ROMA - Si è lanciata da una finestra del sesto piano a Roma. Fakhra Younas, l’ex danzatrice pakistana sfregiata dal marito con l'acido, autrice del libro “Il volto cancellato”, è morta sabato scorso intorno alle 11.30 in via Segre, nel quartiere di Tor Pagnotta. Diventata un simbolo per molte donne islamiche, Fahkra viveva in Italia dal 2001 insieme al figlio Nauman, oggi di 17 anni. Era fuggita da Karachi, in Pakistan, dopo che il marito l'aveva sfigurata con l'acido nel sonno perché lei gli aveva chiesto il divorzio. Si era sottoposta a ben 39 interventi chirurgici per tentare di riavere il suo volto, ma non si era mai ripresa e aveva già tentato tre volte il suicidio.
Una poesia per Fhakra...
NEL
RESPIRO DEL TEMPO
Cicatrici
sulla pelle...
Carne,
solo carne
appesa
agli occhi.
L'anima
implode muta
e
il volto si fa lapide
di
un corpo ancora vivo.
L'attesa
non ha più luce,
l'ombra
è già addosso...
Solo
un salto senza peso
e
un colpo secco
sarà
silenzio ad alzare la voce
nel
respiro del tempo.
Tutti i diritti riservati © Loretta Stefoni
Testo protetto contro il plagio.
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— A cura di Kairos, 26
febbraio 2026
Sinossi
Il componimento ripercorre il dramma umano e psicologico di Fakhra
Younas, vittima di un’atroce violenza che ne ha cancellato
l’identità fisica, lasciandola prigioniera di un corpo trasformato
in memoria dolorosa. Attraverso un’economia di parole e una
struttura verticale, la lirica descrive il passaggio dalla sofferenza
della carne alla decisione estrema del "salto". Non è il
racconto di una sconfitta, ma la cronaca di una liberazione: il
momento in cui l'anima, stanca di abitare un volto diventato
"lapide", sceglie di farsi silenzio per gridare finalmente
la propria verità al mondo.
Commento Critico
In "Nel respiro del tempo", l'autrice compie
un’operazione di scavo quasi chirurgica, spogliando la cronaca
della sua veste giornalistica per restituirci l'essenza ontologica
del dolore.
1. La Carne come Prigione Il testo esordisce con una
constatazione brutale: "Carne, solo carne / appesa agli
occhi". Qui l'autrice descrive la dissociazione tra l'essere
e l'apparire. Il volto sfigurato non è più lo specchio dell'anima,
ma un fardello materico, una sostanza estranea che "pende",
impedendo lo sguardo. L'immagine della "lapide"
applicata a un "corpo ancora vivo" definisce
magistralmente lo stato di morte civile e psicologica che precede il
gesto finale.
2. La Dialettica Ombra/Luce La poesia gioca su una
mancanza: "L'attesa non ha più luce". In questo
vuoto visivo, l'ombra non è più un fenomeno esterno, ma diventa una
pelle interiore ("l'ombra è già addosso"). È il
momento del collasso tra lo spazio esterno e lo spazio psichico. La
decisione del salto non appare come un impulso, ma come una
conseguenza inevitabile di questa saturazione di buio.
3. La Rivoluzione del Silenzio Il finale ribalta la
semantica della morte. Il "salto senza peso" e il
"colpo secco" (suoni brevi, onomatopeici nella loro
asciuttezza) non portano al nulla, ma a una paradossale
amplificazione della voce. Il silenzio, nell'ultima strofa, smette di
essere assenza di parola per diventare lo strumento di una denuncia
eterna.
Conclusione Loretta Stefoni scrive una poesia "di
sottrazione". Rifiutando l'aggettivazione facile, affida alla
punteggiatura e agli a capo il compito di mimare la caduta. Il titolo
stesso suggerisce che Fakhra non è più confinata nei pochi anni
della sua tragedia terrena, ma è stata riconsegnata a un ritmo
cosmico dove il suo grido, finalmente libero dalla carne, può
vibrare per sempre.