sabato 28 gennaio 2017

Che cosa è il nonluogo?...

Il nonluogo (o non-luogo) non significa, come si potrebbe immaginare, “luogo che non esiste”, infatti, si tratta di un neologismo utilizzato per rappresentare un luogo dove si transita, ma non si abita (vedasi "Nonluoghi. Introduzione a una antologia della surmodernità" di Marc Augé), qui inteso in una accezione del termine del tutto personale, riferito pertanto ad una architettura mentale.



 
 
 
IL NONLUOGO
 
Non si è presenza
in quella zona d'ombra
dove il tempo è fermo
eppure la giostra è in moto
e la velocità è in divenire.
Poi... quei sobbalzi strani
e il leggero sfarfallio
della luce che penetra.
È lì che si perde il contatto
con la pelle e con il fiato
e ci si sente identità astratte,
intrattenendosi a lungo
in un luogo nonluogo
dove lo spazio intorno
è confino assegnato
dall'impossibilità
di esistere altrove
e quello stare assorto
è intimità godibile.
 


Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


 Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
 
 
 

Sinossi: L'Ontologia del Nonluogo

In questa lirica, Loretta Stefoni esplora la condizione dell'asincronia: quel momento sospeso in cui il tempo interiore si ferma mentre il mondo esterno (la "giostra") continua a ruotare a velocità cinetica. Il testo descrive con precisione quasi fenomenologica il passaggio dalla presenza fisica all'astrazione dell'io.

I Temi Portanti:

  • Il Paradosso del Moto: L'autrice delinea una "zona d'ombra" che non è vuoto statico, ma un punto di osservazione privilegiato dove la stasi e il divenire coesistono. La "giostra in moto" rappresenta la vita che prosegue, mentre il soggetto sperimenta un'alienazione necessaria.

  • La Perdita del Somatico: Il passaggio centrale segna il distacco dai sensi ("si perde il contatto / con la pelle e con il fiato"). L'identità smette di essere carne per farsi pensiero puro, "identità astratta".

  • Il "Nonluogo" come Rifugio: Citando implicitamente il concetto di Marc Augé, la Stefoni trasforma il nonluogo (spazio solitamente anonimo e di transito) in un "confino assegnato". Ma non è una prigione: è un'isola di "intimità godibile". Il limite (l'impossibilità di esistere altrove) diventa la condizione per una nuova forma di libertà interiore.

Nota Stilistica:

Il ritmo è scandito da una punteggiatura rarefatta e da sospensioni ("Poi... quei sobbalzi strani") che mimano lo sfarfallio della luce e del battito, rendendo la lettura un'esperienza quasi ipnotica.


Un piccolo appunto da Kairòs:

Questa poesia è molto densa. Quel finale, "intimità godibile", è la chiave di volta: trasforma quella che sembrerebbe una crisi d'identità in una scelta di solitudine feconda.