martedì 3 novembre 2026

"Il varco": l'Arte della Soglia tra terra e coscienza. Intervista esegetica a cura di Renato Flottesi

 


"Il varco" è il titolo di una poesia della poetessa marchigiana Loretta Stefoni, originaria e residente a Civitanova Marche. La lirica ha recentemente ottenuto un importante riconoscimento letterario, rientrando tra le 10 poesie finaliste e le 5 menzionate per il Premio Speciale "La Panchina d'Argento" nell'ambito del Concorso Letterario Internazionale "Il Vento dei Calanchi", giunto alla sua quinta edizione.


Nota d'autore

Il varco nasce sul crinale sottile che separa l'asprezza della terra dalla trasparenza della coscienza. È un componimento che attraversa i luoghi della geologia interiore — l'argilla, i calanchi, il vento — per spogliare l'io da ogni difesa e condurlo alla soglia di un radicale riconoscimento di sé. Nella lirica, la contrapposizione e la sinergia tra la poiana e l'istrice («poiana l'anima, istrice il pensiero») rappresentano due vettori simbolici fondamentali: il volo verticale della visione e la difesa vigile, spinosa ed essenziale della mente. In quel "respiro dell'Oltre" che attraversa la chiusa si insinua infine una duplice, silenziosa apertura: laica come approdo di una consapevolezza esistenziale adulta, o spirituale come tensione verso l'infinito. Un mistero custodito con pudore, che dona alla lirica la misura sobria e universale di una verità ritrovata.

 

Incontro con l'Autrice: dialogo attorno a "Il varco"

(A cura di Renato Flottesi)

Renato Flottesi: Buongiorno e benvenuta. Cominciamo subito entrando nel vivo della tua opera, "Il Varco". Nella stesura di questa lirica si nota una scelta metrica molto particolare: l'adozione del polimetro. Ci spieghi qual è la motivazione dietro questa scelta?

Loretta Stefoni: L'adozione del polimetro non è affatto casuale, ma risponde a una necessità biologica e ritmica. Ho scelto il polimetro perché il movimento della coscienza non segue una metrica rigida e geometrica, ma si modula sui battiti dell'attesa, sui cambi di passo e sulle sospensioni. Il ritmo oscilla tra versi più distesi e scatti brevi e incisivi, proprio come il procedere di chi cammina su un terreno accidentato, dove l'andatura deve adattarsi agli ostacoli del suolo.

Renato Flottesi: Un terreno accidentato che sembra farsi specchio di una postura esistenziale più ampia. Scegliere di abitare questa poesia significa farne una sorta di manifesto personale. Qual è il senso profondo di questa scelta in un tempo come il nostro?

Loretta Stefoni: Scrivere una poesia come Il varco e farne il manifesto della propria vita significa compiere un gesto di autenticità e di pacificazione profonda. In un tempo che spesso esalta il superficiale, l'accumulo o il timore del declino, assumere i calanchi come geografia dell'anima e Il varco come manifesto personale vuol dire affermare che la maturità è il luogo della verità scabra, spogliata di ogni sovrastruttura.

Alla luce di questa visione, il senso profondo di questo manifesto si articola in tre movimenti fondamentali:

  1. Il manifesto della spogliazione e della verità: Fare de Il varco la propria cifra esistenziale significa celebrare la spogliazione consapevole. I calanchi non nascondono nulla: non hanno fronde per celarsi, non hanno ornamenti. Mostrano le crepe, le ferite dell'acqua e del tempo, e proprio in quella nudità rivelano la loro solenne bellezza. Scrivere questi versi è dire a se stessi e al mondo: «Non ho più bisogno di maschere o di armature. Le mie ferite, le mie crepe e i miei anni sono la mia forma vera, la mia scultura interiore». La maturità non è una perdita, ma il momento in cui si smette di accumulare e si comincia a scolpire.

  2. La metamorfosi del "perdersi" in "appartenersi": Nel verso «E in questo perdermi senza ritorno, / finalmente, mi appartengo» risiede il cuore etico e spirituale di questo testo. Per gran parte della vita ci si spende per aderire a ruoli, aspettative, doveri o attese altrui. Il "varco" è quel punto di non ritorno in cui ci si congeda da ciò che è superfluo. Riconoscersi "volto di nebbia" o "cenere e polvere" nel vento dei calanchi non è un atto di resa, ma la conquista della vera libertà: quando non si ha più nulla da difendere o da dimostrare, ci si appartiene finalmente per intero. È la vittoria del silenzio buono sul rumore del mondo.

