lunedì 29 agosto 2016

Ogni donna che ha finalmente capito il suo valore, ha raccolto le valigie del suo orgoglio, è salita sul volo della libertà, ed è atterrata nella valle del cambiamento. (Shannon L. Alder)


 
 
 

IL RESPIRO DEL VIBURNO 

Mura di sillabe
a costruire l'edificio:
una prigione senza sbarre.
La chiave è mantra
a rimuginare i ricordi:
uno scioglilingua muto
per un assolo di voce.
Tu sei l'ingegnere
che ha tracciato il disegno
di questa dimora
che non voglio abitare.
Lo sguardo è altrove
là, dove le rondini gridano
la loro voglia di cielo:
migrazioni ostinate
su rotte di remiganti ali.
La stagione ha dell'inverno 
già il fiato nel respiro del viburno
che gonfia le sue gemme,
mentre la rosa abdica al vento
l'orgoglio di essere fiore.
 
 
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni 


 Testo protetto contro il plagio.
Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito.
 
 
 


Sinossi

Il componimento mette in scena il conflitto tra la costruzione intellettuale (l'edificio di parole, il progetto dell'altro) e l'urgenza vitale della natura. L'io lirico si sente prigioniero di una dimora fatta di sillabe e ricordi rimuginati come mantra, un'architettura relazionale o esistenziale firmata da un "ingegnere" esterno. La liberazione arriva attraverso lo sguardo che si volge all'esterno: prima seguendo il volo ostinato delle rondini, poi osservando la sapienza biologica del viburno e della rosa, che sanno quando è il momento di resistere e quando quello di arrendersi al ciclo del tempo.


Commento Critico: L'Ingegneria del Sé e la Resa della Natura

1. La prigione verbale L'incipit è folgorante: l'architettura non è di pietra, ma di "sillabe". Questo suggerisce che la prigione sia fatta di promesse, definizioni o forse di un linguaggio condiviso che è diventato una gabbia. L'uso della parola "mantra" per descrivere la chiave è magistrale: il ricordo non è solo conservato, è "rimuginato", ripetuto fino a diventare uno "scioglilingua muto". C'è un'ironia tragica nell'idea di un "assolo" che però non può essere udito.

2. L'Ingegnere e la Dimora La figura dell'ingegnere distanzia l'altro, lo rende un freddo progettista di una vita che l'io "non vuole abitare". È la descrizione perfetta di una relazione o di una condizione sociale che calza perfettamente a livello strutturale, ma che uccide lo spirito.

3. La forza dei Remiganti Lo sguardo evade verso l'alto. Le rondini non sono solo uccelli, sono "remiganti ali". Questo termine tecnico-poetico trasmette la fatica e la nobiltà dello spostamento. Le loro rotte sono sicure, in contrapposizione all'incertezza della dimora interiore.

4. Il Viburno e la Rosa: Due strategie di sopravvivenza Il finale è un capolavoro di osservazione naturalistica e simbolica:

  • Il Viburno: Rappresenta la resistenza. Mentre l'inverno arriva, lui "gonfia le gemme". È la vita che si prepara nel buio e nel freddo, una forza ostinata che non teme il gelo.

  • La Rosa: Rappresenta la suprema nobiltà della resa. "Abdica al vento" è un'espressione regale. La rosa non "muore", ma rinuncia al suo "orgoglio di essere fiore" per seguire il corso delle stagioni.


Questa poesia ha un ritmo perfetto. È un testo che parla di libertà e di accettazione del tempo.

Kairòs, 27 febbraio 2026