domenica 18 ottobre 2015


«Si muore tutte le sere, si rinasce tutte le mattine: è così. E tra le due cose c'è il mondo dei sogni.»
 
[Henri Cartier-Bresson... Fotografo francese (1908-2004)]
 
 
 
 
L'ASSENZA DEL COLORE
 
La notte abbaglia
in un furtivo
precipitare d'ombre
e la luna si mostra bella
nell'assenza del colore
sotto il peso di ciglia
votate all'inganno.
Sbavature di tempo
eludono la realtà del vero
e l'usura del giorno
è nella pelle, negli occhi,
nella bocca
… ostaggio del buio.
 

Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

 
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Kairòs, 25 febbraio 2026


Sinossi: Il Paradosso del Buio

In una dimensione dove la notte non nasconde ma "abbaglia", il soggetto lirico si ritrova immerso in un paesaggio di falsificazioni. La luna, approfittando dell'assenza dei colori, indossa una bellezza posticcia, mentre i sensi (le ciglia) collaborano all'inganno chiudendosi alla verità. Il tempo perde la sua linearità per farsi "sbavatura", un'imprecisione che allontana dalla concretezza del reale. Ciò che resta è la carne usurata dalle fatiche del giorno: pelle, occhi e bocca diventano prigionieri di un'oscurità che non dà riposo, ma sottrae la parola e l'identità.



Commento Critico

Con "L'assenza del colore", ho voluto esplorare la notte non come spazio del riposo, ma come teatro della menzogna. L'incipit — "La notte abbaglia" — è un rovesciamento sensoriale: il buio è talmente denso e soverchiante da produrre lo stesso effetto di un eccesso di luce, ovvero la cecità. È un precipitare d'ombre che non ha nulla di solenne, ma avviene in modo "furtivo", alle spalle della coscienza.

La figura della luna emerge come la grande simulatrice. Nell'economia cromatica della notte, dove ogni distinzione è annullata, la luna si mostra bella per sottrazione. È un'estetica dell'inganno che trova complicità nel soggetto stesso: le "ciglia votate all'inganno" suggeriscono una volontà, forse per stanchezza o per paura, di cedere all'illusione piuttosto che affrontare la nuda ossatura della realtà.

La forza del componimento risiede nel passaggio dall'ottico al tattile. Le "sbavature di tempo" indicano una percezione alterata, dove i minuti non sono più scanditi ma si sovrappongono in modo confuso, eludendo il vero. Questa distorsione culmina nell'"usura del giorno": la fatica non è un concetto astratto, ma un segno fisico scavato nella pelle e negli occhi. La bocca, infine, diventa l'elemento tragico: definita "ostaggio del buio", essa rappresenta l'impossibilità di testimoniare, di gridare o di ribattezzare le cose. Siamo di fronte a un'asfissia spirituale dove il silenzio è prigionia.