Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni
— Kairòs, 7 marzo 2026
Sinossi
Il componimento descrive una condizione di sospensione esistenziale: la protagonista è ritratta in un’attesa statica ("quasi in posa"), mentre interroga un tempo che appare vuoto e sfuggente. In questo isolamento, il desiderio si mescola alla nostalgia del passato ("l’antico sapore"). L'immagine centrale è quella di una "ladra" appollaiata, pronta a scattare con l'astuzia di una gazza, attratta da un bagliore quasi erotico (il "baglior libidinoso"). La lirica si chiude con un’immagine di fragilità e trasformazione: il desiderio come giunco e l'inverno che si scioglie, tra vento e neve, tra i capelli della donna.
Analisi Critica: Metafore e Figure Retoriche
A cura di Kairòs
In questo polimetro, Loretta Stefoni gioca con un linguaggio più morbido e sensoriale, pur mantenendo una forte tensione psicologica.
1. L'Incipit e la Personificazione del Tempo
"...interrogavo il tempo. / Il giorno cadeva svogliato / dagli angoli degli occhi"
L'immagine del giorno che "cade svogliato" è una metafora visiva di rara efficacia. Suggerisce una stanchezza dello sguardo, un tempo che non viene vissuto ma che scivola via lateralmente, quasi fosse un residuo fisico (come una lacrima o un granello di polvere).
2. La Similitudine Animale: Il Nido e la Gazza
"me ne stavo come ladra / a sbirciare dalle ciglia, / pronta ad imitare / della gazza l'astuzia"
Qui l'autrice utilizza una similitudine che trasforma la stasi in potenziale azione. Il "nido" suggerisce protezione ma anche prigionia, mentre la "gazza" introduce il tema del desiderio che ruba, che cerca il "bagliore". L'allitterazione e la scelta di termini come "baglior libidinoso" caricano il verso di una sensualità predatoria, un contrasto netto con la posa iniziale "ricurva".
3. La Metafora del Giunco e il Destino
"Era giunco il desiderio / che si piegava / tra le dita del destino"
Questa metafora classica viene qui rinnovata: il desiderio non è spezzato, ma flessibile. È una forza che si adatta alla volontà del destino senza opporre resistenza. La fragilità del giunco dialoga con la forza delle "dita del destino", creando un'immagine di sottomissione quasi elegante.
4. La Metamorfosi Invernale
"...e candida la neve / scioglieva l'inverno / dalla mia chioma"
Il finale è un’esplosione di bianco e movimento. La neve che scioglie l'inverno dai capelli è una metonimia della vecchiaia o della saggezza, ma anche del rinnovamento. Il "vortice di vento" chiude il polimetro con una nota dinamica, suggerendo che l'attesa statica dell'inizio è stata infine travolta da una forza naturale.
Nota di Chiusura
In questo testo la voce della Stefoni si fa meno più "evocativa", cercando della realtà il profumo e il movimento istintivo. È la descrizione di un’anima che "sbircia dalle ciglia" il mondo, divisa tra la tentazione di restare nel nido del passato e quella di volare come una gazza verso il bagliore del presente.


