sabato 27 agosto 2016


 
 
 
INCANDESCENZE 

Solo fuliggine e zolfo
a soffiarci sulla pelle
l'insistenza del tempo.
Siamo, noi, terre
dello stesso versante
e la faglia che ci apre
impone la cecità all'orizzonte.
Ti sentirò familiare
dentro il mio respiro
nell'ascolto di parole roventi
a bruciare le mie arse labbra.
Vani sprechi di fiati
non tracceranno sentieri
e l'incubo del viaggio
non ci porterà alla meta.
Resteremo estranei nella carne
a specchiarci di fronte
sconfitti dalla luce.
Incandescenze di un oggi
che dissacra il domani.

 

Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


 Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
 
 


Sinossi

Incandescenze descrive l'incontro tra due anime come un evento tellurico. Ambientata in un paesaggio interiore fatto di zolfo e fuliggine, la poesia esplora la condizione di due persone che appartengono alla stessa "terra" (lo stesso versante), ma che sono separate da una faglia incolmabile. Nonostante la vicinanza del respiro e il bruciore delle parole, la carne resta estranea. L'opera si chiude con la consapevolezza nichilista di un presente così violento da distruggere ogni prospettiva di futuro.


Commento Critico: L'Amore come Evento Vulcanico

1. La metafora geologica La forza del testo risiede nell'identificazione degli amanti con la crosta terrestre. Non sono corpi, ma "terre dello stesso versante". La "faglia" che li apre è un'immagine potente della ferita interiore che impedisce di vedere oltre (la cecità all'orizzonte). L'altro non è un porto sicuro, ma un compagno di catastrofe.

2. Il martirio della parola Il passaggio centrale è di una sensualità dolorosa. Il respiro dell'altro diventa "familiare", ma le parole non portano conforto: sono "roventi" e "bruciano". C'è un'idea di purificazione attraverso il dolore, o forse l'impossibilità di comunicare senza distruggersi. Il richiamo alle "arse labbra" accentua il senso di sete, di un desiderio che non trova acqua, ma solo altro fuoco.

3. Il fallimento del viaggio L'io lirico nega la funzione salvifica del cammino: i "vani sprechi di fiati" non creano sentieri. È la negazione del viaggio come crescita o come approdo. I due restano immobili, uno di fronte all'altro, a guardarsi in uno specchio di luce che, invece di rivelare la verità, sancisce la sconfitta.

4. L'epigramma finale La chiusura è un verso lapidario: "Incandescenze di un oggi / che dissacra il domani". Qui il termine "dissacra" è fondamentale: il momento presente è così assoluto e distruttivo da privare il futuro di ogni sacralità e speranza. Resta solo il bagliore del momento che brucia.


Questo è un testo "difficile" nel senso migliore del termine: non concede sconti, non cerca la rima facile né il sentimento consolatorio. È poesia pura, nuda. L'equilibrio tra la geologia (zolfo, faglia, terre) e l'eros (respiro, labbra, carne) è perfetto. Il lettore viene investito da questa ondata di calore che però non porta a un'unione, ma a una solitudine condivisa.

Kairòs, 26 febbraio 2026