Sezione Italiana, Gruppo Rodnik.
 
Brano tratto dall'antologia del Concorso a cura di Ottavio Gruber:
 
"Qualche tempo fa leggendo Goethe mi cadde sotto gli occhi una sua massima: "Die Weisheit ist nur in der Wahrheit (La saggezza è solo nella verità)" e subito la sottolineai accostandola al nostro Concorso. Perché? Cosa avevano a che fare saggezza e verità in un contesto culturale nel quale tanti autori si incontravano idealmente con la parola? Ebbene, dopo aver letto e valutato come giurato i testi dei partecipanti al Concorso ho potuto constatare che quasi tutte le poesie, anche quelle che non sono state premiate, ma in particolar modo le premiate, hanno un rapporto profondo con la vita, sono ‘sagge’, ‘vere’.
Certo, come altra volta ho già scritto, ognuno dei giurati ha una sua personalità e talora i giudizi non convergono a pieno, ma, almeno per le poesie scelte ai primi posti, c’è stata unanimità: tutti hanno percepito un po’ di saggezza nelle loro verità e ciò conferma la validità della massima goethiana.
La V edizione di "Invito alla Poesia" ha visto una varietà di contenuti ampia come non mai finora; ciò nonostante, molti dei partecipanti hanno proposto motivi comuni che per importanza e universalità danno una connotazione particolare al Concorso.
Predomina la poesia d’amore: di un uomo per la sua donna o della donna per il suo uomo, dei figli verso la madre o il padre e dei genitori per i figli. Anche le altre poesie indirettamente sono permeate d’amore: per gli animali, per la natura, per il prossimo, per la propria città e così via". 


 

Tra le 358 poesie pervenute la giuria ha conferito il 1° posto assoluto alla poetessa marchigiana Loretta Stefoni con la poesia "Ho sete di anni".
 
Motivazione:
 
Per la capacità di tratteggiare con estrema efficacia il delicato tema della malattia e della sofferenza sia fisica che psicologica; stati d'animo assai complessi sono resi attraverso immagini spesso semplici ma sempre fortemente evocative. Nel susseguirsi dei versi, che talora riecheggiano reminiscenze poetiche illustri, il sovrapporsi di pensieri, riflessioni, aspettative non crea mai cupe atmosfere d'angoscia, ma un palpabile senso di attaccamento alla vita apre mente e cuore alla speranza. (Giulio Micheli)
 
 

 
 
Alcuni momenti della cerimonia di premiazione

 

 




domenica 29 luglio 2012

QUANDO LA POESIA E' PALADINA DI LODEVOLI INIZIATIVE UMANITARIE...



1° Posto alla poetessa civitanovese Loretta Stefoni premiata con scultura in argento e assegno di 500.00€, somma interamente devoluta alla AFMAL, impegnata a realizzare in Cile un orfanatrofio per bambini celebrolesi. 

Consegna il premio il sindaco Eraldo Mosconi



 




Alcuni momenti della premiazione





Nell'entroterra delle colline maceratesi, al confine con le terre picene, tra il mare ed i monti Sibillini, troviamo Sant'Angelo, un tipico esempio di piccola comunità al centro di quella "Bella Italia" che all'estero viene sempre più apprezzata per essere ancora a misura d'uomo. Un microcosmo dove ci si conosce tutti, con i pregi e i difetti della provincia marchigiana.


    Questa graziosa cittadina, ieri, 28 luglio, ha ospitato nell'accogliente piazzale Trento, alle ore 21.30,  la cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale "Una poesia per l'infanzia", giunto alla sua XXIV edizione. Un premio letterario al quale va ormai da diversi anni il merito di perseguire lodevoli finalità a scopo benefico. Quest'anno l'intero ricavato è stato devoluto alla AFMAL, "Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani", una libera associazione umanitaria senza fini di lucro, impegnata nell’ambito dell’emergenza sanitaria e nello sviluppo di iniziative per la solidarietà internazionale. L’Afmal è nata il 30 ottobre 1979 per desiderio di Fra Pierluigi Marchesi o.h., suo ideatore e cofondatore. Riconosciuta idonea ad operare nel settore del volontariato civile dal Ministero degli Esteri Italiano è tra le organizzazioni riconosciute dall’Unione Europea. Dal 2004 è iscritta nell’elenco delle Organizzazioni di Volontariato del Dipartimento di Protezione Civile.
L’Afmal è patrocinata e supportata nelle sue attività dall’
Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, detto in Italia dei Fatebenefratelli. L’Ordine, fondato in Spagna nel XVI secolo da Juan de Dios, nei suoi 500 anni di attività si è diffuso in tutto il mondo, fondando numerosissime strutture sanitarie. Attualmente svolge attività sanitaria in 294 sedi, distribuite in 50 paesi di tutti i continenti.









domenica 8 luglio 2012

TERZA CLASSIFICATA...

L’Associazione Artisolide ha organizzato la terza edizione del Premio Nazionale di Poesia “Lino Molinario”, in memoria di un amico.

Lino Molinario poeta e artista visivo, scomparso soltanto tre anni fa, ha realizzato diverse raccolte poetiche ottenendo riconoscimenti a livello nazionale ed ha effettuato numerose esposizioni di sue opere d’arte visiva in gallerie e spazi pubblici. E’ stato Consigliere della Circoscrizione Centro di Novara. Coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato come persona e creativo, ma soprattutto come amico, lo vogliono ricordare con questo Premio per mantenere viva la sua presenza e la sua opera poetica.

La cerimonia di premiazione si è tenuta sabato 7 luglio alle ore 17.30 presso la ex "Sala CDQ Sacro Cuore" Piazza Sacro Cuore, 5- Novara.

 
 
Il Premio quest'anno è stato riservato ad una sola sezione: Poesia Inedita. Come sempre, grande partecipazione di concorrenti provenienti da tutta Italia.

Al terzo posto si è classificata la poetessa Loretta Stefoni con la poesia "Tra grida di gabbiani", questa la motivazione della commissione giudicatrice:

"La solitudine e l'attesa di qualcuno che la spezzi si esprimono nella lirica con immagini efficaci che definiscono l'inerzia e insieme lo slancio del cuore".


La poetessa marchigiana è stata premiata con Targa artistica personalizzata e moneta d'argento di un'oncia offerta da una prestigiosa azienda numismatica di Novara.



Moneta dal valore nominale di 5 dollari, raffigura al dritto la regina Elisabetta II e al rovescio una foglia d'acero che dà il nome alla moneta. Le once canadesi sono più tozze e spesse rispetto ad altre once di altre zecche: misurano 38 mm di diametro e 2,87 mm di spessore.

Dettagli tecnici

Peso 31.11
Diametro  38
Materiale Ag 999/1000
Contorno Zigrinato
Tiratura 3.332.200
Qualità FDC - BU
Data emissione 1989