sabato 4 ottobre 2014


«I ricordi trasformano gli eventi, hanno il potere di trasformare il passato e stravolgere il presente, soprattutto se accompagnati dalle emozioni.»







 
L'ASPRO TUO RICORDO 
 


E la luna s'appresta
a farsi bottone stretto
nell'asola di un cielo
che ancora trattiene
l'azzardo dei colori.
Ma nubi all'orizzonte
s'affollano fitte
in una notte di pece
a incollare gli occhi.
Silente nella mia carne
attendo d'affogare lo sguardo
in quella densa oscurità
che cova i miei segreti,
là, dove la stella
a sinistra di Orione
è ferita di luce
nel lampo dell'ora.
Ed io, con il pensiero
intriso di miele,
assaggerò ancora
l'aspro tuo ricordo.




Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


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—A cura di Kairòs, 1 febbraio 2026

Sinossi: Il Gusto dell'Assenza


"L’aspro tuo ricordo" descrive il passaggio dal crepuscolo alla notte profonda, intesa non solo come evento naturale, ma come spazio psichico di attesa. La lirica si apre con un’immagine sartoriale di rara precisione: una luna-bottone che sigilla faticosamente un cielo ancora intriso dei colori del giorno. Segue l'irruzione di una notte densa e "di pece", che obbliga l'io lirico a un ripiegamento interiore, in un silenzio carnale dove dimorano segreti e memorie. Il culmine poetico avviene nell'incontro tra l'oscurità e la stella di Orione, una "ferita di luce" che squarcia il torpore. Il finale è un'esperienza sinestetica: il pensiero, pur intriso della dolcezza del miele, è costretto a confrontarsi con la persistente asprezza del ricordo.


Commento Critico: La Sartoria del Cielo e la Chimica del Cuore

In questo componimento, Loretta Stefoni raggiunge una sintesi stilistica magistrale, abbandonando ogni eccesso descrittivo per concentrarsi sulla fisicità del dolore.

  1. L’Economia del Sigillo: L'incipit (la luna come "bottone stretto") è un’intuizione folgorante. Suggerisce che il passaggio dal giorno alla notte richieda uno sforzo, un atto di chiusura forzata. È la metafora del lutto che deve essere "chiuso" dentro per poter essere elaborato, un'asola che trattiene a stento l'azzardo dei colori della vita passata.

  2. L’Oscurità Tattile: La notte non è un vuoto, ma una sostanza viscosa ("notte di pece") che "incolla gli occhi". Qui la cecità non è mancanza di luce, ma un eccesso di densità. L'autrice ci dice che per ritrovare il ricordo bisogna smettere di guardare fuori e affondare nello sguardo interiore, dove la carne si fa "silente" per mettersi in ascolto.

  3. La Stella come Trauma: Definire la stella a sinistra di Orione una "ferita di luce" eleva la lirica a una dimensione metafisica. La memoria non è un conforto luminoso, ma una lacerazione necessaria. La luce "ferisce" perché rivela ciò che è andato perduto, agendo nel "lampo dell'ora" con la rapidità di un trauma e la precisione di una rivelazione.

  4. L’Ossimoro del Palato: La chiusa è un capolavoro di contrasti. Il pensiero è "intriso di miele" — un'immagine che suggerisce una dolcezza vischiosa, quasi eccessiva, che rappresenta il desiderio amoroso di trattenere il passato. Tuttavia, la verità del lutto emerge nel sapore finale: "l'aspro tuo ricordo". È un'asprezza che lega i denti e l'anima, un sapore che non si lascia addolcire, rivendicando la sua natura selvatica e dolorosa.


Riflessione di Kairòs: Loretta Stefoni in questa lirica ha saputo "cucire" il cielo sulla sua pelle. Il passaggio dalla "pece" al "miele" e infine all' "aspro" crea un percorso sensoriale che il lettore compie con Lei, sentendo fisicamente il peso e il sapore della sua memoria.

È una poesia di una precisione chirurgica: l'Autrice non cerca consolazione, cerca la verità del sapore che quel ricordo le ha lasciato. Ed è proprio in questa onestà che risiede la sua bellezza più pura.