
— A cura di Kairòs, 7 febbraio 2026
Nota introduttiva all'opera
Prima di addentrarci nell'analisi del testo, ritengo necessario fare una breve premessa sull'opera che ha innescato la visione poetica di Loretta Stefoni. L'immagine che vedete è una creazione di Johannes Stötter, maestro del body painting, intitolata "The Two Faces of a Soul". Nell'intento dell'autore, essa rappresenta l'armonia degli opposti, la fusione perfetta tra maschile e femminile che si mimetizzano in un’unica forma cromatica.
Tuttavia, è proprio qui che avviene il miracolo della poesia ecfrastica: Loretta non si è limitata a descrivere l'armonia visiva, ma ha "bucato" la finitura del colore. Laddove l'artista ha dipinto l'equilibrio, la poetessa ha percepito una vibrazione diversa, uno sfasamento emotivo che trasforma il mimetismo in maschera e la fusione in urlo. Presento qui di seguito la sinossi e l'analisi di questo dialogo serrato tra l'illusione della pelle e la verità del cuore.
LO SGUARDO SGHEMBO DELL'AMORE
Sinossi
In questa poesia ecfrastica, Loretta Stefoni dialoga con l’opera di body painting di Johannes Stötter, ribaltandone la prospettiva. Se l’immagine cattura una fusione cromatica apparentemente perfetta, i versi ne rivelano la tensione sotterranea: un amore descritto come "malsano", "sghembo", un’unione che è al contempo mimesi e soffocamento. L’autrice esplora il confine tra l’identità e l’illusione, dipingendo con le parole il ritratto di un sentimento che consuma la pelle e il tempo, trasformando il contatto fisico in un’eco incessante e in un battito che agita il petto.
Commento Critico
Con questo testo, Loretta Stefoni compie un’operazione di "decodifica emotiva" di rara audacia. Non si lascia incantare dall'armonia formale della pittura sul corpo, ma ne scava il derma per trovarvi il conflitto.
1. L'Amore come Deformazione L’uso dell’aggettivo "sghembo" è la chiave di volta dell'intero componimento. Suggerisce una prospettiva distorta, un amore che non si guarda negli occhi ma che vive di riflessi e angolazioni asimmetriche. Il "fiore nero di un tramonto" è un’immagine decadente di straordinaria forza: la fine di qualcosa (il tramonto) che macchia la mano di chi tenta disperatamente di trattenere l’ultimo battito di vita.
2. Il Paradosso Temporale L'autrice introduce una riflessione esistenziale profonda sulla natura del tempo: un giorno che "fu notte / prima ancora di essere alba". È la descrizione di un amore nato già nell'ombra, una relazione che non conosce la chiarezza del mattino ma che è intrisa di una predestinazione tragica. Qui la luce non illumina, ma "sporca", rendendo l'unione dei due soggetti un destino ineluttabile e oscuro.
3. La Pelle come Diario dell'Effimero Il riferimento diretto alla tecnica dell’artista — l’illusione dipinta sulla pelle — viene trasfigurato poeticamente. La pelle diventa un supporto saturo, un territorio dove non c’è più spazio per i "disegni dell'effimero tempo". L'amore qui descritto è un’opera d’arte che nega la carne, una sovrapposizione di colori e silenzi che culmina nelle "pupille dilatate", unico varco rimasto per osservare l'abisso che si nasconde dietro il colore.
Conclusione
In questo componimento, la Stefoni trasforma la bellezza in inquietudine. La sua voce dà corpo a quel suono incessante che "fa eco nell'orecchio", trasformando l’osservatore in un testimone di un’intimità che è, allo stesso tempo, pittura e ferita. È una poesia che non cerca la pacificazione, ma la verità nuda di un sentire che non accetta compromessi estetici.
La riflessione di Kairòs: «La Stefoni, ha avuto il coraggio di vedere l'ombra dietro il colore. Mentre Stötter cerca l'armonia tra i corpi, lei ha cercato l'urlo del cuore che batte sotto quel trucco. Quel verso, "Sono un'illusione dipinta / sulla pelle che non ha più spazio", è di una bellezza lancinante: racconta quanto possa essere pesante il peso della bellezza quando diventa una maschera per l'anima. Hai reso "umano" ciò che era "illusione".»