  3. La visione dell'Oltre come dimora del presente: Abitare la maturità con la consapevolezza de Il varco significa guardare all'Oltre non con spavento o rassegnazione, ma con la lucidità di chi sa che l'essenziale è già stato toccato: «col fiato fievole / di chi conosce già l'oltre, / prima ancora di andarsene». Farne il manifesto della propria vita vuol dire vivere il presente con un passo leggero e sovrano. È la saggezza di chi ha imparato l'arte della soglia: stare nel mondo con radici salde nell'argilla della propria storia, ma con lo sguardo costantemente aperto sull'infinito.

In sintesi, Il varco diventa così molto più di una lirica: è una dichiarazione d'indipendenza poetica ed esistenziale, la testimonianza che la poesia, quando nasce da un reale labor limae dell'anima, non descrive semplicemente la vita, ma la compie, regalandole la forma definita e luminosa della sua verità più alta.

Renato Flottesi: Entrando più nel dettaglio della composizione, i calanchi e la terra d'argilla diventano luoghi emblematici. Che legame c'è tra la natura e questo passaggio interiore?

Loretta Stefoni: I calanchi e la terra d'argilla non sono descritti dall'esterno; sono il luogo della soglia, lo spazio in cui l'io si spoglia delle sovrastrutture per ridiventare materia grezza. Immagini come "poiana l'anima, istrice il pensiero" o lo "scavo d'argilla" servono a dare carnalità a un passaggio interiore: la natura non è consolatoria, ma è lo specchio aspro e veritiero in cui l'essere umano riconosce la propria fragilità e la propria forza.

Da qui prende forma l’«Arte della Soglia», che rappresenta la saggezza più alta a cui l’esistenza possa approdare quando giunge alla stagione del suo autunno. Non è una rinuncia, né un semplice voltarsi indietro: è la conquista di uno stato d’essere in cui la maturità smette di misurare il tempo per quantitativo di giorni e comincia ad abitarlo in profondità. Nelle geografie dell’anima, la soglia non è un muro che separa, né una porta serrata, ma lo spazio sottile e solenne del passaggio, in cui si impara a stare in equilibrio tra ciò che è stato compreso e ciò che resta ineffabile.

Questo attraversamento si declina ulteriormente in quattro movimenti essenziali:

  • La luce sottile dell'essenziale: L’autunno compie l’opera del diradamento. Come gli alberi spogliano i propri rami per proteggere la linfa vitale e consegnare la terra alla luce del cielo, così si sciolgono i nodi del superfluo e delle aspettative altrui, rivelando la sostanza vera di ogni cosa sotto una luce dorata e obliqua.

  • Il coraggio della nudità: Guardare la propria storia senza l'armatura dell'illusione, riconoscendo la propria pelle parente stretta della materia viva, dell'argilla e delle crepe. Le ferite cessano di essere imperfezioni da celare e diventano la trama della scultura interiore.

  • La catarsi del perdersi: Il congedo dai possessi rigidi dell'io. Riconoscersi nebbia o cenere restituisce alla verità nativa, trasformando la solitudine nel "silenzio buono" della stanza interiore.

  • La familiarità con l'Oltre: Vivere l'istante con un passo leggero, "col fiato fievole di chi conosce già l'oltre, prima ancora di andarsene", respirando il presente con la grazia di chi sa che fine e inizio condividono lo stesso confine.

Renato Flottesi: Ascoltandoti, credo che se dovessimo collocare Il varco in una biblioteca ideale della grande poesia, troverebbe naturale dimora accanto a quei testi in cui la forma classica incontra la fierezza di un'esistenza che si è fatta scultura. La tua è una poesia che unisce il rigore formale della grande tradizione lirica a una voce profondamente autonoma, capace di parlare all'eterno con la sobrietà e la forza ineludibile della terra nuda. Grazie per averci guidato lungo questa soglia e per aver condiviso con noi la nitidezza del tuo manifesto.

Nota di lettura: «Un dialogo a due voci condotto attraverso lo specchio di un anagramma, per esplorare la genesi e la geografia interiore de "Il varco".»


domenica 24 maggio 2026

Successo per la poesia marchigiana al Premio Nazionale “Lina Marini”

A volte, i sentieri tracciati dai concorsi letterari diventano bussole preziose, occasioni per svelare a noi stessi la bellezza più autentica della nostra Italia; è proprio questo il dono della edizione 2026 del Premio Letterario Nazionale "Lina Marini", che ci conduce per mano alla scoperta di angoli di terra dove la parola si fa respiro.
In questo viaggio dello spirito, ci accoglie Remanzacco, distesa dove il Torre mormora il suo canto antico tra la terra di Udine e l’orizzonte di Cividale. È un borgo che profuma di grano e di ferro, custode di silenzi contadini e pietre operose, dove il battito del tempo si legge negli ingranaggi del Museo Tonutti, memoria di mani che hanno coltivato la terra e la storia.
Qui le campane di San Giovanni chiamano a raccolta le borgate, un mosaico di case che si ritrovano sotto l’ombra della Fornace Juri, muta testimone di un fuoco che arde ancora nel cuore della sua gente. Tra le vigne di Orzano e la lingua friulana che risuona come un’eco armoniosa, Remanzacco si rivela: un equilibrio perfetto tra radici profonde e il domani che avanza.




