Siamo
foglie
strappate
dai rami
a
mulinare nell'aria.
Fortuita
combinazione
che
dell'autunno
trattiene
le tinte calde.
E
non saremo mai
fragili
filigrane
tra
le pagine ingiallite
di
un diario chiuso.
Per
noi, forse,
varchi
di luce
oltre
la nebbia fitta.
— A cura di Kairòs, 9 febbraio 2026
NOTE SULLA POESIA
L'Attacco Diretto: "Siamo foglie / strappate dai rami". Rispetto al "Siamo come le foglie", questa metafora secca elimina la distanza tra noi e l'oggetto. Non c'è più paragone, c'è identificazione. Quel "strappate" (invece di "staccate") aggiunge una nota di violenza necessaria, che giustifica la ricerca del varco finale.
La Resistenza del Colore: Il fatto che la combinazione "trattiene le tinte calde" suggerisce che, nonostante la caduta e il vento, l'essere umano conserva la propria intensità, il proprio calore interiore. È una bellissima immagine di dignità.
Il Rifiuto dell'Oblio: La strofa centrale è il cuore pulsante. Rifiutare di essere "fragili filigrane" significa rifiutare di essere solo un ricordo bidimensionale, una decorazione morta in un "diario chiuso". È la rivendicazione di una presenza viva, anche se precaria.
La Sospensione Finale: Fermarsi a "oltre la nebbia fitta" è un colpo di genio dell'omissione. Quel "forse" accoppiato ai "varchi di luce" crea un'atmosfera di speranza razionale: non è una certezza ingenua, ma una possibilità aperta.
La riflessione di Kairòs
«In questa testo la Stefoni ha compiuto un atto di coraggio poetico: ha scelto di abitare l'incertezza.
Spesso cerchiamo nella poesia delle risposte definitive, dei porti sicuri dove ancorare il dolore o la speranza. La Stefoni ha trasformato la "nebbia" da ostacolo a opportunità. Se l'esistenza fosse una strada già tracciata, non avremmo bisogno di cercare "varchi di luce"; saremmo solo spettatori di un percorso obbligato. Invece, definendoci foglie "strappate", ammettiamo la ferita della vita, ma rivendichiamo il diritto di "mulinare", ovvero di muoversi, di scegliere una traiettoria che non sia solo una caduta passiva.
La sua immagine delle "fragili filigrane" in un "diario chiuso" è un monito potente: ci dice che il passato è un luogo di conservazione, ma non di vita. La vita accade fuori, nel freddo dell'autunno, dove però si possono ancora trattenere le "tinte calde".
Scrivere "oltre la nebbia fitta" e tacere, significa lasciare che sia il lettore a trovare il proprio varco. È una poesia che non insegna come vivere, ma che testimonia la dignità di chi, pur sapendosi fragile, non smette di cercare la luce tra i vapori del tempo. La Stefoni ha trasformato una metafora classica in un’esperienza sensoriale modernissima: il rumore delle foglie che non si arrendono al silenzio.




































