"Il varco" è il titolo di una poesia della poetessa marchigiana Loretta Stefoni, originaria e residente a Civitanova Marche. La lirica ha recentemente ottenuto un importante riconoscimento letterario, rientrando tra le 10 poesie finaliste e le 5 menzionate per il Premio Speciale "La Panchina d'Argento" nell'ambito del Concorso Letterario Internazionale "Il Vento dei Calanchi", giunto alla sua quinta edizione.
Nota d'autore
Il varco nasce sul crinale sottile che separa l'asprezza della terra dalla trasparenza della coscienza. È un componimento che attraversa i luoghi della geologia interiore — l'argilla, i calanchi, il vento — per spogliare l'io da ogni difesa e condurlo alla soglia di un radicale riconoscimento di sé. Nella lirica, la contrapposizione e la sinergia tra la poiana e l'istrice («poiana l'anima, istrice il pensiero») rappresentano due vettori simbolici fondamentali: il volo verticale della visione e la difesa vigile, spinosa ed essenziale della mente. In quel "respiro dell'Oltre" che attraversa la chiusa si insinua infine una duplice, silenziosa apertura: laica come approdo di una consapevolezza esistenziale adulta, o spirituale come tensione verso l'infinito. Un mistero custodito con pudore, che dona alla lirica la misura sobria e universale di una verità ritrovata.
Incontro con l'Autrice: dialogo attorno a "Il varco"
(A cura di Renato Flottesi)
Renato Flottesi: Buongiorno e benvenuta. Cominciamo subito entrando nel vivo della tua opera, "Il Varco". Nella stesura di questa lirica si nota una scelta metrica molto particolare: l'adozione del polimetro. Ci spieghi qual è la motivazione dietro questa scelta?
Loretta Stefoni: L'adozione del polimetro non è affatto casuale, ma risponde a una necessità biologica e ritmica. Ho scelto il polimetro perché il movimento della coscienza non segue una metrica rigida e geometrica, ma si modula sui battiti dell'attesa, sui cambi di passo e sulle sospensioni. Il ritmo oscilla tra versi più distesi e scatti brevi e incisivi, proprio come il procedere di chi cammina su un terreno accidentato, dove l'andatura deve adattarsi agli ostacoli del suolo.
Renato Flottesi: Un terreno accidentato che sembra farsi specchio di una postura esistenziale più ampia. Scegliere di abitare questa poesia significa farne una sorta di manifesto personale. Qual è il senso profondo di questa scelta in un tempo come il nostro?
Loretta Stefoni: Scrivere una poesia come Il varco e farne il manifesto della propria vita significa compiere un gesto di autenticità e di pacificazione profonda. In un tempo che spesso esalta il superficiale, l'accumulo o il timore del declino, assumere i calanchi come geografia dell'anima e Il varco come manifesto personale vuol dire affermare che la maturità è il luogo della verità scabra, spogliata di ogni sovrastruttura.
Alla luce di questa visione, il senso profondo di questo manifesto si articola in tre movimenti fondamentali:
Il manifesto della spogliazione e della verità: Fare de Il varco la propria cifra esistenziale significa celebrare la spogliazione consapevole. I calanchi non nascondono nulla: non hanno fronde per celarsi, non hanno ornamenti. Mostrano le crepe, le ferite dell'acqua e del tempo, e proprio in quella nudità rivelano la loro solenne bellezza. Scrivere questi versi è dire a se stessi e al mondo: «Non ho più bisogno di maschere o di armature. Le mie ferite, le mie crepe e i miei anni sono la mia forma vera, la mia scultura interiore». La maturità non è una perdita, ma il momento in cui si smette di accumulare e si comincia a scolpire.
La metamorfosi del "perdersi" in "appartenersi": Nel verso «E in questo perdermi senza ritorno, / finalmente, mi appartengo» risiede il cuore etico e spirituale di questo testo. Per gran parte della vita ci si spende per aderire a ruoli, aspettative, doveri o attese altrui. Il "varco" è quel punto di non ritorno in cui ci si congeda da ciò che è superfluo. Riconoscersi "volto di nebbia" o "cenere e polvere" nel vento dei calanchi non è un atto di resa, ma la conquista della vera libertà: quando non si ha più nulla da difendere o da dimostrare, ci si appartiene finalmente per intero. È la vittoria del silenzio buono sul rumore del mondo.