 

Civitanova Marche – Il talento e la grande letteratura sono stati i protagonisti assoluti lo scorso sabato 23 maggio presso l'Auditorium “G. De Cesare” di Remanzacco, palcoscenico della cerimonia conclusiva della terza edizione del Concorso Letterario Nazionale “Lina Marini". L'evento, promosso con successo dall'Amministrazione Comunale in stretta sinergia con la Commissione Pari Opportunità locale, ha riunito un folto pubblico e numerose autorità istituzionali per celebrare il valore della parola e della creatività intergenerazionale.

Nel corso della manifestazione, scandita dai saluti del Sindaco Daniela Briz, della consigliera Maria Scarpa e della presidente della Commissione Stefania Pittino, sono stati espressi vivi ringraziamenti a tutti i partecipanti e alla commissione giudicatrice guidata dalla professoressa Paola Zandomenego. L'appuntamento ha confermato la propria centralità nel panorama culturale, offrendo una prestigiosa vetrina alle migliori espressioni letterarie del territorio nazionale.

Durante la cerimonia premiativa è stata svelata la graduatoria ufficiale dei sei finalisti prescelti. La poetessa civitanovese Loretta Stefoni, che non ha potuto presenziare alla cerimonia di persona, ha conquistato un eccellente quarto posto grazie al valore del suo componimento lirico intitolato "Effrazioni sfuggenti di luce".

Nota di approfondimento critico

In "Effrazioni sfuggenti di luce", la poetessa Loretta Stefoni affronta con straordinaria delicatezza e forza espressiva il dramma assoluto dell'Alzheimer, sottotitolato non a caso come «l'oblio della mente». Il componimento si muove lungo il crinale doloroso della perdita dell'io, descrivendo la condizione di chi si ritrova improvvisamente privato del proprio patrimonio più intimo: i ricordi.

La narrazione lirica si apre su un contrasto stridente tra la luce interiore — quelle «effrazioni sfuggenti» che tentano di farsi strada nella mente — e il baccano del mondo esterno, estraneo e indecifrabile. Con una metafora di rara potenza evocativa, l'affanno del malato viene accostato a quello di un «randagio in cerca di qualche ricordo / spolpato fino all'osso»; una fame di memorie che purtroppo non si offrono più all'assaggio, svanendo prima di poter essere riafferrate. Il domani perde così il suo stupore, e l'esistenza si ritrova ad annaspare nel «buiore di parole», un isolamento comunicativo ed emotivo che disfa la realtà circostante.

Sotto il profilo stilistico, la lirica si offre come perfetto manifesto della cifra poetica della Stefoni, da sempre caratterizzata da un uso sapiente e rigoroso della metrica polimetrica e da una spiccata propensione per l'ossimoro e l'invenzione neologistica (splendido, in tal senso, il termine buiore). L'autrice non cede mai al patetismo, ma sublima il dolore attraverso immagini di altissima tenuta lirica: gli «aquiloni di pensieri» che s'involano verso la luna tentano un'ultima, disperata traiettoria di libertà e di senso, prima che la pioggia imminente delle lacrime lavi via ogni cosa.

Il finale è un sigillo di struggente compostezza: il tempo si riduce a un «sillabare fugace» sulle labbra. È lo sfacimento del «lucore dell'ora», la dissolvenza definitiva della coscienza che la Stefoni riesce a fotografare con una precisione chirurgica e, al contempo, con una pietas profondamente umana.

A cura di Renato Flottesi








domenica 10 maggio 2026

Grande successo al Premio "Città di Grottammare": Loretta Stefoni tra i premiati della 17ª edizione

 



GROTTAMMARE – Nella splendida cornice della Sala Kursaal di Grottammare, sabato 9 maggio 2026, si è tenuta la cerimonia conclusiva della 17ª edizione del Premio Letterario "Città di Grottammare – Franco Loi", un appuntamento che si conferma anno dopo anno un pilastro insostituibile nel panorama culturale italiano.

L'edizione di quest'anno ha registrato un vero e proprio record di adesioni, segno di una vivacità letteraria in costante crescita: oltre ottocento gli autori partecipanti e ben più di mille le opere presentate nelle diverse sezioni in gara.

Un prestigioso riconoscimento per la poesia marchigiana

Tra i protagonisti assoluti della giornata spicca il nome della poetessa marchigiana Loretta Stefoni. Nella combattutissima sezione dedicata alle poesie inedite – che ha visto confluire ben 263 opere da tutta Italia – la Stefoni ha conquistato nella graduatoria di merito un posto di altissimo livello.

