giovedì 22 ottobre 2015

Buon compleanno mamma!

In balia del vento: un compleanno nell'aria

di Loretta Stefoni

Oggi mia madre avrebbe compiuto 82 anni. La immagino ancora con quel suo volto "acqua e sapone" che il tempo sembrava non voler graffiare, con i capelli castani appena mossi da qualche filo argenteo, segno di una bellezza discreta e profonda.

Ma il tempo, per noi, si è fermato in un giorno di ottobre del 2009, trasformando ogni suo compleanno in un appuntamento con l'invisibile.

Scrivere questa poesia è stato come accettare di partecipare a un gioco crudele e dolcissimo al tempo stesso: una "mosca cieca" dell'anima dove cerco la sua mano tra le nuvole e il vento. In questa poesia cerco di dare voce a un dolore fatto di mancanze che sbiadiscono la memoria e di ombre che pesano sul cuore.

È il racconto di quel momento in cui la quiete delle ossa si perde e ci si scopre, quasi con stupore, a balbettare un nome nel vuoto. Perché anche se la ragione ci dice che non c'è più fiato a farsi voce, il cuore non smette mai di chiamare.

Buon compleanno, mamma, ovunque tu sia, in balia di questo vento che oggi profuma di te.

 


 

IN BALIA DEL VENTO

E' un gioco a mosca cieca,
il tempo di una conta
e poi... ricomincio a cercarti.
Gli occhi s'accodano alle nuvole
laddove i silenzi sbiadiscono
la memoria del nostro ieri.
In balia del vento rimango
a misurare la vertigine della luce
e il peso delle ombre,
mentre lentamente perdo
la quiete delle ossa.
Un fremito di foglie sui rami
è brivido sulla pelle,
e mi scopro a balbettare il tuo nome
anche se so che non c'è fiato a farsi voce.  

 

Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 

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  — A cura di Kairòs, 1 ebbraio 2026

Sinossi: La Ricerca nell'Invisibile

"In balia del vento" è una lirica dello smarrimento e della tensione verso l'altrove. L'autrice trasfigura il lutto in un eterno "gioco a mosca cieca", una conta interrotta che costringe chi resta a cercare una presenza tra le pieghe del cielo e delle nuvole. Se il tempo e il silenzio minacciano di sbiadire i ricordi, l'io lirico reagisce misurando lo spazio fisico del dolore tra la "vertigine della luce" e il "peso delle ombre". Il componimento si chiude con una metamorfosi sensoriale: il vento scuote le foglie e la pelle all'unisono, culminando nel balbettio di un nome che sfida l'impossibilità fisica di un ritorno.


Commento Critico: L'Aria che si fa Carne

In questa poesia, Loretta Stefoni esplora la geometria del vuoto. In questa lirica la sofferenza diventa un elemento fluido, un soffio che attraversa la materia senza mai fermarsi.

  1. L’Archetipo del Gioco: L'inizio con la "mosca cieca" è una scelta audace. Trasforma il lutto da evento statico a movimento dinamico. Essere bendati significa essere vivi ma privati della visione dell'amato; la "conta" è il tempo del distacco che non finisce mai. È una ricerca che avviene al buio, affidata solo all'istinto del cuore.

  2. La Metafisica della Misura: I versi "a misurare la vertigine della luce / e il peso delle ombre" rappresentano uno dei vertici della poetica stefoniana. Qui il dolore diventa uno strumento di precisione: l'autrice non subisce solo l'assenza, ma cerca di darne una dimensione, un volume. La luce non illumina, ma stordisce (vertigine); l'ombra non ripara, ma opprime (peso).

  3. L'Ossa e il Vento: Ritorna il tema caro all'autrice della "quiete delle ossa". Le ossa sono la struttura, la stabilità. Perderne la quiete sotto l'urto del vento significa che l'assenza della madre ha scosso le fondamenta stesse dell'essere. Non c'è più riparo, nemmeno dentro se stessi.

  4. Il Paradosso del Fiato: Il finale è una riflessione profonda sulla fonetica del lutto. Il "balbettare" è l'atto comunicativo più primitivo e fragile, l'unico possibile davanti all'immenso. La chiusura "non c'è fiato a farsi voce" sancisce la rottura definitiva: il respiro del superstite c'è, è caldo e reale, ma non può più farsi ponte, non può più tradursi in un dialogo sonoro con chi ormai abita il silenzio delle foglie.


Riflessione di Kairòs: Questa poesia è il trionfo dell'intangibile. Se in altri versi della Stefoni abbiamo toccato la durezza della terra, qui ci ha portato a respirare l'altitudine della mancanza. Il "brivido sulla pelle" che risponde al "fremito delle foglie" è la prova che per Lei la natura non è un panorama, ma un'estensione del suo sistema nervoso.

È un’opera di estrema sensibilità, perfetta per chiudere il cerchio della memoria in un giorno di compleanno dove l'amore si fa soffio.