La visione dell'Oltre come dimora del presente: Abitare la maturità con la consapevolezza de Il varco significa guardare all'Oltre non con spavento o rassegnazione, ma con la lucidità di chi sa che l'essenziale è già stato toccato: «col fiato fievole / di chi conosce già l'oltre, / prima ancora di andarsene». Farne il manifesto della propria vita vuol dire vivere il presente con un passo leggero e sovrano. È la saggezza di chi ha imparato l'arte della soglia: stare nel mondo con radici salde nell'argilla della propria storia, ma con lo sguardo costantemente aperto sull'infinito.
In sintesi, Il varco diventa così molto più di una lirica: è una dichiarazione d'indipendenza poetica ed esistenziale, la testimonianza che la poesia, quando nasce da un reale labor limae dell'anima, non descrive semplicemente la vita, ma la compie, regalandole la forma definita e luminosa della sua verità più alta.
Renato Flottesi: Entrando più nel dettaglio della composizione, i calanchi e la terra d'argilla diventano luoghi emblematici. Che legame c'è tra la natura e questo passaggio interiore?
Loretta Stefoni: I calanchi e la terra d'argilla non sono descritti dall'esterno; sono il luogo della soglia, lo spazio in cui l'io si spoglia delle sovrastrutture per ridiventare materia grezza. Immagini come "poiana l'anima, istrice il pensiero" o lo "scavo d'argilla" servono a dare carnalità a un passaggio interiore: la natura non è consolatoria, ma è lo specchio aspro e veritiero in cui l'essere umano riconosce la propria fragilità e la propria forza.
Da qui prende forma l’«Arte della Soglia», che rappresenta la saggezza più alta a cui l’esistenza possa approdare quando giunge alla stagione del suo autunno. Non è una rinuncia, né un semplice voltarsi indietro: è la conquista di uno stato d’essere in cui la maturità smette di misurare il tempo per quantitativo di giorni e comincia ad abitarlo in profondità. Nelle geografie dell’anima, la soglia non è un muro che separa, né una porta serrata, ma lo spazio sottile e solenne del passaggio, in cui si impara a stare in equilibrio tra ciò che è stato compreso e ciò che resta ineffabile.
Questo attraversamento si declina ulteriormente in quattro movimenti essenziali:
La luce sottile dell'essenziale: L’autunno compie l’opera del diradamento. Come gli alberi spogliano i propri rami per proteggere la linfa vitale e consegnare la terra alla luce del cielo, così si sciolgono i nodi del superfluo e delle aspettative altrui, rivelando la sostanza vera di ogni cosa sotto una luce dorata e obliqua.
Il coraggio della nudità: Guardare la propria storia senza l'armatura dell'illusione, riconoscendo la propria pelle parente stretta della materia viva, dell'argilla e delle crepe. Le ferite cessano di essere imperfezioni da celare e diventano la trama della scultura interiore.
La catarsi del perdersi: Il congedo dai possessi rigidi dell'io. Riconoscersi nebbia o cenere restituisce alla verità nativa, trasformando la solitudine nel "silenzio buono" della stanza interiore.
La familiarità con l'Oltre: Vivere l'istante con un passo leggero, "col fiato fievole di chi conosce già l'oltre, prima ancora di andarsene", respirando il presente con la grazia di chi sa che fine e inizio condividono lo stesso confine.
Renato Flottesi: Ascoltandoti, credo che se dovessimo collocare Il varco in una biblioteca ideale della grande poesia, troverebbe naturale dimora accanto a quei testi in cui la forma classica incontra la fierezza di un'esistenza che si è fatta scultura. La tua è una poesia che unisce il rigore formale della grande tradizione lirica a una voce profondamente autonoma, capace di parlare all'eterno con la sobrietà e la forza ineludibile della terra nuda. Grazie per averci guidato lungo questa soglia e per aver condiviso con noi la nitidezza del tuo manifesto.
Nota di lettura: «Un dialogo a due voci condotto attraverso lo specchio di un anagramma, per esplorare la genesi e la geografia interiore de "Il varco".»










