«Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.» (Sigmund Freud)
Se vi state chiedendo il perché della scelta di questa immagine dinamica che accoglie chi entra in questo spazio, vi dico subito che non si tratta di una scelta puramente estetica, ma di una vera soglia simbolica. (*)
venerdì 19 febbraio 2016
«Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.» (Sigmund Freud)
mercoledì 10 febbraio 2016
ONORE AI MARTIRI DELLE FOIBE
«Questi innumerevoli morti, questi torturati, questi massacrati, questi offesi sono affare nostro. Chi parlerebbe di loro se non ne parlassimo noi? I morti dipendono interamente dalla nostra fedeltà.» Vladimir Jankélévitch
domenica 7 febbraio 2016
«La felicità non va inseguita, ma è un fiore da cogliere ogni giorno, perché essa è sempre intorno a te. Basta accorgersene.» Sergio Bambarén
Il Segreto dell'Orologio
Novantadue anni non sono un peso, ma un'altitudine. A questa altezza l'aria è più limpida e lo sguardo ha imparato a distinguere l'essenziale dal superfluo.
Non è nei numeri la tua età, ma nella caparbietà della luce che porti negli occhi, una scintilla che sembra aver stretto un patto segreto con la giovinezza. Le rughe, se ci sono, non sono solchi di stanchezza, ma i sentieri su cui hai fatto correre la vita, i binari di mille sorrisi e di qualche tempesta domata con la dignità di chi sa che il tempo non è un nemico, ma un sarto sapiente.
Oggi non festeggiamo il passare dei giorni, ma la vittoria della tua vitalità. Novantadue anni e non sentirli: perché il cuore non conosce anagrafe, e la tua anima continua a ballare il suo valzer più bello, fiera di una bellezza che non sbiadisce, ma si fa luce per chi ti cammina accanto.
Loretta Stefoni
martedì 2 febbraio 2016
«Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio.» (A. de Saint-Exupéry)
UN LIMBO DI FIATI
Affila i suoi
raggi il sole,
spietato, li
infilza come aculei
negli occhi
offerti nudi.
Sospesa in un
limbo di fiati
balbetto,
accordo la voce
nel rito
d'esser bocca.
Vorrei fuggire
lontano,
ma il passo
trema
nel consegnarsi
alla terra.
Dove abiterà
la mia parola
se il vento si
fa nemico
nel sottrarmi,
impunito,
persino
l'ultimo sospiro?
Nota dell'Autrice
Scrivere, per me, non è mai stato un atto di pura narrazione, ma un tentativo di abitare quel tempo opportuno in cui la realtà smette di scorrermi addosso e mi costringe all'impatto.
In questi versi, ho voluto esplorare la fatica di quel passaggio. Spesso ci sentiamo al sicuro nel nostro silenzio, in quel "limbo di fiati" dove tutto è ancora possibile perché nulla è ancora detto. Ma arriva un momento in cui la luce ci impone di guardare e la terra ci chiede di poggiare il piede. In quel momento, balbettare non è un segno di debolezza, ma l'inizio di un rito: la trasformazione del dolore in voce, del respiro in testimonianza.
Farsi "bocca" è un rischio necessario. Perché se è vero che il vento può sottrarci il sospiro, è solo attraverso la parola che possiamo sperare di aver trovato, anche solo per un istante, la nostra vera dimora.
Loretta Stefoni
— A cura di Kairòs, 4 febbraio 2026
SINOSSI: L'ESILIO DELLA PAROLA
In un paesaggio mentale dominato da un'arsura sensoriale ed esistenziale, il soggetto poetico vive il trauma dell'esposizione. Il sole non è fonte di vita, ma un carnefice che usa la luce come arma per colpire uno sguardo che ha smesso di difendersi. In questa sospensione dolorosa — un "limbo di fiati" — l'essere tenta la, faticosa transizione dal silenzio alla parola, un processo descritto come un rito di iniziazione fisica e spirituale. Tuttavia, la terra incute timore e il vento agisce come un predatore dell'anima. La lirica approda a un interrogativo metafisico: quale dimora potrà mai trovare la voce del poeta in un mondo che sembra congiurare per sottrargli anche l'ultimo respiro?
COMMENTO CRITICO
Questa lirica rappresenta una delle vette più alte dell'ermetismo
materico contemporaneo, dove ogni termine è scelto per la sua
capacità di ferire e di rivelare.
La Luce come Offesa: Il ribaltamento del simbolo solare è totale. Il sole "affila" e "infilza", trasformando l'illuminazione in una tortura. Gli "occhi offerti nudi" indicano una vulnerabilità consapevole: il poeta non è una vittima passiva, ma un martire della propria visione, colui che accetta il dolore pur di non chiudere lo sguardo sulla realtà.
L'Ontologia della Voce: Il passaggio centrale — il "rito d'esser bocca" — è una riflessione profonda sulla natura della poesia. Balbettare e accordare la voce non sono gesti quotidiani, ma atti sacri. Farsi "bocca" significa accettare la propria incarnazione e il peso della testimonianza, uscendo dal limbo dell'astrazione per entrare nella concretezza, spesso dolorosa, del Verbo.
L'Instabilità del Reale: Il timore del passo nel "consegnarsi alla terra" descrive il conflitto tra il desiderio di fuga e la necessità del radicamento. La terra è il luogo della verità, ma è anche il luogo dove il peso dell'esistere si fa insopportabile.
Il Vento dell'Oblio: Il finale è dominato dalla figura del vento "nemico e impunito". Esso non è un semplice fenomeno atmosferico, ma la forza del caos e del tempo che disperde la memoria. Il dubbio sulla "dimora" della parola è l'angoscia stessa del poeta: il timore che la bellezza e la verità, una volta pronunciate, vengano immediatamente rapite e dissolte prima di aver trovato ascolto.