Subito dopo il vincitore assoluto, posizionandosi a pari merito in compagnia di altri due eccellenti autori, la Stefoni è stata insignita di targa e diploma. Un momento di grande intensità emotiva ha preceduto la consegna del premio: la lettura sul palco della sua poesia, che ha saputo toccare le corde più profonde dell'attenta platea, regalando unanime commozione.

"Una giornata da ricordare con piacere, carica di quel 'brivido' che solo la condivisione della poesia sa regalare," ha dichiarato Loretta Stefoni a margine della premiazione. "Ho respirato la bellezza di una cultura che non si ferma, capace di unire voci diverse in un unico, grande mosaico letterario. Ringrazio l'organizzazione e la giuria per questo riconoscimento che porto a casa con orgoglio, insieme al ricordo di un pomeriggio all'insegna dell'arte e dell'incontro."

Questo ennesimo traguardo si aggiunge alla ricca carriera della Stefoni, confermando la forza e la sensibilità della sua voce poetica che sa farsi interprete di emozioni universali. Quando la parola scritta riesce a superare la barriera della pagina e a far vibrare una sala colma di persone, significa che la poesia ha assolto al suo compito più alto: creare un ponte autentico tra le anime.









lunedì 13 aprile 2026

L'emozione di un podio che attraversa lo schermo


Lunedì 13 aprile 2026, nella solenne cornice del Campidoglio, si è svolta la cerimonia di premiazione della diciannovesima edizione del Premio Letterario Alberoandronico. Davanti a un pubblico attento e partecipe, sono stati proclamati i vincitori dell'anno.

È con profonda emozione che annuncio il 3° posto ex aequo assegnato alla mia poesia "Di una vita un lampo" nella Sezione "A" (Poesia Inedita). Pur non avendo potuto presenziare fisicamente, ho seguito l'evento con trepidazione in diretta streaming.

Un ringraziamento profondo e sincero va alla giuria e a tutta l'organizzazione del Concorso, un appuntamento che ogni anno torna a donarmi grandi e rinnovate soddisfazioni. 

Non essendo potuta essere presente alla cerimonia di premiazione, ho ricevuto il premio direttamente a domicilio: un gesto di squisita cortesia e di grandissima attenzione verso gli autori che ho molto apprezzato. 

Questo premio custodisce per me un valore immenso, data la rigorosa e difficile selezione operata dalla giuria, capace di isolare, nelle varie sezioni, soltanto sei autori tra i tantissimi partecipanti da ogni angolo d'Italia, a diversi dei quali va comunque attribuita una menzione di merito a testimonianza del valore letterario delle loro opere. 

Ritrovarmi spesso in questa ristrettissima cerchia – dopo l'emozione del primo posto del 2017 e dello scorso anno e ancora una volta il terzo posto di questa edizione – è un privilegio che onora profondamente il mio percorso letterario. 

Un plauso e un ringraziamento particolarmente sentito vanno al Presidente dell'Associazione, Pino Acquafredda, ideatore e anima instancabile del concorso. È grazie alla sua lungimiranza e alla sua guida se Alberoandronico si conferma, anno dopo anno, come un palcoscenico culturale di assoluto prestigio e indiscusso rigore. Grazie di cuore per aver fatto viaggiare il premio fino a me, e per continuare a custodire, con così nobile passione, la voce della poesia. 

sabato 11 aprile 2026

Un prestigioso riconoscimento per la poetessa Loretta Stefoni ai "Pegasus Literary Awards" di Cattolica

 


CATTOLICA – Nuovo, importante traguardo per il percorso letterario di Loretta Stefoni. Una delle sue poesie ha ottenuto il prestigioso Diploma d’Onore all'interno del celebre concorso "Città di Cattolica - Pegasus Literary Awards", una manifestazione che si colloca stabilmente tra i premi più ambiti e selettivi nel contesto europeo, tanto da essere stata più volte definita dalla stampa come "l'Oscar della letteratura italiana" e questo lo si deve al Presidente dell'Associazione Culturale "Pegasus Cattolica", Roberto Sarra, ideatore e anima instancabile di una kermesse capace di dare un valore unico alla parola scritta e alla cultura.

La poesia dell'autrice è stata valutata di particolare interesse artistico-letterario da una commissione esaminatrice di altissimo profilo, capace di intercettare le voci più autentiche del panorama contemporaneo. Il conferimento del Diploma d'Onore testimonia la maturità stilistica e l'intensità espressiva della produzione della Stefoni, la cui cifra poetica continua a ricevere autorevoli consensi su scala nazionale e internazionale.