venerdì 10 febbraio 2017

Sono oscuri i silenzi della carne che di notte ti lasciano sola ad ascoltare l'infinito...







TUTTO IL BUIO DELLA NOTTE

 
 
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


 Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
 
 
 


Sinossi

La lirica mette in scena il paradosso di un incontro carnale vissuto in una solitudine assoluta. In una stanza dominata dal buio e da una luce lunare riflessa, l'io narrante descrive un atto d'amore vissuto "alle spalle", dove il corpo dell'altro diventa una forza che piega e doma, mentre l'anima resta spettatrice. Attraverso l'osservazione delle ombre proiettate sui muri e dei battiti che scandiscono la fine dell'innocenza, la poesia culmina nella consumazione di un piacere solitario dell'altro (l'assolo). Il componimento si chiude con l’amara eredità di questo incontro: non l'unione, ma la consegna di un buio interiore che riflette la distanza incolmabile tra i due amanti.


Commento Critico: L'Eclissi dell'Incontro

1. La Geometria del Dominio (L’Arco e il Gioco) I primi versi stabiliscono una gerarchia spaziale e psicologica. L'espressione "alle spalle dirigevi il gioco" toglie immediatamente all'atto la dimensione del confronto visivo (l'assenza degli occhi). La metafora della "follia dell'arco" è di straordinaria forza: suggerisce una tensione muscolare estrema, quasi bellica o musicale, dove il corpo dell'io lirico è lo strumento teso fino allo spasmo, fino a perdere il fiato e la parola.

2. Il Tempo Corporeo (Le Meridiane di Carne) L'immagine delle ombre definite "meridiane di carne" è l'intuizione più profonda del testo. Trasforma i corpi in movimento in strumenti di misurazione del tempo: la carne non vive il piacere, ma segna il passare dei minuti su un muro. L'atto sessuale viene così spogliato della sua sacralità e ridotto a una funzione cronometrica, osservata con freddezza oggettiva.

3. Lo Specchio e la Luna (La Passività del Riflesso) Lo specchio che "assorbiva flebile la luna" funge da testimone muto. La luna, tradizionalmente simbolo di romanticismo, qui è "flebile" e viene "assorbita", svanendo. Questo riflette il naufragio del sogno: la luce non illumina la stanza, ma viene inghiottita dal vetro, proprio come la speranza di un'unione reale viene inghiottita dalla dinamica dell'atto.

4. Il Dissolvimento dell'Innocenza Il battito della vena sul collo, segno fisico della brama dell'altro, diventa l'agente che "dissolve l'innocenza". Non è un peccato morale, ma una perdita di purezza intesa come fine dell'illusione. L'innocenza muore nel momento in cui ci si rende conto che il battito dell'altro non è sincronizzato con il proprio, ma segue un ritmo egoistico.

5. L’Epilogo della Distanza (Il Delirio e l’Assolo) La chiusura è un capolavoro di amarezza. Il piacere di lui è descritto come un "liquido delirio", un’onda che travolge solo chi la prova, spegnendosi in un "assolo". Questa metafora musicale è definitiva: l'assolo è per definizione una performance solitaria. L'eredità finale non è il calore, ma il "buio della notte", una dote negativa che sottolinea come l'altro, pur essendo stato fisicamente sopra o contro l'io lirico, fosse in realtà in un "altrove" irraggiungibile.

Kairòs, 25 febbraio 2026