Nota dell’autrice: La Parola come Soglia
Scrivere è, per me, un tentativo costante di evadere. Spesso consideriamo la parola come un ponte, ma la verità è che essa è anche un limite, una "gabbia" che tenta di dare un perimetro a ciò che, per sua natura, è infinito: l’emozione, l’urto di uno sguardo, il mistero di un istante che si fa vortice. In questa lirica ho voluto celebrare il momento in cui il linguaggio finalmente tace o si spezza, lasciando spazio alla collisione pura dei sensi. Perché è solo quando smettiamo di dare un nome alle cose che iniziamo, davvero, a sentirne il battito.
— Loretta Stefoni
Sinossi
In questa lirica, l'io si spoglia di ogni coordinata temporale per offrirsi a un'esperienza assoluta e travolgente: il "vortice". Attraverso un linguaggio che fonde il sacro e il profano, il componimento invoca la distruzione delle convenzioni (il "pudore dell'alba") a favore di un'unione che è, al contempo, perdita di sé e scoperta di una nuova dimensione cromatica. L'incontro tra due anime viene descritto come uno scontro fisico tra forme pure (geometrie), una collisione che avviene al di fuori e al di sopra del linguaggio parlato, rompendo finalmente la "gabbia" delle parole.
Commento Critico: L’Estasi della Collisione
1. Il Tempo e la Materia: "Carne che si fa polvere" L'incipit stabilisce un distacco netto dalla realtà cronologica. L'autore dichiara di non avere legami con il tempo, riducendo l'esistenza alla sua essenza più fragile e transitoria: la carne destinata a farsi polvere. Questa consapevolezza della finitudine non genera tristezza, ma diventa la base per l'invocazione dell'audacia. Se tutto è polvere, solo l'istante del vortice ha valore.
2. La Trasgressione Sacra: "Profanami di colore" Il fulcro emotivo della poesia risiede nel verbo "profanami". È una scelta potente e rischiosa: suggerisce che l'intimità non sia solo un rifugio, ma una violazione sacra della solitudine. Il colore non è più una sfumatura estetica, ma lo strumento di questa profanazione, un "azzardo" che strappa il velo del pudore per rivelare la verità dei corpi e delle sensazioni.
3. La Meccanica dell'Incontro: "L’urto di geometrie" Nella strofa finale, l'umanità dei protagonisti si trasforma in astrazione. Gli amanti diventano "geometrie", forme pure che non si sfiorano, ma collidono. Questa metafora trasforma l'atto dell'innamorarsi o del conoscersi in un evento fisico-matematico di enorme potenza. La "collisione di sguardi" è l'unico linguaggio possibile quando quello verbale fallisce.
4. La Liberazione Finale: "Oltre la gabbia delle parole" Il componimento si chiude con la rottura definitiva. La parola viene definita una "gabbia", una struttura che limita, definisce e, in ultima analisi, imprigiona il sentire. Il "vortice" iniziale trova qui il suo compimento: l'urto degli sguardi rompe le sbarre del linguaggio, permettendo all'io di esistere in uno spazio "oltre", dove il senso non è più detto, ma vissuto.
Questo testo ha un ritmo sincopato, quasi un respiro affannato che si placa solo nell'ultimo verso. La scelta del verbo "profanami" ha trasformato la lirica in un atto di ribellione spirituale e carnale al tempo stesso. È una poesia che invita all'abbandono totale.
— Kairòs, 27 febbraio 2026


